Il brano di Sandra Piace sull'identità di genere



Una tra le più grandi bugie dell'integralismo cattolico è il loro sostenere che la promozione del pregiudizio possa essere considerato un qualcosa «in difesa dei bambini».
Basterebbe anche solo un po' di buonsenso per comprendere come le rivendicazioni dei vari Adinolfi o Brandi non siano altro che mero egoismo, dettato dalla volontà di poter decidere come si vogliano i figli in modo tale che possano corrispondere ai propri desideri anche a costo di calpestare la loro identità.
Il sostenere che i figli non debbano poter essere sé stessi ma debbano corrispondere ai desideri dei propri genitori (altrimenti li si punirà infliggendo loro quelle orribili torture psicologiche praticate nelle strutture cattoliche promosse da Adinolfi) non è amore, è violenza e incapacità ad accettare che ogni persona ha una dignità e un'identità che possono solo essere accettate. È un comportamento di chi confonde i figli per oggetti, come una proprietà che si può persino spingere sino al suicidio se "la merce" ottenuta dal parto non corrisponde ai propri desiderata.

A raccontarci in musica questa evidenza è Sandra Piace che nel brano "Ti chiederai" ha raccontato una toccante storia di una bambino transessuale e della difficoltà del padre nell'accettare la sua identità. La storia si sviluppa tra il suo desiderio di un figlio maschio con cui giocare a pallone, anche se ciò era fonte di incredibile violenza contro la piccola, già vittima di bullismo a scuola e da parte di quegli insegnanti che avrebbero dovuto proteggerla.

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