Tommaso Scandroglio deride la comunità lgbt: «La vagina delle lesbiche non tollera sguardi omofobici e i bimbi non nascono dai rapporti anali»



Forse a corto di argomentazioni, è attraverso la più becera e la più violenta derisione della vita altrui che Tommaso Scandroglio si è scagliato con inaudita ferocia contro un vademecum che invita i medici a rispettare l'orientamento sessuale e l'identità dei pazienti.
I toni canzonatori appaiono evidenti sin dal titolo ("Le corsie degli ospedali si tingono di arcobaleno") e si protraggono per l'intero articolo attraverso frasi estrapolate, ricodificate e tagliuzzate al fine di sostenere che tutto ciò che riguardi i gay sia una buffonata. E sin dalle prime righe Scandroglio premette che quel documento debba essere inteso come un «vademecum per operatori sanitari al fine di convertirli alla teoria del gender» e spergiura che la tolleranza e il rispetto debbano essere visti come una tifoseria. La sua opinione, infatti, è che il solo fatto di collaborare con dei gay per definire le regole che li riguardano sia come «chiedere ad un club di interisti quale è la migliore squadra italiana. La risposta è scontata».
Peccato che lo stesso si potrebbe dire di lui: un uomo che parla, comunica e collabora solo con chi ha le sue stesse idee nella speranza id poter raccogliere proseliti che seminino odio contro le persone che da anni risultano vittima della sua feroce persecuzione...

Riguardo al contenuto, Scandroglio non ne esplicita mai il senso ma propone solo una serie di affermazioni rigorosamente seguite da battutine e derisioni. Scrive:

Dopo il solito fervorino sul dovere di non discriminare le persone omosessuali e transessuali (3-9) e dopo aver tacciato la società italiana di essere molto maschilista (sic) (13), ecco esplicitare la quintessenza della teoria del gender in due punti. Primo: l’essere biologicamente maschi e comportarsi da uomini è un costrutto sociale, una moda dei tempi, non certo un dato di diritto naturale (13). La scienza ha posto anche il suo sigillo a questa teoria decretando l’esistenza dello “human continuum, o identità fluide” (14). Tra le personalità di spicco per validare questo assunto si cita anche il famigerato entomologo Alfred Kinsey, favorevole alla pedofilia (14). Secondo: l’orientamento sessuale non è una scelta (evidentemente l’omosessualità questa sì è un dato di natura immodificabile e non un costrutto sociale-psicologico) e dunque non assecondarlo provoca effetti negativi (14). Tentare di modificarlo con l’accompagnamento psicologico è pratica antiscientifica; ovviamente tutti gli orientamenti sessuali sono normali (14).
Segue la spiegazione dell’acronimo LGBTIAQ, codice fiscale del mondo arcobaleno (17). Si appunta inoltre che “le ricerche scientifiche […] confermano che gli ambienti domestici forniti da genitori omosessuali hanno le stesse probabilità di supportare e realizzare lo sviluppo psicosociale dei figli” (17). Rimandiamo ai seguenti articoli per una replica a questa tesi qui e qui.

I due ultimi riferimento sono ovviamente ad altrettanti articoli de la Nuova Bussola Quotidiana, volti a sostenere che tutti i ricercatori siano dei perfetti idioti dato che è evidente che un bambino possa crescere sano solo se vede suo padre che infila il pene all'interno di una vagina (e pare che non importi troppo se sia quello della madre).

Con toni sempre più canzonatori, l'integralista aggiunge:

Il vademecum poi prosegue individuando nell’eterosessualità intesa come unica condizione naturale per l’uomo la causa delle discriminazioni subite da persone omosessuali e transessuali: l’ “‘eteronormatività’ che è alla base di tutte le forme di discriminazione di orientamenti sessuali diversi da quello ‘solo eterosessuale’ in senso tradizionale ed è configurata in una visione del mondo che considera come naturale solo l’eterosessualità” (20). L’eteronormatività porta all’eterosessismo che conduce alla omonegatività e dunque alla fobia per omo e transessuali (20). In questa selva di neologismi indispensabili per descrivere un mondo che esiste solo nella testa degli ideologi gay, si sottolinea che tutto questo genera la cosiddetta “omofobia interiorizzata”: la persona omo o transessuale è infelice non a motivo della propria condizione ma per il fatto di essere discriminata (22-23). Falso, sia perché il numero di denunce per presunti atti discriminatori è infinitamente inferiore rispetto al numero di soggetti omosessuali e transessuali che accusano problemi psicologici, sia perché questi stessi disturbi si presentano in ambienti fortemente inclusivi ove gay e trans vivono, sia perché i gruppi sociali realmente discriminati non presentano tali disagi psicologici.

La tesi che afferma con così tanta sicurezza è in realtà una tesi concepita del mondo integralista e rigettata dal mondo accademico, spesso finalizzata a giustificare qualunque forma di violenza attraverso la negazione delle conseguenze. Peccato che basterebbe anche solo un po' di buonsenso per poter comprendere che il vivere tollerati e l'essere perseguitati non siano proprio la stessa cosa..

Sempre raccontando una verità alterata che possa incitare i suoi lettori a deridere un documento sanitario, l'integralista aggiunge:

Primo: cari medici chiedete pure l’orientamento sessuale del paziente altrimenti è segno discriminatorio (26). Così se lo chiederete prima di un intervento di appendicectomia state pur certi che finirete in tribunale perché non avete rispettato la privacy dal paziente che si sarà sentito discriminato da una domanda che, di massima, non c’entra nulla con la sua appendice infiammata. In secondo luogo “occorre fare attenzione a porre domande che presuppongano il dare per scontato l’eterosessualità (ad esempio ‘è sposato/a?’) o riferimenti a mariti o mogli” (27). Quindi bene chiedere se il paziente è omosessuale, male chiedere se è sposato. In terzo luogo se una donna lesbica si reca da un ginecologo perché aspetta un bambino avuto tramite eterologa, guai ad accennare alla figura del padre (31). Comprensibile poi che la donna in questione rifugga da qualsivoglia visita ginecologica “per evitare di incorrere nello sguardo […] omofobico” (sic) del medico (31). Detto in termini più veristi, la vagina delle lesbiche non tollera sguardi omofobici.

E se dopo aver insultato la vagina delle lesbiche, il sito ciellino passa alla derisione dell'omogenitorialità:

Quarto punto che riguarda la cosiddetta “omogenitorialità”. Dopo essersi lamentati che il/la compagno/a non genitore biologico del minore non ha diritti in ambito clinico-decisionale – e perché dovrebbe averli dato che giuridicamente non è genitore? - si consiglia disinvoltura ai medici eteronormativi: “quando in ambulatorio si presenta un neonato o un/a bambino/a con due genitori dello stesso sesso è auspicabile un’accoglienza senza riserve e con la stessa disinvoltura riservata alle altre coppie di genitori” (32).

Lamentando che un medico "cattolico" non possa dire ad un bambino che non si è disposti ad accettare i suoi genitori, magari denigrandoli e insultandoli pure, afferma:

Quinto: si elencano una serie di asserzioni vietate. Nel vademecum si legge infatti: “ecco l’elenco dei pregiudizi e credenze omofobiche più frequenti che i professionisti dovrebbero evitare quando hanno in cura un minore con genitori omosessuali: i figli devono avere una mamma e un papà”. Se non è rivoluzione antropologica questa cosa è? “Una coppia omosessuale che desidera un figlio non ha fatto i conti con i limiti che la sua condizione gli impone”: maledetta madre natura omofobica che non fa nascere bambini dai rapporti anali. “Le lesbiche e i gay non sono in grado di crescere un figlio; le lesbiche sono meno materne delle altre donne; le relazioni omosessuali sono meno stabili di quelle eterosessuali e quindi non offrono garanzia di continuità familiare; i figli di persone omosessuali diventano più facilmente omosessuali” (32). Tutte asserzioni invece che discendono da molteplici studi scientifici.

Ed è sempre deridendo le famiglia altrui nella sua totale convinzione di essere più ariano degli altri in virtù di come ami penetrare la vagina delle donne, aggiunge:

Di contro i medici devono essere consapevoli che “i ruoli genitoriali non devono considerarsi ancorati al genere dei genitori” (un maschio ad es. può fare il mammo); “la cosiddetta ‘famiglia tradizionale’ è lungi dall'essere l'unica possibile, poiché il dispositivo (sic) familiare è stato oggetto di mutazione e ridefinizioni continue nel tempo; dal confronto tra genitori omo ed eterosessuali non sono emerse differenze per quanto concerne le capacità genitoriali, il concetto di sé e il benessere psicologico; non esistono ricerche in grado di dimostrare difetti specifici nella continuità e durata delle coppie gay o lesbiche; i percorsi di sviluppo e l'adattamento psicologico dei figli cresciuti da genitori omosessuali sono del tutto sovrapponibili a quelli mostrati da figli cresciuti da genitori eterosessuali; l'omosessualità è una condizione entro cui la genitorialità può essere pienamente esercitata; i fattori di rischio non risiedono nell'essere genitori omosessuali, ma nei pregiudizi sociali sugli omosessuali” (32). La replica a queste affermazioni può essere rinvenuta negli articoli prima citati.

Incomprensibile è come si possa scrivere roba simile e trovare ancora il coraggio di guardarsi allo specchio. Ancor più perché la domanda è sempre la stessa: cosa mai rischia di cambiare nella sua vita se i medici dovessero ad essere più sensibili sulle necessità altrui? Vuole dire al medico che lui fa sesso solo con donne? Lo dica pure, ma non pretenda che il medico insulti chi non dovesse fare altrettanto.
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