Scandroglio: «Il film di Veronica Pivelli dimostra che, per sua natura, il sesso gay è promiscuo, depravato e votato alle più sordide parafilie»



È il solito Tommaso Scandroglio a tornare ancora una volta a creare contro quel gruppo sociale che La Nuova Bussola Quotidiana perseguita da anni nella più totale impunità. Evidentemente in Italia basta nominare il nome di Dio invano per sentirsi superiori alle leggi, nonostante l'obiettivo di Cascioli appaia chiaro: promuovere i gruppi neofascisti attraverso una legittimazione dell'odio e una ideologia volta a far capire che loro non permetteranno mai ai gay di poter vivere serenamente la loro vita senza dover subire i loro incessanti insulti, aggressioni e allusioni.
Nello stile propagandistico dei gruppi d'odio legati al fondamentalismo cattolico, l'integralista cerca di creare isteria attraverso un vergognoso articolo dal titolo "Prima il sesso, poi ci conosciamo: è il mondo i tempi della gaycrazia. Buono anche per le scuole". In riferimento al bellissimo film "Né Giulietta né Romeo" di Veronica Pivetti sul mondo adolescenziale, scrive:

Un film spot sull’omosessualità? Gli esempi si sprecherebbero. Un film spot per l’omosessualità fatto vedere alle scolaresche? Anche in questo caso nulla di nuovo sotto il sole spietato dell’ideologia gay. Un film spot fatto vedere alle scolaresche per iniziativa diretta del Ministero dell’Istruzione? Qui la cosa non è rarissima, ma desta comunque attenzione. Soprattutto se nell’iniziativa è coinvolto il famigerato Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale (Unar), da giorni giustamente sulla graticola per le note vicende che lo vedono come ente finanziatore di attività lubrico-omoerotiche con derive che si spingono al meretricio.

L'impressione è si essere dinnanzi a personaggi posseduti da una qual che entità demoniaca che cercano di vomitare odio contro un ente che contrasta quelle stesse discriminazioni che ogni buon cristiano dovrebbe voler contrastare. Ma dato che la banda di Cascioli pare convinta che Dio non sia altro che uno strumento da sfruttare a fini politici di promozione di distinguo fascisti ed anti-europeisti, vien da sé che tali atteggiamenti cristiani vengano demonizzati e condannati nel nome di Dio e di qualche illazione di un servizio televisivo.

Cavalcando la sterile polemica della Lega Nord (quindi un partito loro gradito perché odia neri e gay), Scandroglio afferma:

Sabato scorso è stato proiettato presso l’istituto Cavalieri di Milano la pellicola Né Giulietta né Romeo, il cui titolo già fa capire che l’appartenenza al sesso maschile e femminile è oggi faccenda superflua nell’affettività, né più né meno di un freezer per un eschimese che vive in un igloo. 

Lamentando come l'Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia abbia invitato gli studenti degli Istituti Secondari di Milano ad una proiezione del film in presenza della registra attraverso una partecipazione "libera e gratuita”, l'integralista si lagna di come il Consolato degli Stati Uniti patrocinasse il pretto:

Sì, pure il Consolato Generale degli Stati Uniti d’America si è mosso, quasi che fosse coinvolta la sicurezza nazionale o i rapporti diplomatici tra Italia ed Usa. Fisiologica invece l’adesione dell’Agedo (Associazione genitori omosessuali) e dell’Unar, questa creazione del governo Monti che si occupa quasi esclusivamente di omosessualità e di teoria del genere.

Si passa così alla demonizzazione della pellicola:

Ma il film cosa racconta? Lasciamo la penna ad una fonte non sospettabile di partigianeria, il sito Cinemagay: “Né Giulietta, né Romeo è anzitutto un manifesto LGBT, cioè una storia che affronta praticamente tutte le tematiche gay d’attualità nel nostro Paese”. Viva la sincerità. Il film è un manifesto politico teso alla soddisfazione di alcune rivendicazioni del mondo omosessualista militante. Il suo carattere dichiaratamente politico gli è valso il patrocinio di Amnesty International, perché oggi i veri perseguitati politici sono i gay a cui si vede non bastano più matrimoni, figli uterati e dark room, ma agognano a qualcosa di più che ad oggi non è ancora noto.

A quel punto la rivista integralista presenta quella medesima recensione del film già usata da Lega Nord e dalle destre neofasciste come "motivazione" della loro avversione al film. Una condanna sul sentito dire, basata su un'unica opinione che come sempre diviene verità assoluta se utile a fomentare odio e discriminazione nel nome di Dio. Ed è così che  la rivista di Cascioli si lancia nel sostenere che il film deve essere condannato perché, anziché sostenere che i gay debbano essere "curati" daquella insopportabile omosessualità che risulta così sgradita all'ariano Scandroglio, sosterrebbe «non sono le persone omosessuali ad essere eterosessuali latitanti, bensì l’opposto».
La negazione si basa sul sostenere che non è vero che alcune persone non accettano la loro sessualità per paura dello stigma sociale, ma la verità è che sono i gay a non comprendere che sono dei "malati" e che devono fingersi eterosessuali per compiacere i pregiudizi idi un qualche integralista che si crede più benvoluto da Dio in virtù di chi suscita le sue erezioni.

Negando quella realtà che vede nei giovani persone più aperte di mente (motivo per cui, ad esempio, possiamo osservare che Adinofli crea omofobia mentre sua figlia la ritiene un male sociale), l'articolo si affretta a sostenere che:

Il solito stereotipo dell’opposizione sessantottina tra genitori borghesi che si pensano progressisti e figli precursori di una nuova mentalità, loro sì davvero progressisti. Pivetti così sul punto commenta: “Può una famiglia evoluta, progressista, alternativa al punto giusto, saltare per aria di fronte alla scoperta di un figlio omosessuale? Purtroppo sì, anche se siamo nel 2015. Anche se pensavamo che il dato fosse acquisito e metabolizzato. […] E, tra un sorriso e l’altro, ho cercato di raccontare, con la macchina da presa saldamente in spalla, lo sgomento e l’incapacità di chi siede pericolosamente in bilico sulle proprie miopi certezze”. Ma credere che l’omosessualità sia un valore non è anch’esso una certezza? E non potrebbe essere pure lei una miope certezza? Lasciamo la risposta agli oftalmologi.

L'interminabile articolo di Scandroglio si basa sempre sulla solita recensione per raccontare che i gay sono tutti dei mentecatto che scopano perfetti sconosciuti perché malati e immeritevoli di diritti:

Arriviamo però ad una battuta del film che appare essere illuminante, almeno per noi poveri sciocchi attratti ancora da persone del sesso opposto: “Esilarante la scenetta – continua la scheda di Cinemagay - di quando la madre lo trova che sta facendo sesso con uno sconosciuto e lui avrà la determinatezza di spiegarle che nel mondo gay funziona così, cioè prima si scopa poi ci si conosce”. E già, “nel mondo gay funziona così”. A leggere queste poche righe, per associazione di pensiero, ci viene in mente un tizio con un cappotto arancione e locali bui in cui persone nude esplorano orifizi di ogni genere pur non praticando la professione dell’endoscopista.

Il riferimento all'Unar pareva inevitabile, dato che probabilmente il pessimo servizio confezionato dalle iene sarà fonte di discriminazione e di devastazione sociale per anni anche quando se ne appurerà la più totale infondatezza. ma si sa che i cultori della cultura della morte cavalcano qualunque pretesto pur di creare odio e pur di distruggere una società civile che non si prostra ai domi creati a tavolino dal Cascioli di turno. Ed è così che l'integralista sancisce in maniera del tutto diffamatoria che:

In breve: il sesso omosessuale è promiscuo e votato alle più sordide parafilie per sua natura. Ce lo dice anche una cosiddetta commedia che vuole stare dalla parte del mondo gay in cui “funziona così”: prima il sesso e poi la conoscenza, dichiara la Pivetti per bocca del suo protagonista. L’affetto, due cuori e una capanna, i figli, le coccole, la voglia di progettualità, il sostegno reciproco non sono patrimonio dell’immaginario omosessuale, ma sono proprietà della famiglia, beni però espropriati a lei per innestarli senza successo nella pianta dell’omosessualità, da cui non nascerà nessun frutto; beni usati come paravento dietro il quale si consumano gli amplessi plurimi dei circoli gay foraggiati dall’Unar, esito necessitato dell’orientamento omosessuale.

Sostenendo poi che il sesso gay non sia amore ma un atto bestiale fra essei indegni di essere considerati umani, l'integralista sancisce che:

Proprio della pulsione omosessuale non è nemmeno l’erotismo, bensì la piana pornografia – basta assistere ad un gay pride – tanto che anche i critici cinematografici di Cinemagay sono costretti ad usare il termine “scopare” e a ragion veduta. Non è volgarità la loro, è oggettiva aderenza alla realtà omosessuale.

Ed ancora

In sintesi lo stile di vita depravato che fiorisce nei circoli ricreativi gay, che il servizio delle Iene ha così ben descritto e che Luca Di Tolve ha sperimentato sulla propria pelle, è quello che si vuole proporre alle giovani generazioni sotto l’egida dell’Unar, anche per tramite di pellicole come “Né Giulietta né Romeo”. E dunque la proiezione nelle scuole di questo film che illustra quale è il baricentro dell’esistenza di una persona omosessuale orgogliosa di esserlo – prima il sesso e poi ci conosciamo – conferma che la storiaccia che ha coinvolto l’Unar non è un accadimento sporadico, un incidente di percorso, un fatto accidentale che nulla c’entra con il Dna di questo ufficio governativo, bensì rappresenta la sua mission pubblica, il suo core business. Dare soldi perché i gay facciano sesso alla cieca – espressione calzante visto che si pratica nelle dark room – non viola quindi lo statuto dell’Unar, ma significa all’opposto la sua piena ed efficace realizzazione.

In realtà bisognerebbe chiedere a Scrandosglio se ha idea di quante ragazzine eterosessuali si facciano scopare nelle discoteche etero senza manco sapere il nome di chi hanno davanti. Ma, si sa, è nella negazione della realtà che l'integralismo cattolico pare aver venduto l'anima a Satana pur di demonizzare una comunità precisa al pari di come fecero i nazisti nei confronti degli ebrei. E poi vanno pure in giro a dirsi "cristiani" senza provare disgusto per sé stessi...
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