Silvana De Mari insieme ad Alessandro Benigni per rivendicare «il diritto all'omofobia, al razzismo, alla xenofobia e al maschilismo»



È pubblicando materiale falso che la signora Silvana De Mari sta continuando a cercare di sostenere che i gay siano dei pedofili. Ma è la modalità con cui la donna pare fregarsene della realtà dei fatti per spacciare come una "verità" distribuire materiale dichiaratamente falso che ci mostrano quanto squallida, diffamatoria e in perfetta malafede sia la sua crociata di stampo fascista. Il tutto sottolineato dall'evidenza di come i suoi seguaci inneggiano a Gianfranco Amato perché era ora che qualcuno «prendesse provvedimenti per tutelare la De Mari dalle orde arcobaleno», ennesima prova di come la "signora" sia ormai il simbolo di chi crederebbe anche a Satana in persona pur di veder giustificati i suoi pregiudizi.
Ma forse la signora non sa più che inventarsi per gettare fango contro i gay, tant'è che il suo sito si è ormai trasformato in una succursale del blog Alessandro Benigni attraverso la ripubblicazione di tutti gli articoli più offensivi da lui scritti. Si va dal sostenere che si debba vietare a Conchita Wurst di potersi esibire dato che i bambini "diventerebbero" transessuali per emulazione nel vederla in tv, o dal rinnegare a priori qualunque studio scientifico osi contraddire il proprio pregiudizio. Ma la loro ossessione rimane il cercare di sostenere che esista un legame tra omosessualità e pedofilia, arrivando ad asserire che la stephicld adoption servirebbe ai gay per poter stuprare i loro figli.
Quasi comico è come la coppia usi il termine «omosessualismo» (coniato da Forza Nuova) asserendo che includa solo «quella posizione ideologica che pretende di piallare la realtà, annullando le differenze reali su un piano astratto, per poi farle ricadere nuovamente sul piano concreto, sostenendo per esempio che l’omosessualità è normale tanto quanto l’eterosessualità». Insomma, ce l'hanno con chi non sostiene di essere inferiori a loro in una nuova "Teoria della razza" che tanto assomiglia a quella teorizzata da Hitler.

La signora De Mari si è anche lanciata nell'esprimere «solidarietà al professor Alessandro Benigni continuamente vessato da continui blocchi del suo profilo Facebook peraltro già ampiamente subiti anche dalle nostre pagine, solo ed esclusivamente per dire cose ovvie come la chestertoniana frase “2+2 fa 4”». E anche se le citazioni ci riportano sempre ad una ideologia sin troppo nota legata alla propaganda dei vari Amato e delle destre neofascista, è «per mostrargli la nostra stima e la nostra vicinanza» che la signora De Mari ha ripubblicato «il post che ha fatto scatenare un assurdo bavaglio nei confronti del professore». Ossia:

Rivendico per me il diritto di pensare quello che voglio. E pretendo di essere rispettato, come io rispetto le convinzioni altrui, finché il mio pensiero libero non si trasforma in atti –ovvero in fatti– che infrangono la legge. Siamo già nel divieto del pensiero? Siamo già nell’epoca della libertà di pensiero e di parola e di espressione? Se sì, allora io sono omofobo, razzista, xenofobo, antidemocratico e pure maschilista, antimodernista, retrogrado e medievale, anti animalista, anti vegano, bigotto, integralista, anti-comunista e tante altre cose. Soprattutto, sono incazzato nero.

In realtà sappiamo bene che la legge italiana reputa reato la diffamazione, motivo per cui dovrebbe essere un giudice a stabilire se il signor Begnigni stia fomentando l'odio attraverso la pubblicazione di informazioni false date ad un pubblico assetato di pregiudizio. Di certo il voler rivendicare un presunto "diritto" all'odio non pare conforme alla nostra Costruzione, ancor più quando si premette che il suo punto di partenza sia quello di ritenere che alcuni gruppi sociali abbiamo minore dignità rispetto a lui.

Quasi a voler sottolineare come la loro intenzione sia quella di trasformare in discriminazioni tangibili il loro odioc he la "signora" De mari si lancia anche nel criticare Media World per non aver perseverato nella loro esclusione delle coppie gay dal concorso di San Valentino. Sostenendo che «la gayspatpo» vuole impedire alle persone «normali» di disceriminarli nel nome del pregiudizio, la donna ricorre al suo solito vittimismo per cercare di fomentare odio con l'asserire: «Cari amici di Media World, ma veramente volete campare così? Veramente volete vivere con gli occhi bassi e il cappello in mano davanti agli lgbt a farvi dire cosa dovete fare e cosa dovete dire? Non avete ancora gli attributi abbastanza frantumati?».
Bhe, forse «gli attributi frantumati» ce l'avranno quelle persone che sono vittime di una campagna diffamatoria e satanica condotta da personaggi come lei e come il suo amato Benigni, intenzionati a commettere qualunque atto impuro e privo di etica possa venirgli in mente pur di impedire al altre persone di poter vivere serenamente la propria vita.
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