Anche il Butac sbugiarda il linciaggio delle Iene: «Un servizio giornalistico fatto coi piedi»



Anche il Butac si è interessato al linciaggio mediatico ordito dalle Iene in collaborazione con l'integralista Mario Adinolfi. Un servizio che ha bloccato una lunga serie di progetti contro la discriminazione e che rischia di esporre ad abusi e violenze vittime del sensazionalismo ricercato da Filippo Roma con immagini decontestualizzate volte a demonizzare il sesso tra persone dello stesso sesso.
L'autorevole sito anti-bufale spiega come si sia dinnanzi ad un «caso di servizio giornalistico fatto coi piedi» e raccontano:

La storia è semplice, le Iene su segnalazione anonima (amo questi “informatori” che non ci mettono mai la faccia) hanno fatto verifiche in un club gay dove sembra che si pratichi anche la prostituzione. Il suddetto club è associato a un’Associazione senza fini di lucro che riceve un finanziamento dall’UNAR.
Quindi le Iene disgustate da quanto avevano visto hanno denunciato la cosa al presidente UNAR, che al momento si è dimesso, dichiarandosi schifato dalla macchina del fango televisiva.
E non ha tutti i torti. Le Iene hanno sicuramente raccontato la storia che volevano, ma come sempre senza alcun approfondimento, gettando discredito su una parte importante del dipartimento per le pari opportunità.

Si spiega così che l'Unar è l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e che è importante «combattere le discriminazioni è sempre importante, specie se siamo in un momento di emergenza profughi e dall’altra parte abbiamo partiti che fanno leva proprio sul razzismo per raccattare voti indignati».
Spiegando poi come l'ente «devolve soldi a progetti di vario genere, tutti però devono essere approvati dall’ufficio stesso e devono sottostare a determinati criteri di valutazione», aggiungono:

A dicembre 2016 viene definita la lista delle associazioni che hanno diritto a dei fondi per finanziare i progetti presentati, tra le altre c’è anche ANDDOS, Associazione Nazionale Contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale, che ha diritto ad un fondo di 55.560 euro, non il baule del tesoro. 55mila euro, una minuscola goccia nel vaso dei finanziamenti pubblici. Il totale dei finanziamenti attribuiti con il bando è di quasi 1 milione di euro. Ma se guardiamo le reazioni di alcuni politici sembra che si stia parlando di cifre abnormi e spropositate. Sia chiaro, anche un solo euro di finanziamento che andasse a finanziare la prostituzione è sbagliato, se la stessa non è regolamentata.
Ma davvero questi soldi andavano a finanziare locali gay dove viene praticata la prostituzione? La risposta non era difficile darla fin da subito, ma evidentemente alle Iene importava poco informare il pubblico nella maniera corretta. ANDDOS con i soldi che dovrebbe ricevere (no, i soldini sono stati attribuiti solo a dicembre e oggi non ancora distribuiti) aveva messo in cantiere un progetto specifico. Non se li mettevano in tasca e chi s’è visto s’è visto. E non è che i club affiliati ANDDOS siano di proprietà della stessa associazione, sono solo affiliati.

Riguardo al bieco tentativo di demonizzare l'omosessualità come causa di ogni male e come orientamento da epurare attraverso campi di sterminio, l'autore dell'articolo osserva:

Possiamo tutti mettere le mani sul fuoco di cosa si faccia in tutti i circoli italiani, che siano ARCI, UISP o altre sigle? Io ho il chiaro ricordo (e volendo prove fotografiche) che in un circolo UISP bolognese, negli anni ’90, ogni mercoledì veniva fatta lap dance sul bancone del locale, cosa che non credo potessimo inquadrare nelle “attività sportive” all’epoca (oggi vedo corsi di lap dance in palestra quindi tutto è possibile). Ma sono sicuro che la dirigenza UISP non sapesse nulla, avremmo potuto denunciarli per sfruttamento del corpo femminile? No, sarebbe stata una sciocchezza, loro non ne avevano colpa, l’unico demente era il titolare del locale (insieme alla moglie) che aveva sfruttato un buco legislativo per metter su un locale per universitari arrapati. Tutto qui.

A quel punto si osserva l'ovvio, anche se quell'evidenza pare sfuggire a chi sta cavalcando la disinformazione per chiedere l'istituzione di omofobia e razzismo:

Sia chiaro, è giustissimo investigare su chi sfrutti la prostituzione, ma non credo che si possa puntare il dito contro UNAR, o anche la stessa ANDDOS; è compito dei primi valutare la bontà dei progetti che ricevono, è compito dei secondi essere trasparenti su come vengono usati i finanziamenti ricevuti. Ma la cosa finisce li, se un club pratica la prostituzione non è con UNAR o ANDDOS che dobbiamo lamentarci ma con la Polizia e magari la Guardia di finanza. Che invece si attacchino le due realtà antidiscriminazione è sciocco. Lo si fa per sensazionalizzare, lo si fa per indignare, per dare a intendere al cittadino che lo si sta “tutelando” denunciando magagne. Ma in questo caso la si è fatta proprio fuori dal vaso. Si sono fatte accuse pesanti verso un soggetto che si è dimesso, senza che lo stesso avesse la benché minima colpa. La macchina del fango si è messa in moto e nessuno ha intenzione di fermarla. Interrogazioni parlamentari, denunce, tutto per un finanziamento a un progetto (che nulla ha a che vedere con i club gay) di 55mila euro. Lo sapete che 10 minuti di tempo perso in parlamento ci costano ben più di quei 55mila euro?
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