Reinetti non tace dinnanzi alle parole di Nosiglia: «L'arcivescovo dovrebbe soltanto vergognarsi»



«L'arcivescovo dovrebbe soltanto vergognarsi. Mi spiace dover dire questo, perché sono un cristiano, un credente, ma la mia fede, così come quella di Franco, è sempre stata lontana da ipocrisie». È con queste parole che Gianni Reinetti commenta l'uscita pubblica con cui l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha rinnegato le scuse pronunciate da don Gian Luca Carrega ai funerali di suo marito Franco.
Gianni non è restato dunque in silenzio dinnanzi ad un prelato che lo ha accusa pubblicamente di «non rientrare nel disegno di Dio», spiegando come lui e il marito «in 52 anni di vita assieme ci siamo sempre sentiti una famiglia».
Racconta anche come si sia arrivati alla presenza di don Carrega, dopo l'ennesima umiliazione subita da una chiesa che pare aver ormai fatto dell'omofobia un dogma di fede: «Quando sono andato a parlare con il parroco, don Lello Birolo, per il funerale, mi sono sentito dire: non posso celebrare il rito per una persona che si trovava in una condizione di contrarietà con gli insegnamenti della Chiesa». Dopo lunghe insistenze, ottenne la possibilità di dare una degna sepoltura al marito solo «a patto che non ci fossero state contestazioni». È a quel punto che alcuni suoi amici trovarono e chiamarono a presiedere il rito don Carrega, con quelle scuse oggi rinnegate. «Quelle sue parole mi avevano fatto tornare felice dopo li rifiuto ricevuto dal mio parroco a Santa Rita», spiega Gianni.

Ma la pace è durata poco, dato che una devotissima fedele della parrocchia ha scritto una lettera allarmata al giornale diocesano, domandandosi come fosse possibile che un prete chiedesse scusa a quegli schifosi. E a rassicurarla è giunta proprio la presa di posizione dell'arcivescovo, tronfio nell'asserire che i due non debbano essere considerati parte dei progetti di Dio e che quelle parole sicuramente non erano mai state pronunciate: «Non ha detto quanto i giornali polemicamente hanno riportato, frasi di condanna della Chiesa e di necessità che chieda scusa», ha assicurato Nosiglia.
«Qualcuno più importante di me dovrebbe chiedervi scusa per la disattenzione, la freddezza e le dimenticanze», aveva affermato don Carrega e decine di testimoni confermano quelle parole. Anche la senatrice Magda Zanoni, presente alle esequie, non ha dubbi: «Dette, sono state dette. Mi avevano talmente colpito che dopo la cerimonia ero andata a ringraziare don Carrega».
Il vescovo però insiste e sostiene sia «una polemica in salsa rosa piccante, in cui rischia di esserci di tutto meno che la corretta informazione sui fatti avvenuti e le parole pronunciate». Ed ancora, assicura «a coloro che hanno manifestato la loro giusta riprovazione e rincrescimento circa quanto i giornali hanno riferito del funerale di sabato scorso» che «la Chiesa di Torino continuerà a sostenere in ogni modo l’istituto del matrimonio e ad annunciare il vangelo della famiglia secondo quanto la Parola di Dio e il Magistero ci indicano, in continuità con la tradizione bimillenaria della Chiesa».
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