Adinolfi pronto a elemosinare una riappacificazione con Gandolfini



Probabilmente non gli basterà alterare i numeri o esibire i propri figli come oggetti di propaganda elettorale per uscire dall'impasse dell'irrilevanza in cui il loro partito è precipitato. Assai più abili nella propaganda che nella politica, Gianfranco Amato e Mario Adinolfi cercano di convincere i loro proseliti a finanziarli in cambio di una promessa assai ambiziosa: dicono che il loro partitino otterrà il 30% di voti alle amministrative. Un traguardo assai ambizioso per chi non è riuscito ad andare oltre allo 0,6% alle amministrative nonostante un tentativo di fuga che potesse permettere loro di sfruttare proprio vantaggio la visibilità mediatica del family day e nonostante le centinaia di apparizioni televisive del loro leader.
Ma a mostrarsci una situazione ancor più disperata sono le cifre che loro stessi dichiarano: affermano che il loro raduno nazionale abbia riempire i 760 posti del teatro che li ha ospitati, ma poi promettono la candidatura di 945 nominativi per Camera e Senato (ossia 185 nomi in più di quanti non siano riusciti a racimolare a Roma).
Non pare un buon segno neppure come i loro ideologi siano impegnati a lanciare commenti stizziti volte a far credere che le destre italiane li temono. Il cassiere di Amato arriva persino a spergiurare che Salvini e la Meloni sarebbero «ossessionati da noi» al punto di voler copiare i loro colori e i loro motti perché temono la disfatta. Ma simili affermazioni paiono solo mettere in luce quanto astio provino verso quel Gandolfini che era nella piazza delle destre e non con loro, divenendo di fatto un ostacolo ai loro progetti per lo sfruttamento dell'omofobia a fini di guadagno personale.

Una lotta per il potere tra le varie fazioni dell'integralismo cattolico era evidente da tempo, ma ormai siamo passati ad una fase in cui le reciproche accuse vengono rese pubbliche. Il 22 gennaio scorso Massimo Gandolfini attaccò il partitino di Adinolfi dicendo: «È assurdo pensare a un partito unico dei cattolici come ai tempi della DC ed è impensabile anche una sorta di rappacificazione con il PDF sulla base di valori comuni, perché il PDF ha una strategia politica che noi non condividiamo». Frasi a cui Adinolfi ha risposto il 28 gennaio bollando come «errore politico strutturale» la scelta di Gandolfini di delegare «ai vecchi partiti del centrodestra la rappresentanza delle proprie istanze». Per farla breve, Adinolfi vuole una poltrona dopo vent'anni di sconfitte alle urne. Gandolfini, invece, preferisce fare lobbying e cercare di fare pressioni politica senza correre il rischio che le urne svelino gli irrisori numeri che lui rappresenta.

Se lo scisma pare imminente, pare anche che la loro conta dei numeri non gli abbia restituito le cifre che avrebbero voluto. In caso contrario non si spiegherebbe perché mai il giornale di Adinolfi risulti pieno di articoli scritti dai suoi fedelissimi in cui si sostiene la necessità di ottenere un pieno riconoscimento da parte di Gandolfini o del perché Adinolfi abbia lanciato una campagna sui social in cui parla di sé stesso in terza persona nel dedicarsi appelli in cui auspica una sua riappacificazione con Gandolfini.
Ma quando un tizio va in giro a chiedere soldi in cambio della promessa di un 30% di voti alle amministrative, pare evidente che non possa poi cospargersi la testa di cenere dinnanzi ad un altro leader che potrebbe soffiargli quella fonte di reddito. Ed è forse quella l'ottica in cui si è pensato ad una campagna in cui lui non chiede nulla a nessuno, ma sono degli imprecisati "loro" a pregarlo di perdonare il tradimento di quel Gandolfini che non ha compreso che lui debba essere visto come il più meritevole fra i meritevoli e il più cristiano tra i cristiani. Ma, forse, siamo solo dinnanzi ad un uomo disperato che non sa più come cercare di impedire che il suo ennesimo progetto politico si trasformi ancora una volta in un clamoroso flop.
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