Nel nome delle Iene, Cascioli dice che i gay sono «fetidi e pervertiti» e che Spano «sembra provenire dal mondo cattolico ma sostiene le tesi dell’omosessualismo»



Anche Riccardo Cascioli ha deciso di sfruttare il servizio delle iene per cercare di alimentare odio e discriminazione quei gruppi sociali che da anni sono vittima della sua incessante persecuzione. L'affondo è contenuto in un violento articolo intitolato "Una fetida e costosa dark room di Stato Il caso Unar svela la perversione dei circoli gay".
Nonostante sia stato provato che nessun euro sia stato destinato q quei locali, è cavalcando la menzogna che il quotidiano di promozione omofobica diretta da Riccardo Cascioli afferma il contrario per pura convenienza politica. Parlando di una struttura di proprietà del Vaticano, affermano:

Lo Stato italiano sta pagando un’enorme dark room, dal Piemonte alla Sicilia passando per Roma e Milano, in cui il proibito del sesso gay diventa realtà, persino la prostituzione, lo scambismo e la promiscuità più sfrenata. Lo scoop delle Iene, che ha portato alla luce lo spettro della prostituzione gay e l’esistenza di circoli only gay affiliati ad un’associazione beneficiata da oltre 55mila euro dell’Unar, l’ufficio anti discriminazioni della Presidenza del Consiglio, ha mostrato una scomoda verità: con la scusa della battaglia contro la discriminazione degli omosessuali, per la quale l’Unar ha emesso un bando, si fanno vivere quei privé mascherati da circolo culturale per non pagare le tasse.

Facile è osservare come l'autore dell'articolo, l'integralista Zambrano, abbia deciso di includere dettagli mai sostenuti dal servizio al fine di ricamarci su e rendere più pruriginosa la sua ricostruzione. Il tutto, ovviamente, senza far mancare le loro richieste politiche presentate attraverso i loro politici:

Ma il problema non è meramente economico. Ieri la vicenda andata in onda con tanto di telecamera nascosta sulle reti Mediaset ha coinvolto la politica, e non poteva essere altrimenti. Con il senatore di Idea Carlo Giovanardi che ha tuonato contro l’Unar pretendendo dal Governo spiegazioni su come i soldi dei contribuenti vengono elargiti a tutte quelle associazioni che con la scusa dell’antidiscriminazione verso i gay, in realtà si occupano di ben altro. Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni ha chiesto addirittura la chiusura dell’ufficio governativo, nato per combattere le discriminazioni razziali ma che negli anni ha preso via via una precisa connotazione omosessualista e gender oriented con la scusa della promozione culturale. M5S, Forza Italia e altri partiti hanno protestato. Ma anche i movimenti pro family di Gandolifni e pro life come Pro Vita. Così la Bochi ha sospeso in autotutela il finanziamento e Spano si è dimesso. Ma la vicenda, è chiaro, non può finire qui.

Ed è attraverso una vera e propria lista di prescrizione che Cascioli chiede che nessun euro possa essere destinato alla difesa dei diritti civili di quei gay che lui reputa al pari di animali immeritevoli di qualunque tutela perché a lui sgraditi. Dice l'articolo:

Si tratta di un bando di oltre 900mila euro dell’Unar diviso per categorie. La prima si riferisce a progetti nel campo dell’accoglienza ai migranti per la prevenzione delle discriminazioni etnico-razziali, la seconda a progetti riservati ai rom e ad altre minoranze. Ma è con il terzo settore, quello classificato come C che l’Unar si apre al finanziamento a quelle realtà che promuovono l’omosessualismo in chiave di affermazione dei diritti Lgbt. All’Arcigay di Roma vanno 20.000 euro, alla lista Lesbiche Italiane 13.000 Euro, l'Arcigay nazionale 74.430, l'Lgbt Mit 75.000, il Cirses, finanziato pure dalla Regione Lazio, con altri 75.000, tutte associazioni collegate al mondo Lgbt. E nell’elenco compare anche la Anddos beneficiaria di 55mila euro. Con quale progetto? Questo sarà l’interpellanza apposita a chiarirlo con una richiesta di acceso agli atti.

Ed è sempre cercando di usare il sesso come arma di demonizzazione dei gay, che il cristianissimo e Zambrotti aggiunge:

Intanto si chiarisce qual è il nesso tra la Anddos e le dark room del sesso gay. Di fatto la Anddos funziona come “collettore”, affiliando tutti quei locali per gay che hanno tutti una caratteristica comune: sono circoli culturali e vengono presentati spesso come saune. Sul portale di Anddos alla voce cricoli si vede in primo piano due uomini nudi in sauna e la scritta accattivante e per nulla ambigua: "I circoli Anddos sono luoghi sicuri, pensati per il tuo benessere, dove potrai condividere esperienze, trovare accoglienza, manifestare appieno la tua sessualità ed essere pienamente te stesso". Che cosa ci sia di culturale in una “dark sauna” è presto detto. Manifestare appieno la sessualità è frase abbastanza esplicita per un sito del genere. Ci manca solo il cartello: "qui, sesso gay!".
Nel portale della Anddos compaiono, divisi per regione tutti i circoli del proibito. I quali in questo modo svolgono un’attività ludico-commerciale con la scusa dell’attività culturale. Per pagare meno tasse, certo. Ma anche perché, come detto dall’anonimo intervistato dalle Iene “qui le donne non entrano e neanche la Polizia e l’unica cultura e quella che si fa col cul…”. Bisogna soltanto associarsi, cioè iscriversi all’Anddos, che è dunque l’unico lasciapassare per entrare nel club del proibito gay. Tutti circoli, presentati con nomi altisonanti e accattivanti, hanno l’obbligo di essere associati ad Anddos e così anche i loro fruitori. Insomma: gay e soprattutto iscritti ad Anddos. Ed è in uno di questi circoli sparsi in tutt’Italia che la Iena Filippo Roma è entrata constatando come al suo interno l’unica attività culturale sia quella del sesso, promiscuo o a pagamento.

In realtà basterebbe un minimo di buonsenso per sapere che quei locali devono necessariamente essere luoghi privati dato che fare sesso in un locale pubblico o dove non vi sia un controllo sull'età sarebbe reato. Ma è sempre cercando di sostenere che i gay sono degli animali (non come quei bravi padri di famiglia che vanno nelle "no-profit" per scambisti), aggiungono:

A che cosa servono i labirinti? Che cosa siano invece le dark, è presto detto. Trattasi di stanze buie dove all’insegna della promiscuità più perversa ci si incontra, si fa sesso e neanche ci si saluta. Mentre per quanto riguarda le sling room, rimandiamo alla prudenza del lettore dopo una semplice ricerca su Google. Così come, rivolgersi a internet, (qui siamo in un circolo del sud Italia) il “mega lettone glory hall”, dove la pratica, oscena, è spesso frequentata. In sostanza: non è la Anddos che pratica la prostituzione, come si potrebbe pensare, ma la Anddos è l’etichetta sotto la quale si celano centinaia di piccoli club privati, che fanno business col sesso gay. Nel frattempo, mentre la Anddos “garantisce” ai club il timbro della antidiscriminazione, l’associazione presenta la sua faccia istituzionale come benemerita per la causa omo. Si tratta di un’associazione giovane, nata nel 2012 nata da una costola dell’Arcigay che con Arcigay è affiliata e collabora, ma che ha al suo attivo già una 70ina di circoli sparsi per l’Italia. In pratica chi ha la tessera di Anddoss può entrare nei circoli Arcigay e viceversa.

Sostenendo che chiunque debba rendere conto della propri avita privata se un integralista vuole usare la presunta sessualità delle persone con scopi discriminatori, è atteggiandosi come un bulletto di periferia che l'autore del vergognoso articolo scrive:

Ma Andoss è anche molto attiva sul fronte istituzionale e politico. Ne è prova la vicinanza tra la stessa Anddos e il direttore dell’Unar, quel Francesco Spano che nel servizio con le Iene nega di essere iscritto all’associazione beneficiata dal suo stesso ente, ma che alla domanda, se la svigna senza dare ulteriori spiegazioni. Ieri, dopo la messa in onda del servizio Spano non ha replicato, si è solo dimesso, ma se non si ha ancora la certezza che il funzionario non sia iscritto, di sicuro conosce questa realtà. Lo dimostra la foto scovata da Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia, che per primo l’anno scorso aveva denunciato l’esistenza di dark room mascherate da centri massaggi. L’immagine raffigura lo stesso Spano con il presidente della Anddos nel corso dell’inaugurazione della nuova sede dell’associazione la scorsa primavera. Spano, si legge nell’articolo, aveva visitato i locali nella sua veste di direttore dell’Unar.
Ma i sospetti sull'ormai ex direttore non si fermano qui. Giovanardi ha chiesto al Governo con quali criteri sia stato scelto Spano alla guida dell’Ufficio. Anche perché non è dipendente pubblico, ma esterno alla Presidenza del Consiglio. Per quali credenziali Spano è stato scelto? Se lo chiedono in molti ora anche a giudicare dal suo curriculum. Avvocato presso il foro di Grosseto, Spano ha collezionato numerosi incarichi in ambito universitario come docente di Master alla Sapienza di Roma, responsabile del Dipartimento per le politiche per il dialogo interculturale, consulente dell’agenzia dell’Onu Unicri e coordinatore della consulta giovanile nazionale per il pluralismo religioso e culturale.
Ma è nell’ambito religioso che ha collezionato il maggior numero di incarichi: oltre ad essere stato direttore del centro culturale della sua Diocesi di Pitigliano e Orbetello, Spano si è occupato di corsi di liturgia e pastorale del matrimonio, di diritto ecclesiastico, di pastorale liturgica e libertà religiosa. Dal curriculum sembra provenire dal mondo cattolico. Eppure da direttore dell’Unar sostiene le tesi dell’omosessualismo.

Non avete letto male. Il sito di Cascioli ama usare Dio come strumento di morte e naga che un gay possa essere cristiano in virtù di come loro sostengano che Dio sia un nazista che abbraccai solo chi scopa una donna, è di pelle bianca e usa Dio per trarne profitto. Solo in quell'ottica qualcuno potrebbe asserire che «sembra provenire dal mondo cattolico. Eppure da direttore dell’Unar sostiene le tesi dell’omosessualismo».

Ed è ctando Giovanardi come fonte della verità rivelata che vedrebbe nei gay persone che non devono poter credere in Dio, l'integralista afferma:

“Sembra di rivedere in fotocopia – è lo stesso sospetto di Giovanardi - la vicenda di Benedetto Zacchiroli chiamato recentemente a ricoprire l'incarico di responsabile dei rapporti con il mondo cattolico, notoriamente militante del circolo Gay il Cassero di Bologna” e che in una intervista a l’Espresso si è definito teologo gay.
Insomma: soldi, incarichi, prebende, diffusione di ideologie mascherate da diritti. Ce n’è abbastanza per una storiaccia tipica all’italiana. Senza dimenticare il ruolo svolto dall’Unar che sta acquisendo sempre più potere nella diffusione della gender theory e dell’omosessualismo, ma che in realtà, come ampiamente dimostrato dallo stesso Giovanardi e da Eugenia Roccella non avrebbe nessun titolo per occuparsi di diritti gay e cultura Lgbt. Se è un regolamento di conti all’interno del mondo gay o l’inizio di uno scandalo sarà il tempo a dirlo. Quel che è certo è che il Governo quest’anno ha dato almeno 400mila euro di finanziamento a realtà che, almeno nel caso di Anddos, mostrano tutta la loro ambiguità e nel caso di lista Lesbiche Italiane, che di soldi ne ha ricevuti 13mila, tra le altre cose si occupa anche di cruising, cioè fare agenzia di incontri tra le Saffo che frequentano il portale. Anche questa sarà cultura?
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