Un anno fa un milione in piazza per Svegliatitalia. Arcigay: «Quella mobilitazione è ancora viva e chiede diritti»



«Un anno fa un milione di persone, in oltre cento città italiane e in alcune capitali straniere, scendevano in piazza al grido "Svegliati Italia!", per indicare al Parlamento, impegnato in quelle settimane nella discussione della legge sulle unioni civili, il traguardo dell'uguaglianza per tutte e tutti». Lo ricorda Gabriele Piazzoni, Segretario nazionale di Arcigay. «Quella mobilitazione, lanciata da una coalizione ampia di associazioni lgbti, ci ha consegnato la testimonianza di un Paese che non vuole rimanere indietro, che è convinto che un diritto in più sia una ricchezza per tutte e tutti. Da Aosta a Ragusa da Cagliari a Venezia e da Londra, da Copenhagen, da Berlino, da Boston, ci è giunto il segnale evidente di una presa di parola collettiva e straordinaria, che non si è esaurita in quella giornata né si è data sconfitta, nelle settimane successive, dinanzi agli stralci e alle approssimazioni che la legge sulle unioni civili ha subito in sede di approvazione. Oggi vogliamo celebrare questo anniversario, vogliamo festeggiare ogni diritto che lottando abbiamo conquistato e viverci fino in fondo la soddisfazione di tutte quelle persone che grazie a quella battaglia oggi possono avere una vita diversa, migliore. Ma soprattutto vogliamo celebrare quella mobilitazione perché è ancora viva, perché si è posta come meta ogni diritto che ancora manca. Chiediamo quindi che si proceda alla riforma delle legge sulle adozioni, com'era stato garantito. E che si apra la discussione sul matrimonio egualitario. Allo stesso modo è urgente che si legiferi contro omofobia e transfobia e più in generale che si rendano efficaci le norme volte a contrastare crimini e parole d'odio, in un Paese che di odio si sta ammalando. Ed è proprio su questo fronte che l'Italia deve rimanere sveglia, pronta a mobiltarsi e a portare in piazza il prorio rifiuto verso un modello che emargina e opprime non solo le persone lgbti, ma anche le donne, le persone migranti, le minoranze etniche e religiose, le persone diversamente abili, le persone povere, gli anziani. Ogni occasione è utile e va colta per ribadire l'orizzonte dei diritti, a partire dal prossimo 8 marzo in occasione dello sciopero nazionale delle donne, ennesimo atto di ribellione contro una violenza di genere dilagante che aggiorna quasi quotidianamente l'elenco dei femminicidi. E ancora torneremo nelle piazze per la stagione dei Pride, quest'anno ancora più ricca e necessaria. C'è una parte di Paese, ampia e battagliera, che ha sete di diritti e che la politica ha il dovere di ascoltare».

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