Le Iene attaccano l'Unar, sostenendo che Palazzo Chigi finanzi «orge omosex»



Sono accuse gravissime quelle che il programma televisivo "le iene" ha rivolto all'Unar, ossia all'unica struttura istituzionale di contrasto alla discriminazione. E pare lecito anche temere che una simile operazione mediatica, che assai presto verrà probabilmente cavalcato da sciacalli privi di ogni scapoli come l'integralista Mario Adinolfi, possa comportare la distruzione dell'unica struttura di tutela delle minoranze a fronte di come Salvini e l'integralismo cattolico da tempo chiedano la totale distruzione dell'ente perché ritenuto un ostacolo a chi cerca di trarre guadagno dalla persecuzione delle minoranze.
Il programma televisivo ha violentemente attaccato il direttore dell'Unar, Francesco Spano, e un'associazione lgbt che risulta fra le vincitrici di un bando per ricevere l'irrisoria somma di 55 mila euro per la realizzazione di un progetto contro le discriminazioni.
Nonostante il diretto interessato neghi la circostanza, il programma sostiene che Spano sia in possesso di una tessera dell'associazione e che quindi il bando sia da intendersi in conflitto di interesse, anche se a sostenere tale teoria sarebbe semplicemente una non meglio specificata fonte anonima. Inoltre si sostiene che l'associazione in questione favorirebbe la prostituzione all'interno dei propri circoli, definiti come "locali con ingresso a pagamento, dove si incontrano persone gay per fare sesso, a volte anche questo a pagamento".
Se la questione meriterà dovute verifiche, grave è il sostenere che tutto ciò avvenga con l'appoggio del direttore dell'Unar, il quale ha peraltro già annunciato verifiche per chiarire se le accuse del programma televisivo abbiano una qualche veridicità.
L'associazione contestata, infatti, era già stata presa di mira da tempo anche da Il Giornale, il quale aveva mostrato una certa difficoltà nel comprendere come le azioni della stessa avrebbero riguardato ambiti di azione assai diversi. Allo stesso modo, l'ammissione al bando di trenta diverse associazioni renderebbe difficile credere che Spano potrebbe aver influito alla selezione. Anche se ormai la questione sarà probabilmente destinata a sposarsi su piano più ideologici grazie a quei movimento di estrema destra che ambiscono da tempo alla totale distruzione di qualunque tutela istituzionale riguardi le vittime della loro persecuzione.
Preoccupante è anche come il programma targato Mediaset abbia puntato molto sul far vedere scene private di pratiche perfettamente legali, cercando di suscitare odio e disgusto verso i gay piuttosto che verso la denuncia che dicono di aver voluto fare. Non si capisce, infatti, perché mai abbiano sentito l'esigenza di mostrare persone che fanno sesso o di trovare persino un uomo che si faceva fistare (partitica del tutto lecita al punto che quelle immagini parrebbero una violazione della privacy oltre che un maldestro tentativo di incentivare l'omofobia).
Tra politici che appoggiano i programmi di Silvana De Mari e che chiedono venga istituzionalizzato l'odio verso i gay e programmi televisivi che cercano di demonizzare alcune realtà a danno di un'intera comunità (quasi come se l'eterismo proprietario della loro emittente non abbia fatto orge assai peggiori con consiglieri regionali vestite da suora, ndr) c'è da iniziare ad aver paura ad essere gay e vivere in Italia.

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