Arriva lo sciacallaggio di Amato sulla vicenda dell'avvocato Paevese: è colpa della Cirinnà se un gay si è finto etero e sposato



Nel contesto della sua incessante campagna di promozione dell'odio contro un intero gruppo sociale, pareva inevitabile che Gianfranco Amato avrebbe cercato di sfruttare a suo vantaggio la vicenda dell'avvocato pavese che risultava padre di un bambino biologicamente non suo. Ovviamente Amato racconta ai suoi proseliti che qualunque azione sia commessa da un gay debba essere ritenuta una "colpa" da attribuire ad un intero gruppo sociale, forse sapendo come sia stato un simile atteggiamento a permettere ai nazisti l'apertura di centri di sterminio.

In considerazione di come l'obiettivo di Amato sia  sempre e solo un atto politico, non c'è da stupirsi de già nel titolo suo articolo lo si trova pronto a cercare di creare un inesistente riferimento alla legge Cirinnà con il suo asserire: «Pavia: fatta la legge, comprato il bambino».
E se non si capisce perché mai le unioni civili dovrebbero avere un qualcosa a che fare con un uomo che si è finto etero e che ha sposato una donna secondo i dettami di Santa Romana Chiesa, l'intendo di aggredire i gay in quanto gay diviene evidente nel sottotitoli: «Il desiderio di genitorialità delle coppie omosessuali non conosce confini. Neppure quelli del codice penale».
In realtà il codice penale avrebbe da ridire anche su molti figli nati da coppie eterosessuali, ma Amato pare voler mettere da parte quella realtà per ostentare come il suo giudizio sia selettivo ed orientato solo ed unicamente a recare danno a quelle persone che perseguita da anni.

Ricorrendo a termini come "contronatura" o "sterili per natura", è con un fare da bullo omofibico che il signor Anato incalza:

L’ultima frontiera della sfida contro la natura arriva da Pavia. Un avvocato gay trentottenne e il suo partner, non volendosi rassegnare all’irrefragabile fatto di essere una “coppia” sterile per natura, hanno escogitato un machiavellico “intrigue a trois” per procurarsi un figlio.

Pare evidente che già le premesse risultino ideologiche dato che una coppia gay è sterile tanto quanto Gandolfini, con l'unica differenza che a lui è stata data in adozione una qualche manciata di bambini solo perché ha dichiarato di provare molta attrazione per le tette della moglie. E magari si potrebbe anche far notare al signor Amato che lo sperma di un gay è fecondo tanto quanto quello di un etero (e forse più di quello di Gandolfini, dato che la sua unione è per sua stesa ammissione completamente sterile).

L'articolo passa così a ricostruire con morbosità l'accaduto, spergiurando anche ciò che i magistrati saranno chiamati a verificare:

Siamo oltre l’ormai banale pratica dell’utero in affitto. La ricetta escogitata dal legale pavese è la seguente: ci si procura una ragazza incinta, possibilmente non italiana (nel caso specifico si trattava di un’albanese), la si sposa, e le si danno settantamila euro quale benservito. La ragazza toglie il disturbo tornandosene in Albania, l’omosessuale si tiene il figlio non suo.

L'articolo passa così ad affermare che il piano sarebbe tranquillamente funzionato se a compierlo fosse stato eterosessuale, ma fortunatamente la coppia era gay e quindi era vittima di pettegolezzi:

L’intrigo sarebbe funzionato – e, ahimè, chissà in quanti casi già oggi funziona – se non fosse stato per alcune mosse incaute del nostro legale. Un eccesso di sicurezza o una mancanza di lucidità dovuta al coinvolgimento emotivo. Sta di fatto che l’hanno beccato. Dove ha sbagliato? Prima di tutto Pavia non è New York. Tutti sapevano nella cittadina lombarda della sua omosessualità, ma era soprattutto noto il suo rapporto pubblico con il compagno. Per cui quando il nostro legale si è recato in Comune per contrarre matrimonio con la sconosciuta albanese incinta, qualcuno ha cominciato a intuire che qualcosina non quadrasse in quella inaspettata unione eterosessuale.
Poi si sa, il Paese è piccolo e la gente mormora. Così quando a gennaio del 2016 l’avvocato torna negli uffici comunali dell’anagrafe per registrare il bambino appena partorito dalla moglie albanese, un funzionario storce il naso e avvisa la polizia. Poi, il terzo errore fatale. Nella sua bacheca Facebook personale l’avvocato posta una foto che ritrae lui, il compagno e il bambino. Tutti sorridenti. Della madre biologica, però, neppure l’ombra. La Digos conclude le indagini con il test del Dna, il quale conferma come il bambino non sia figlio biologico dell’avvocato gay. E la Procura della Repubblica chiede il rinvio a giudizio di tutti e tre i protagonisti dell’intrigo, per il reato di alterazione di stato.

Ed è sempre vomitando odio contro tutte le coppie gay (quasi come se ogni  gay del mondo dovesse essere ritenuto corresponsabile delle azioni altrui), l'articolo passa a chiedere nuove leggi che sostiene servano a difendersi dai gay:

Il nostro ordinamento giuridico, infatti, non contempla il reato di “compravendita di bambini”, delitto che, vista l’escalation della richiesta di figli tra le coppie gay senza scrupoli, prima o poi dovrà essere inserito nel codice penale. Nel frattempo il piccolo, insieme alla madre, è stato affidato ad una comunità protetta.

E se la legge a cui lui ambisce ha lo stesso nome di quella auspicata da Il Giornale quasi a certificare come dietro la propaganda ci sia una regia unica che impone di pronunciare le stesse parole nella speranza che la ripetizione possa farle percepire come veritiere, interessante è anche come Amato ometta di dire che la sulla donna pendono le medesime accuse. L'impressione è che non si sia voluto sottolineare che una donna eterosessuale sia responsabile quanto il gay, dato che è quest'ultimo a dover essere indicato come un mostro se si vuole sciacallare la storia a proprio vantaggio.

Si passa così alle illazioni più violente, volte a delegittimare la Magistratura e a far passare l'idea ch ei giudici siano corrotti e incapaci di applicare la legge. Con fare propagandistico, aggiunge:

Siamo sicuri che in caso di processo i due omosessuali troveranno un giudice comprensivo e rigorosamente gay friendly, il quale, pur non potendo assolverli, riconoscerà loro l’attenuante del “desiderio di genitorialità”. Del resto, la natura è stata ingenerosa con loro, avendogli precluso fisicamente ogni possibilità di procreazione. E, poi, vi è ormai un principio giurisprudenziale pacifico e consolidato: Love is love! A proposito dell’unica vera vittima di questa tragicommedia, ossia il bambino, possiamo solo sperare che, dopo essere scampato dal pericolo di finire comprato da una coppia gay, venga definitivamente sottratto alla madre e affidato ad una famiglia vera.

E se il tirare in ballo il "Love is love" a casaccio appare come un atto terroristico dell'autoproclamato "generale" dell'esercito per la promozione dell'intolleranza, indecente è come Amato chieda che il bambino sia sottratto alla madre biologica e che sia affidato a degli estranei che lui definisce migliori di una coppia gay in virtù di come lui eiaculi nella vagina di lei.

Ed è sostenendo che i gay vedrebbero i bambini come oggetti e che solo un etero possa amarli (la madre viene indicata solo marginalmente quale produttrice del bimbo dato che per la logica maschilista di Amato non è lei a dover prendere le decisioni), conclude:

Una famiglia fatta da un papà che non lo desideri come oggetto da acquistare e da una mamma che non sia disposta a venderlo.

Poco chiaro è perché mai  l'eterosessualità dovrebbe far differenza nell'accoglienza di un bambino o del perché Amato non parli mai di quelle famiglie eterosessuali che costituiscono la maggioranza di chi accede alla gpa o di chi cerca figli in altro modo. L'impressione è che lui sostenga che a fare una famiglia non sia tanto l'amore quanto il fatto che ci sia un genitore che faccia la pipì in piedi e l'altro che la faccia seduto. Il resto non conta e il giudizio sulla genitoriale dei gay viene sentenziato senza manco preoccuparsi di motivarlo.
L'altra grande certezza è che tra Amato e il suo Amico Adinolfi, qualunque gesto verrà compiuto da un gay sarà pretesto per ritorsioni contro un intero gruppo sociale, tra un Adinolfi che sostiene che l'omosessualità rende le persone degli assassini e un Amato che spergiura che i gay debbano essere ritenuti un grave pericolo per i bambini.
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