L'Uccr torna a sostenere che l'omofobia non uccide e debba essere ritenuto un loro diritto primario



Se non ci trattasse di un'organizzazione che promuove l'odio e l'intolleranza, ci sarebbe quasi da provare pena e tenerezza per loro. Passano le logo giornate a cercare di inventarsi un qualche pretesto per legittimare il loro odio, creando curiose teorie volte a sostenere che la loro attività sessuale debba renderli superiori agli altri. E non ci vuole molto a capre che quando un uomo non ha altri vanti se non quello di apprezzare un paio di tette, siamo davvero alla frutta.
Una tra le ossessioni dell'Uccr è il loro cercare di asserire che l'omofobia non creai danno alle vittime, in una curiosa teoria che li vede pronti a spergiurare che una violenza che non uccide debba essere considerata lecita. Sarebbe come sostenere che un marito debba poter picchiare a sangue la moglie purché si fermi prima di farle esalare l'ultimo respiro.
In un articolo dal titolo "Stigma sociale causa suicidi gay? Studio smascherato", l'organizzazione integralista tenta di rinnegare gli studi scientifici della Columbia University che mostrano come la violenza omofoba possa togliere interi anni di vita ai gay a causa dello stress e della violenza subita. E come lo fanno? Lo fanno dicendo che Mark Regnerus si dice poco convinto da quei dati. Sì esatto, quello stesso Mark Regnerus che Gandolfini portò a Roma per sostenere che i gay non possono essere buoni genitori e quello stesso Mark Regnerus che da anni gioca a dire che lui non condivide qualunque risultato scientifico non condanni i gay.
Nel magico mondo dell'integralismo cattolico, infatti, è curioso che tutti abbiano sempre un nome  un cognome. Mark Regnerus è quello che si cita per sostenere tutti gli altri ricercatori del mondo siano incompetenti, Luca di Tolve è quello che si cita per dire che i gay sono dei malati e Giorgio Ponte è quello che si cita per asserire che ai gay piace essere trattati male. C'è un nome e un cognome perché non c'è nessun altro che condivida quelle tesi, ma si esalta l'opinione di singoli personaggi come se si trattasse di una verità rivelata solo perché utile ai loro fini.
Ovviamente l'Uccr sostiene che i suoi seguaci non debbano sentirsi in colpa per la morte dei gay e che debbano sentirsi legittimati a trattarli come cani in virtù di come loro sostengano che «secondo altri studi, infatti, le persone omosessuali affrontano tassi decisamente più elevati di violenza domestica rispetto agli eterosessuali e questa potrebbe essere la vera causa dell’alto tasso di suicidi e della vita qualitativamente peggiore purtroppo riscontrata in chi ha tendenze omosessuali. Nasconderlo è la vera discriminazione verso queste persone».
Insomma, i gay si suiciderebbero non tanto a causa dell'omofobia, ma perché i gay sono intrinsicamente malvagi e si renderebbero responsabili di maggiori violenze domestiche. Tutto ciò, ovviamente, a patto di ignorare gli studi che mostrano come la maggior violenza dipenderebbe dall'omofobia subita e dal nervosismo generato dal non avere pari dignità sociale. Ma, soprattutto, l'Uccr spergiura che glia adolescenti gay non sarebbero spinti al suicidio dalle prese in giro dei compagni, ma dai loro conviventi (e noi stupidi che pensavamo che a quel'età vivessero ancora con i genitori).
Si può anche leggere e rileggere l'intero discorso, ma difficile è comprendere perché mai si sostenga che ciò che non uccide sia lecito. La loro teoria è che debbano sentirsi liberi di insultare, diffamare, deridere e violentare il prossimo per procurarsi un sadico piacere... ma ciò non spiega perché mai si dicano cerci che loro non saprebbero vivere senza giudicare e condannare il prossimo quasi come se la loro vita dipendesse da quanto riescano a rovinare quella altrui.

Tra i commenti c'è chi scrive: «Troppo facile dare la colpa agli altri per i propri problemi. Se ci sono omosessuali che si suicidano non è perchè la società è omofoba ma perchè c’è una discordanza fra quello che sono e quello che vorrebbero essere (perchè in realtà tutti gli omosessuali vorrebbero essere etero). C’è una certa fragilità di fondo che li fa crollare appena si presenta una condizione avversa. Pertanto il problema non viene da fuori ma da dentro. Se per esempio ho messo qualche chiletto in più e non mi sento a mio agio con il mio corpo e non mi piaccio, non è perché pinco pallino mi ha detto che sono grassa, ma perché sono io che non sto bene con me stessa».
Ed ancora: «Omosessuali felici della propria gayezza non esistono, non è che siccome ai gay pride vanno vestiti tutti colorati stile Carnevale allora sono felici. Vedo molta falsità in quell’ambiente, cosa che non vedo negli omosessuali egodistonici che sono decisamente più realistici. Non si può essere felici quando non si vive con la grazia di Dio».
1 commento