Su Silvana de Mari spunta l'ombra della Santa Sede, mentre lei minaccia: «Se non cambiate il nome al Mario Mieli, ve la farò pagare»



Silvana De Mari ha lanciato un ultimatum: se il circolo Mario Mieli non verrà rinominato in virtù di come lei non abbia capito nulla dei suoi scritti, lei la farà pagare a tutti i gay e a tutte le lesbiche (presumibilmente attraverso un proseguo delle sue attività diffamatorie tra i seguaci di Adinolfi). È quindi una minaccia esplicita, violenta e direttache è stata pubblicata sul suo nuovo blog. Dice:

Fino a quando esisterà un circolo intitolato a Mario Mieli, vorrà dire che la protervia e la prepotenza saranno totali. Non intendo tollerare che un circolo sovvenzionato con denaro pubblico inneggi a pedofilia, necrofilia e coprofagia.
Una minoranza ha il diritto di essere tutelata a patto che rispetti i requisiti minimi della maggioranza che la accoglie. Noi non amiamo coprofagia, necrofilia e soprattutto pedofilia. Non amiamo chi ne parla. Siamo borghesi, bigotti, incivili e cattolici sì, fieri di esserlo. Non tolleriamo più nessuno che osi venire a civilizzarci. Tra l’altro non c’è niente da fare, tempo perso. Quindi se quel circolo cambia nome e lo intitolate a qualcuno che non mangi i suoi escrementi e quelli del suo cane crudi e sconditi, non escludiamo si possano trovare dei toni meno crudi.
Se il nome di Mario Mieli resta, signori, è bene che lo sappiate, siamo solo all’inizio.

L'intimidazione è dunque esplicita, volta a promettere ingiurie e menzogne che possano alimentare la violenza contro un intero gruppo sociale (si pensi anche solo a come la signora promuova quelle fantomatiche "terapie riparative" che potrebbero anche spingere alla morte gli adolescenti che ne fossero vittima). Stando a quanto lei stessa ha dichiarato, tutto ciò non sarebbe altro che una sua vendetta contro i gay del Cassero di Bologna e una serata in discoteca di due anni fa che lei non ha gradito (raccontando anche come la timeline per il suo progetto di «eliminazione dei movimenti gay» scadrà tra cinque giorni).

Ma un altro aspetto appare interessante. Se la signora De Mari pare aver finito le sue cartucce nel continuare a parlare di feci ed escrementi, interessante sarebbe capire chi ci sia realmente dietro alla sua figura. Si sa che ha lavorato per Adinolfi, che Luca Di Tolve e Giorgio Ponte sono suoi fedelissimi adepti, così come sappiamo che Gianfranco Amato è il suo avvocato. Ma che altro?
Nel suo nuovo sito che si può osservare un particolare interessante. Il codice della pagina ci mostra come la donna abbia scelto di usare Google Analytics per conteggiare quante persona visitino quelle pagine, tracciandole mediante l'id "UA-12738552-23".
Per comprendere la questione è necessario comprendere cosa significhi quel codice. I trattini lo dividono in tre parti: il prefisso "UA" è sempre presente, il secondo numero è un id univoco associato ad un singolo account e il terzo è un numero progressivo che conta quanti siti siano stati creati attraverso quell'account. In altre parole, quello della De Mari è il 23° sito creato da un utente che ha la proprietà dell'account 12738552.
Se l'elenco completo dei siti associati ad un id è noto solo al proprietario dei quell'account, a tentoni si può provare a indovinare quali altri siti siano legati alla medesima persona. Ed è così che si scopre facilmente come lo stesso id venga utilizzato per tracciare il sito di Gianfranco Amato (UA-12738552-15) e il sito della commissione "scientifica" anti-gay fondata da Massimo Gandolfini (UA-12738552-12). Risalente al 2009 è invece il sito dedicato a Agostino Trapè (UA-12738552-5), ossia un defunto accademico legato a quella stessa Pontificia Università Lateranense che spesso appare assai ricorrente nella promozione dell'omofobia e dell'intolleranza.
Ed ancora, la ricerca può portarci a scoprire che il primo di quei siti, quello per cui è stato aperto l'account. Si tratta di un certo Augustinus.it (UA-12738552-1) che risulta di proprietà della Nuova Biblioteca Agostiniana presso l'Istituto Patristico Augustinianum, un'istituzione universitaria dipendente dalla Santa Sede e aggregata alla Pontificia Università Lateranense, ossia quella in cui Gianfranco Amato e Mario Adinolfi vengono chiamati per insegnare la loro ideologia del disprezzo agli studenti.
Il fatto che tutti quei siti siano tracciati da un singolo account non è solo fonte di preoccupazione per l'accomunanza che li lega, ma ci mostra anche che un singolo individuo è in grado di il traffico di un intero network dell'odio in modo da poter individuare quali tematiche funzionino meglio, quali parole vengano cercate su Internet e quali strategie di marketing possano essere sfruttate per cercare di indottrinare il maggior numero possibile di persone. E data l'origine del tracciamento, ci sarebbe da domandarsi quanto ne sappia la Santa Sede sul fatto che un loro account viene usato per tracciare gli insulti di una donna che va in giro a dire che i gay mangerebbero gli escrementi o che l'omosessualità non esista?
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