Unioni Civili. Approvati i decreti attuativi definitivi



«L'approvazione dei tre decreti attuativi della legge sulle unioni civili sancisce definitivamente l'ingresso di questo istituto nel nostro ordinamento». È quanto dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, dopo la furma dei decreti attuativi definitivi da parte del Consiglio dei Ministri.
«La notizia ci rallegra -prosegue Piazzoni- rappresenta un momento importante della storia del nostro Paese. Già nel semestre trascorso dall'approvazione della legge, abbiamo osservato i segnali di un cambiamento da tanti anni atteso: le persone gay e lesbiche, in ogni parte del Paese, hanno portato le loro storie e le loro relazioni sul piano del riconoscimento pubblico. Attraverso la visibilità di tutte queste coppie si afferma una cultura nuova, contraria a quella che legittima crimini e parole d'odio e che di quest'ultima è il vero antidoto. Per decenni osserveremo e scopriremo i benefici di questo importante passo avanti. Inoltre, non possiamo non sottolineare il sollievo di veder risolta nei decreti attuativi approvati la questione delle persone gay e lesbiche provenienti da Paesi che non riconoscono o che peggio ancora perseguitano e puniscono l'omosessualità. Queste persone non dovranno più chiedere il "via libera" del Paese d'origine per unirsi civilmente in Italia e sono perciò libere finalmente dall'influenza dei tiranni omofobi. L'entusiasmo non deve però farci dimenticare che il bicchiere è pieno solo per metà. Anzi: gli stessi decreti attuativi in alcuni aspetti ci ricordano che l'uguaglianza non è ancora raggiunta. Lo fanno ad esempio quando istituiscono per le unioni civili registri diversi e distinti da quelli utilizzati per il matrimonio. E lo fanno anche quando fanno riferimento allo scioglimento del matrimonio nel caso in cui in una coppia eterosessuale uno dei partner decida di intraprendere una transizione per la riattribuzione del sesso. Un passaggio particolarmente odioso, non solo perché insiste su storie reali ma anche perché ci ricorda una battaglia particolare, quella di Alessandra Bernaroli e di sua moglie, che sono arrivate fino alla Corte Costituzionale per rivendicare il diritto a rimanere sposate nonostante la transizione di Alessandra. L'Alta Corte aveva riconosciuto loro quel diritto, sollecitando il legislatore a dirimere la materia. Quella sentenza è stata importante a determinare il percorso legislativo ed è amaro pensare che proprio chi si fece carico di quella battaglia oggi si veda togliere simbolicamente quello per cui aveva lottato. Infine c'è la questione dei bambini, dei figli e delle figlie delle persone lgbt, esclusi dalla legge nell'ultimo miglio della discussione parlamentare. Quello stralcio fu accompagnato da promesse che attendono di essere mantenute: perciò richiamiamo i parlamentari a sbloccare l'iter di riforma della legge sulle adozioni, per dare giustizia a bambini e bambine che lo Stato sceglie oggi di trattare come mezzi orfani. Aver escluso i bambini dalla legge è una responsabilità di cui occorre farsi carico concretamente e in tempi brevi. Nell'indicare quanto ancora manca non vogliamo però dimenticarci di esprimere gratiitudine a tutte le persone che, nelle diverse generazioni che si sono susseguite, nella società e nelle aule parlamentari hanno lottato per raggiungere questo risultato. A loro dedichiamo il nostro abbraccio e il nostro grazie».
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