Brandi sostiene che le famiglie gay non valgano manco il costo di un documento



Toni Brandi appare ormai come un dispensatore di odio in una chiave in cui cerca di apparire quanto più volgare, perverso e offensivo sia nelle sue possibilità. Pare ormai che l'unico scopo della sua vita sia quello di offendere i gay attraverso la più becera derisione delle loro vite. Dalle pagine del suo sito di promozione delle discriminazione (opportunamente riconosciuto come "Onlus" in modo da pagare meno tasse), afferma:

Il Corriere dà la notizia con costernazione e dolore: il “matrimonio gay”, che con la legge sulle unioni civili è stato legalizzato anche qui in Italia, incontra un intoppo burocratico.
I decreti attuativi non hanno previsto – come la legge originariamente disponeva, e come voleva la norma che gli ha dato esecuzione provvisoria – che gli “sposi” aggiungessero sui documenti il cognome della persona con cui si sono uniti in “matrimonio” al proprio.
Gli omosessuali volevano il doppio cognome sui documenti e sul codice fiscale (cosa che per i mariti e le mogli normali, cioè veri, non avviene). Immaginiamo che per una volta un po’ di buon senso abbia fatto comprendere ai legislatori che confusione e che costi comporterebbe la modifica dei documenti all’anagrafe e del codice fiscale. E poi se i due si separano, dovrebbe cambiare ancora?

Insomma, i gay non valgono i costi di un cambio di documento perché lui (che si definisce "normale" in modo da risultare il più possibile offensivo) vuole avere maggiori diritti a fronte di uguali doveri. E di certo non è vero il suo sostenere che i gay "vogliano" il doppio cognome dato che la richiesta era di un cognome comune come per chiunque altro, così come profuma di zolfo il suo mascherare dietro la definizione di "buonsenso" l'odio di chi vuole togliere dignità e identità ad una famiglia manco si fosse sotto il nazismo.
Ma purtroppo essere gay in Italia significa subire le vessazioni e gli insulti di personaggi evidentemente così insoddisfatto della propria vita da aver rinunziato a vivere per concentrati ossessivamente nella persecuzione del prossimo, in evidente e palese violazione dei comandamenti di quel Dio che lui ama citare come giustificazione alla violenza.


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