Un parroco attacca Regione Liguria: «Lo sportello antigender è caccia alle streghe».



Siamo in un'epoca in cui un sacerdote che afferma una evidenza fa notizia. Don Giulio Mignani, un parroco di Bonassola, è finito sulle pagine dei giornali per aver affermato ciò che appare un'evidenza, ossia che lo sportello "antigender" voluto dalla giunta ligure di Toti abbia precise intenzioni propagandistiche e un'inutilità pressoché nulla.
«Se un'istituzione pubblica aprisse, ad esempio, uno "sportello anti-draghi", non creerebbe nelle persone la preoccupazione che i draghi esistano veramente?», osserva il sacerdote.
Mignani osserva anche come «dietro a questa nuova caccia alle streghe vi è l'idea sbagliata (ma purtroppo diffusissima e quasi normale nel mio ambiente ecclesiale) che sia la Chiesa a possedere la verità e quindi a poter indicare, nel caso in questione, quale sia il modello "vero" di famiglia e quale quello sbagliato», notando poi come «in realtà non esiste nessun tentativo di eliminare la famiglia nella sua forma fino ad ora riconosciuta, nessun desiderio di eliminare le differenze di genere. Si tratta semplicemente di riconoscere anche altre forme possibili di famiglia, di promuovere il rispetto verso tutte le persone, l'educare a rispettare le differenze e il combattere, questo sì, contro l'omofobia».

Immancabile è stata la reazione violenta dell'integralismo cattolico, poco incline ad accettare che qualcuno possa osare mettere in discussione il loro pensiero unico e la loro convinzione che di essere "più ariani" degli altri in virtù della destinazione delle loro eiaculazioni.
In un articolo di inaudita violenza, l'associazione Famiglia Domani ha lanciato pesanti insulti contro il sacerdote, ormai divenuto inutile alla loro convenienza politica e alla loro promozione dell'intolleranza. Affermano che «il giovane prete ha esternato palesemente la sua opinione a favore dell’omosessualità, criticando lo sportello anti-gender voluto da Toti per la Regione Liguria»: Interessante è come la loro sbadataggine li abbia portati ad asserire ciò che hanno sempre negato, ossia che quel fantomatico "gender" che riempie la loro bocca non sia altro che invenzione creata per attaccare i gay in quanto tali.
Sempre con toni diffamatori e violenti, asseriscono anche che «don Mignani rivela pure, e senza pudore, di aver partecipato ad una “unione civile” di due persone dello stesso sesso, evidentemente dimenticando che questo costituisce un gravissimo peccato: non solo perché è vietato dalla Chiesa partecipare ad unioni contratte “civilmente”, ma ancor più perché queste rientrano fra le unioni sodomite che oltraggiano sfacciatamente il Matrimonio cattolico».
E dopo essersi lamentato che il vescovo non abbia punito il sacerdote (e sottolineata come l'unica reazione da loro apprezzata sia quella di Fratelli d'Italia, giusto per indicare chi devono votare i loro cattolicissimi lettori), quella stessa gente che difende gli insulti di Silvana de Mari sostenendo che sia un'opinione, dinnanzi al sacerdote affermano: «Un’opinione certo. Ma una di quella opinioni che recano grande danno alla società oltre che grave scandalo ai fedeli che lui sarebbe invece chiamato a guidare verso la Verità. Ovviamente in tempi normali tali affermazioni non sarebbero rimaste impunite dal punto di vista canonico; d'altronde non c’è però di che meravigliarsi vista la “primavera” non solo mondiale ma anche ecclesiastica verso cui ogni giorno, sempre più, ci dirigiamo catastroficamente».
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