Il libro parlava di gay e condannava l'integralismo, il procuratore generale lo ha fatto requisire da tutte le librerie della Cisgiordania



Si intitola "Crimine a Ramallah" ed è il quarto romanzo firmato dallo scrittore palestinese Abbad Yahiya. Con un provvedimento molto insolito, il procuratore generale Ahmed Barak ne ha ordinato la requisizione da tutte le librerie della Cisgiordania, incaricando la polizia di interrogare il suo editore.
Il romanzo ruota attorno all'omicidio di una palestinese a Ramallah, un fatto che sconvolgerà anche le vite di tre ragazzi e che racconta uno spaccato della società palestinese clandestina, dal consumatore di alcolici al ragazzo gay che, immancabilmente, finisce per doversi trasferire in esilio in Francia.
Ma è sostenendo di voler «difendere i bambini» che il procuratore ha parlato di passi «indecenti», «incompatibili con la morale» e con «espliciti riferimenti al sesso».
Al momento il ministro per la cultura Ehab Bseiso, dice di non aver ancora completata la lettura e di non essersi fatto un'opinione definitiva. Il capo dell'Unione palestinese degli scrittori, Murad Sudani, ha attaccato lo scrittore ed ha invocato una punizione esemplare dinnanzi a quello che lui definisce un «romanzo che sciocca e viola i valori nazionali e religiosi della società al fine di placare l’occidente e vincere dei premi. Il lavoro dello scrittore nel nostro paese occupato è quello di aumentare la speranza e illuminare la gente, non rompere i simboli nazionali e religiosi. La mia libertà di scrittore termina quando la libertà del paese ha inizio».
Nello stesso tempo, però, si registra una reazione diametralmente opposta da parte del pubblico: il lobro sta infatti sta spopolando su Internet, dove può essere ancor oggi acquistato.
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