Cascioli attacca Real Time: «La loro campagna dimostra che l'omosessualità è un errore»



«L'omosessualità è un errore». È quanto scrive Riccardo Cascioli in uno dei suoi siti di promozione all'odio. Certo che la sua presunta eterosessualità lo renda meritevole di maggiore dignità, l'integralista afferma:

Il canale televisivo Real Time ha promosso, in occasione di San Valentino, una campagna per cambiare genere alla parola “amore”. La campagna aveva questo slogan: “Un amore è un’amore. Perché l’amore non sia mai un errore”.
Sul Corriere della Sera quelli di Real Time hanno spiegato la presenza di quell’apostrofo accanto al termine “amore”: “Un amore è un’amore. L’amore non ha età, razza, religione, genere, orientamento sessuale. Nella lingua italiana però, la parola amore è un sostantivo di genere maschile. Se i pregiudizi iniziano dal linguaggio, è arrivato il momento di cambiare la nostra lingua. Chiediamo di consentire l’uso della parola amore anche come sostantivo femminile, rendendola di fatto di genere neutro. Perché un amore è un’amore. Nient’altro. Perché siamo per ogni genere d’amore, contro ogni pregiudizio”.

E come consuetudine, Cascioli dispensa la sua verità rivelata ai suoi discepoli dicendo:

A parte il fatto che così facendo la parola “amore” non diventa di genere neutro – genere sconosciuto alla nostra grammatica – bensì femminile, a dimostrazione che i sessi inevitabilmente sono due, la campagna di Real Time sta proprio a dimostrare che l’omosessualità e la teoria del gender sono veri e propri errori.

A riproiva di come i gay siano sbagliati e l'integralismo neofascista sia cosa buona e giusta, l'integralista cita un articolo di Rodolfo De Mattei in quella curiosa circostanza che sottolinea come questi individui riescono a trovare persone concordi con la loro solo linkando personaggi affiliati alle medesime lobby. Tant'è che De Mattei non esita a definire l'iniziativa «folle» e a sostenere che «Il gender diktat arriva dunque a violentare la lingua italiana chiedendogli di piegarsi ai propri surreali fini ideologici, adottando una nuova grammatica “gender neutral” che “normalizzi” attraverso il linguaggio ogni tipo di amore. Una folle richiesta che, in nome del “politicamente corretto”, impone un madornale strafalcione grammaticale, contribuendo così ad alimentare nei giovani la diffusione del modello sessuale “gender fluid”».
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