Ancora una volta la magistratura sbugiarda la propaganda di Toni Brandi e Gianfranco Amato



Ascoltate le testimoniate e analizzati gli atti, ben due volte i giudici hanno ritenuto che ci sia stata discriminazione da parte dell'Istituto Sacro Cuore di Trento nel mancato rinnovo di un'insegnante ritenuta lesbica dalle religiose.
Si tratta probabilmente di una sentenza ritenuta scontata da molti, ma che deve apparire sconcertante per i seguaci dell'organizzazione Provita Onlus di Toni Brandi. A loro veniva raccontato che si fosse dinnanzi ad una «montatura contro la Preside», una povera suora finita «nelle mire dei militanti del politically correct allo stato puro». E quella non veniva certo posta come un'opinione dell'organizzazione, ma come una verità assodata che poteva essere tranquillamente usata come premessa per nuove illazioni omofobe.

E che dire di quel Gianfranco Amato che nell'annunciare tronfio una sua denuncia intimidatoria contro la libertà di espressione di Oliviero Toscani, etichettava come un atto di «cristianofobia» il ricorso ai giudici da parte della vittima?
Il dato oggettivo è che la religione non avesse nulla a che fare con un fatto che ha portato a due sentenze di condanna per violazione della legge, ma pare che ad Amato piaccia davvero tanto nominare il nome di Dio invano per creare contrapposizioni che possano essere sfruttate a scopi politici. In fondo p solo l'uso politico del credo religioso ciò che gli permette di poter andare in giro a sostenere che lui debba poter denunciare chiunque voglia mentre gli altri devono subire in silenzio. E perché mai un bigotto dovrebbe mettere in dubbio la sua parola? In fondo lui dice che la Madonna gli sia apparsa e che lo abbia nominato «generale» di un esercito incaricato di lottare contro la dignità delle minoranze e a favore delle sue ambizioni politiche in tandem con Adinolfi. Ama anche ricordare che lo si deve ritenere una persona più importante delle altre perché iscritto all'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme... quindi, vien da sé, che l'uso politico della religione lo porta a proporsi come un uomo in grado di offrire verità rivelate, soprattutto nel suo sostenere che quella denuncia sia una «persecuzione dei cristiani» da parte di persone che lui sostiene abbiano creato «velenosissime polemiche contro le scuole d’ispirazione cattolica seguite al caso artatamente montato dell'Istituto del Sacro Cuore di Trento».
Sarà, ma generalmente una "montatura" non porta a due sentenze di condanna, checché ne il signor cavaliere del Santo Sepolcro a fini di profitto personale.

Ma questo è solo l'inizio. La macchina del fango dell'integralismo cattolico è andata avanti a proporre le sue "verità" anche attraverso un comunicato stampa congiunto in cui Toni Brandi di Provita Onlus e il cavaliere equestre Gianfranco Amato dei Giuristi per la vita inveivano contro la vittima, esprimendo «piena solidarietà» ai suoi carnefici. Quasi fossero lì a gridare a squarciala il nome di Barabba, affermarono che:

Com’è noto, infatti, una virulenta campagna mediatica diffamatoria – ormai giunta a livello nazionale – ha insinuato che i responsabili della scuola paritaria trentina avessero licenziato una giovane insegnante a causa del suo orientamento sessuale [...] I “Comitati per l’altra Europa con Tsipras” [...] hanno colto l’occasione per invocare un’accelerazione dell’iter parlamentare del disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia, e l’introduzione della propaganda gender nelle scuole. Tutto ciò, mentre le associazioni omosessualiste Arcilesbica, Agedo, Equality Italia e Famiglie Arcobaleno continuano un intollerabile e vergognoso linciaggio morale nei confronti del responsabile dell’istituto, Madre Eugenia Libratore.

Le due sentenze, però, parrebbero confermare un verità opposta e confermare che non ci sia stata alcuna diffamazione. Immancabile era poi il loro tentativo di presentare ai propri proseliti ciò che dovevano pensare per assolvere chi discrimina e condannare chi non si lascia discriminare in silenzio:

L’inutile polemica si potrebbe tranquillamente chiudere precisando che nel caso in questione non si è trattato di alcun licenziamento, in quanto il contratto a tempo determinato con l’insegnante è cessato in data 30 giugno 2014, contratto nel quale, peraltro, la stessa docente aveva dichiarato di «essere consapevole dell’indirizzo educativo e del carattere cattolico dell’istituzione e di collaborare alla realizzazione di detto indirizzo educativo».
Peraltro, quand’anche si fosse trattato di licenziamento, il comportamento tenuto dall’Istituto deve comunque considerarsi pienamente legittimo, laddove si consideri il principio sancito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 29 dicembre 1972, n. 195, e ribadito nel 2011 da una pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo cui una struttura scolastica paritaria ha diritto di «scegliere i propri docenti in base a una valutazione della loro personalità», e di «recedere dal rapporto di lavoro ove gli indirizzi religiosi o ideologici del docente siano divenuti contrastanti con quelli che caratterizzano la scuola».

A fronte di premesse diffamatorie verso la vittima, evidente è il tentativo di invitare i propri proseliti a delinquere a danno delle minoranze. Sono infatti le due sentenze a rivelarci che si sia dinnanzi ad un atto illecito, nonostante Amato sventolasse il suo titolo di "avvocato" nel citare leggi a casaccio.
Ma forse neppure lui credeva davvero a ciò che affermava, dato che ben presto il comunicato si affrettava a sostenere che le leggi dello stato non devono poter mettere becco nelle attività illecite della Chiesa, quasi come se una suora dovesse essere libera di poter andare in giro per strada a sgozzare i passanti senza temere alcuna conseguenza in virtù di una presunta "libertà religiosa" che Amato teorizza debba essere illimitata:

l’evidente strumentalità della risibile richiesta avanzata dal segretario generale della FLC CGIL, Mimmo Pantaleo, di revoca del contributo pubblico erogato dalla Provincia di Trento all’Istituto Sacro Cuore, in quanto tale contributo, essenziale per la stessa sopravvivenza dell’Istituto, non può far venir meno i summenzionati principi di autonomia, né determinare un’indebita ingerenza della pubblica amministrazione nella gestione della scuola, o un’imposizione di scelte incompatibili con l’ispirazione religiosa che connota l’Istituto medesimo.

Dopo la legittimazione di atti illegali, si passava all'intimidazione verso chiunque osasse esprimere opinioni che non fossero conformi al loro pensiero unico. D'altra parte Amato era stato chiaro sul fatto che lui debba poter usare la giustizia a scopi intimidatori mentre le vittime di violenza devono tacere se il canefice cita a casaccio il nome di Dio. Scrivevano:

I Giuristi per la Vita, ProVita Onlus, Nuovi Orizzonti ed il MEVD esprimono la propria sincera e piena solidarietà a Madre Eugenia Libratore e a tutto l’Istituto Sacro Cuore di Trento, auspicando che il Ministro Giannini sappia valutare questo caso in modo imparziale, senza lasciarsi trasportare da indebite pressioni ideologiche, e chiedono al Presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, di denunciare senza indugi i metodi intimidatori, diffamatori, e intolleranti di tutti coloro che tentano operazioni di bassa speculazione demagogica, travisando i fatti di questa vicenda in maniera vergognosamente strumentale.

Due sentenze dicono che siano proprio loro ad aver strumentalizzato la vicenda a fini politici, accanendosi con inumana violenza contro la vittima di una ingiusta discriminazione.E fa riflettere che sfrutta la disinformazione a danno di interi gruppi sociali possa poi fregiarsi del titolo di "onlus" e possa percepire risorse pubbliche a danno di una minoranze e a sfregio delle vittime che si rivolgono ai tribunali.
E non è certo la prima volta che i giudici sbugiardano la loro "verità". Brandi e Amato videro l'archiviazione della loro denuncia contro i professori del licero Giulio Cesare di Roma in virtù di ciò che la procura appurò sia stata una decontestualizzazione ideologica dei fatti. Ed anche allora non rettificarono, al punto che quell'accusa (ritenuta falsa dalla Procura) viene ripetuta ancor oggi durante i convegni di promozione d'odio che il "cavaliere equestre" ama organizzare in compagnia di Povia.
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