La Russia ha deciso di scacciare i figli dei profughi e degli emigrati dalle loro scuole



L'integralismo cattolico ama descrivere la Russia come la patria della cristianità, anche se basterebbe un po' di buonsenso per accorgersi che quella non è altro che una favoletta raccontata dai vari Brandi e Amato per interessi politici e tornaconti personali. Di certo non può ritenersi cristiano uno stato che odia gli immigrati al punto da decidere di scacciarli dalle scuole.
Nonostante la Costituzione russa preveda che ogni bambino abbia diritto all'istruzione, i figli dei richiedenti asilo e dei cittadini stranieri che non sono in grado di fornire documenti di residenza vengono sistematicamente allontanati ed espulsi dalle scuole nei dintorni di Mosca.
Gli istituti scolastici stanno basando le proprie decisioni su un'ambiguità contenuta del decreto 32 emesso nel gennaio del 2014 dal Ministero dell'Istruzione, il quale dichiara che l'unica ragione per negare un posto a scuola sia la mancanza di spazio, ma anche i dettagli riguardanti la registrazione dei bambini stranieri. Nel 2015 la Corte Suprema ha sancito che quell'ultima discriminante era incostituzionale, ma pare che alcuni istituti scolastici abbiano deciso di ignorare la sentenza.
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