Amato e Di Tolve sottraggono risorse ai bambini autistici per promuovere le loro "terapie riparative"



Ci siamo già occupati del convegno di promozione all'odio che è stato organizzato dalla sedicente "Veneto autismo Onlus", un'associazione di proprietà di due candidati politici del partito di Mario Adinolfi che hanno messo in piedi uno show di politico con Gianfranco Amato e Luca di Tolve attraverso l'uso di sgravi fiscali che sarebbero dovuti essere destinati a bambini autistici. E se sino ad oggi si potevano solo fare illazione sul contenuto di quel comizio politico, la testimonianza video pare confermare anche le peggiori previsioni.
Le incongruenze arrivano sin da subito, osservando come il logo proiettato sullo schermo non fosse quello della sedicente associazione promotrice ma quello dei "Giuristi per la vita" di Gianfranco Amato. Ed infatti ad andare in scena è stato proprio il consueto spettacolo teatrale in cui l'integralista ha riversato tutto il suo odio contro l'intera popolazione lgbt. Da copione si è assistito ad oltre un'ora di slide decontestualizzate, di paragoni tra i gay e i nazisti, asserzioni sui cattivi bolscevichi e filmati di un qualche prelato che viene strumentalizzato per sostenere che Dio sia odio e legittimi la discriminazione.
Il momento più atteso, però, era l'intervento del sedicente "ex-gay" Luca di Tolve, un uomo che racconta di passare le sue giornate a pregare la Madonna perché gli dia il coraggio di infilarsi sotto le coperte della moglie. Ancora una volta è spacciato per un militante di Arcigay (anche se in realtà organizzava semplicemente crociere in collaborazione con la rivista Babilonia cui sperava di poter far sesso facile) ed ha omesso di raccontare i presenti la storia di come si prostituisse o di come, una volta contratto l'HIV, abbia cercato di diffonderlo volontariamente prima di lanciare la sua offensiva contro l'intero mondo gay che lui accusa di essere la causa delle sue scelte e delle relative conseguenze. L'evidenza, infatti, è di come Di Tolve non si assume mai alcuna responsabilità per le sue azioni, ma sostiene sia sempre colpa di qualcun altro.
Ed è proprio in quella logica di scaricabarile che il suo intervento ha avuto inizio con il sostenere che l'omosessualità sia "colpa" del divorzio e che la sua omosessualità sia stata "colpa" di una madre troppo presente.
Arriva persino a sostenere che l'eterosessualità sia una sorta di emulazione nei confronti del papà o del fratello, così come lo troviamo pronto a spergiurare che «tutti gli studi psicologici della storia hanno sempre detto che l'omosessualità viene da problemi dell'infanzia». A che studi si riferisca non è dato di sapersi, dato che l'unico a sostenere tale tesi è quel Nicolosi che rappresenta la pietra fondante del suo business basato sulle "terapie riparative".
Il comizio prosegue con frasi come: «Non esistono gli omosessuali ma esiste il problema omosessualità». «L'omosessualità è un problema di connessione che porta a non riuscire ad avere relazioni sane con lo stesso sesso». «L'omosessualità è una fantasia irreale». «L'omosessualità è molto triste ed è per questo che i ragazzi si suicidano. Si suicidano perché sono in confusione e perché non è più trendy essere eterosessuali». «Quello dei gay non è amore, è pulsione». «Mia mamma, da meridionale con tanti figli e non traviata dall'ideologia di oggi, mi porta dagli psicologi. Mi fanno fare delle robe e dicono a mia mamma che suo figlio è semplicemente omosessuale. Mi hanno messo l'etichetta, stella di Davide. Sente questa parola e ovunque mi portava a chiedere se la mia sessualità non era un trauma quella finta scienza gli diceva che ero omosessuale, che era naturale e bla bla bla. Quindi autorizzato da mia mamma e dalle televisioni che dicevano che non c'era nulla di male, così trovo un ragazzo effeminato che mi fa vedere la favola come Pinocchio». «Non può esserci amore tra uomo e uomo perché il rapporto omosessuale è odio verso l'altro, tu cerchi di prendere la mascolinità attraverso il sesso come un cannibale». «L'omosessualità viene propagandata con i nostri soldi delle tasse e pagati da tutti quei regimi che dice Gianfranco Amato».

E dopo tutta quella sfilza di stupidaggini, si è giunti al strizzare l'occhio ai servizi de "Le Iene" firmati da Filippo Roma. Soddisfacendo la brama di perversione del pubblico, Di Tolve è partito con l'asserire che il sito di Arcigay promuovesse solo saune e luoghi di sesso. E racconta di esserci andato, ovviamente sostenendo che non fosse una sua scelta ma un obbligo dettato da come l'omosessualità venisse da lui intesa come un qualcosa di simile all'alcolismo. Non è ben chiaro perché Di Tolve abbia mostrato una lista di locali romani se lui era di Milano, ancor più se si considera che il suo millantare di aver vinto il titolo di "mister gay" fa riferimento ad una serata tra amici alla Nuova Idea, una discoteca milanese che lui frequentava e in cui c'era tutto fuorché la possibilità di far sesso all'interno del locale.
Affermazioni millantate paiono anche il suo sostenere che «Quando sono arrivato a lavorare per l'Ilga, l'International Lesbian and Gay Association, ho capito che l'amore gay non esisteva perché era solo una fonte di guadagno per alcuni». Si passa poi a creare dietrologia sul il passaggio dei circoli affiliati all'Arcigay sotto l'Anddos, sostenendo che l'operazione sia avvenuta perché «Io li avevo già denunciati ai giornali».
Ed è così che si è passati a mostrare alcuni ritagli di giornale con gli articoli che parlavano del lo sciacallaggio condotto dalle Iene contro l'Unar, anche se Di Tolve preferisce tentare di spostare l'odio dei presenti contro i gay e contro quell'Europa che lui accusa di favore l'accettazione di quei gay che lui vorrebbe fossero discriminati perché li ritiene responsabili della sua sieropositività (quella è infatti la vera storia, non certo la sua fantomatica militanza ai vertici dell'Ilga). Il tutto per sentenziare: «Io non voglio dire che i gay sono brutti, sporchi e cattivi. Viglio dire che purtroppo ti portano ad essere così».
Si arriva al patetico quando Di Tolve mostra immagini di oggetti sessuali e si mette a dire: «Io ho visto una nave che portava questi ragazzi nelle crociere e l'Arcigay punta su questo». Peccato che la realtà è che lui si sia presentato in Arcigay solo per proporsi come organizzatore di queste crociere e che abbia trovato come partner una rivista come Babilonia dato che l'associazione non pareva avere intenzione di organizzarle direttamente.

Prosegue Di Tolve: «Io sono andato negli Stati Uniti e ho visto quello che avviene qui oggi. In questo locali succedevano cose pazzesche. A San Francisco dove i gay sono accettati e possono lavorare, le cose non cambiano e i gay hanno il più alto tasso di Aids, cirrosi epatica e problemi sanitari di ogni tipo. E questi locali hanno queste cose qui: ci si può divertire sull'altalena... scusate se vi faccio vedere queste cose forti ma noi abbiamo bisogno di capire chi sono e cosa fanno realmente. Perché da cristiani ci deve interessare di questi ragazzi che vengono educati in questa maniera. Perché io non è che mi sono divertito sull'altalena, mi si hanno portato! Col l'alcool, con le droghe e per colpa di questi circuiti. E io che sono padre di famiglia non voglio che i miei figli subiscano queste cose qua». Come sempre, lui dice che non era responsabile dei locali dove andava a divertirsi, era sempre colpa di qualcun altro.
Poi, mostrando la locandina di un party in un cruising di Milano, aggiunge: «Perché non fanno vedere alla televisione che fanno queste schifezze? Soprattutto sulla Rai che paghiamo il canone e che dovrebbero risarcirci per tutta la pubblicità che ci fanno vedere. E invece non fanno vedere la realtà. Questi sono i circoli culturali a cui vengono assegnati i nostri soldi statali». Ovviamente nessun fondo statale è andato a quei circoli e l'evidenza è che in ambiente eterosessuale esistano locali equivalenti, ma l'obiettivo di Di Tolve è quello di spargere fango sui gay e non certo contro quei padri di famiglia che vanno a prostitute o che cercano spogliarelliste con cui trastullarsi.
C'è da stupirsi di come i presenti non si siano messi a ridere dinnanzi ad un tizio che ha mostrato due locandine e una piscina per sostenere che: «Queste sono prove scientifiche!». Poi, manco stesse parlando di bestie, ha proseguito con l'affermare: «Guardate come si vestono, guardate come si comportano. Non è un giudizio, è un dato di fatto». Immancabile giunge anche l'ennesima versione alternativa del perché abbia deciso che non voleva più essere gay: «Tornato da quel viaggio ho deciso di cambiare vita». Nel suo libro dice di averlo fatti per via dell'Hiv contratto facendo sesso anonimo nei parchi.

Auto-citandosi come fonte delle sue asserzioni, Di Tolve inizia così a sostenere che non si nasca gay, citando una screditata teoria sul fatto che se due gemelli omozigoti possano avere orientamenti sessuali diversi, allora non ci sia origine biologica. Una teoria che incontra i problemi sul fatto che l'omosessualità non è l'unico gene che potrebbe non essere uguale fra i gemelli, dato che altre situazioni genetiche manifestano percentuali fluttuanti di trasmissione genetica anche in quei casi.
parte così la solita litania su come la madonna l'abbia "guarito" dall'omosessualità e lo abbia reso felice nel poter infilare il suo pene all'interno della vagina di una donna (senza preservativo, come da dogmi, nonostante la sua sieropositività). Il tutto si è chiuso con uno spot promozionale delle "terapie riparative" che rappresentano la sua unica fonte di reddito.

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