Cascioli torna ad attaccare monsignor Paglia, tra disquisizioni sul pene di Gesù e spergiuri sulla vendicatività di Dio



Forse bisognerebbe ricordare a Riccardo Cascioli che fu un gay come Michelangelo ad affrescare la Cappella Sistina, ma evidentemente l'integralista deve avere una pessima opinione dei suoi lettori se non si procura neppure di argomentare meglio i suoi attacchi quasi avesse a che fare con tossicodipendenti che chiedono la somministrazione della loro dose quotidiana di odio contro i gay.
In un articolo firmato proprio dal direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, in riferimento ad un affresco realizzato un decennio fa, Cascioli afferma:

Una Resurrezione blasfema? Forse. Una rappresentazione omoerotica? Lo dice l’autore. Sicuramente è un obbrobrio, artistico e teologico: solo uno degli scempi compiuti a Terni da monsignor Vincenzo Paglia negli anni del suo episcopato (2000-2013). Parliamo dell’enorme affresco che copre tutta la controfacciata della Cattedrale di Terni, dipinto dall’artista gay argentino Ricardo Cinalli dieci anni fa, ma che dai media e dai social è stato “riscoperto” in questi giorni.

Volendo contestualizzare il tutto, va osservato che la fazione guidata da Cascioli non gradisce monsignor Paglia perché poco incline ad appoggiare la loro linea politica di promozione dell'estrema destra mediante l'abuso del sentimento religioso. In tale scenario, non c'è da stupirsi se i suoi giornali sono stati immediatamente usati per creare discredito attraverso quella la macchina del fango che è solito riservare a chiunque obietti al suo pensiero unico. E l'attacco è frontale:

Il motivo della riscoperta è la conseguenza dello scandalo suscitato dall’elogio pubblico di Marco Pannella pronunciato da monsignor Paglia alla presentazione del libro che racconta gli ultimi mesi di vita del leader radicale. Già in passato monsignor Paglia si era distinto per uscite a dir poco inopportune prima da presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia e in tempi recenti da Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia. Che come rappresentante di due istituzioni create da san Giovanni Paolo II per combattere l’aborto e contrastare gli attacchi alla famiglia, sia andato a rendere onore proprio a chi ha fatto dell’attacco alla vita e alla famiglia una ragione di vita, è intollerabile.

Con toni intimidatori, Cascioli pare voler far sapere che qualunque dissenso alla sua volontà verrà ripagata con la ricerca di un qualche scandalo (o presunto tale) con cui cercare di suscitare odio e violenta ira contro il trasgressore:

Diverse sono state le iniziative nel mondo per chiedere le sue dimissioni immediate, ma c’è anche chi si è messo a indagare sulle attività passate di monsignor Paglia, ed è subito uscito il caso dell’affresco commissionato per il Duomo di Terni. In una cattedrale antica, rifatta nel XVII secolo su progetto del Bernini ma costruita su una chiesa precedente la cui origine risale addirittura al VI secolo, è stata piazzata una Resurrezione post-moderna, dominata dalla figura di Cristo che sale al cielo tirandosi dietro due reti cariche di figure umane nude o seminude, con diverse figure di omosessuali e trans.
Tra di loro c’è raffigurato anche monsignor Paglia (su richiesta del committente), nudo anche lui, abbracciato a un povero che lo solleva (ma c’è chi ha dato altre interpretazioni).

Se la nudità è uno degli strumenti con cui Cascioli ama sfruttare per suscitare indignazione in lettori bigotti, frasi simili paiono talmente anacronistiche da riportarci a quando Pio IX ordinò la castrazione delle statue vaticane perché riteneva che la nudità classica fosse peccaminosa.
Va osservato anche che quando Cascioli dice che "qualcuno" avrebbe chiesto le dimissioni di Paglia, il riferimento è a sé stesso e a quell'organizzazione guidata da Toni Brandi che con lui collabora da anni. L'udo terza persona serve evidentemente a far credere che la sua posizione sia condivisa, quando in realtà siamo sempre dinnanzi alle stesse persone e al loro darsi ragione a vicenda in virtù di come alcune persone ignoranti tendano ad uniformarsi all'opinione della maggioranza quando non hanno elementi sufficienti a sviluppare un pensiero autonomo su una determinata questione (è proprio quello il motivo per cui alcuni partiti si dichiarano vincitori prima delle elezioni al fine di cercare di attingere a quella forbice di voti).

A quel punto dell'articolo, Cascioli ci informa di come la sua attenzione sia finita a scrutare attentamente tra le gambe di Gesù, cercando di vedere se riusciva a scorgere il suo pene:

Qualche polemica in più l’ha creata l’evidenza dei genitali di Gesù che traspaiono evidenti dal telo che lo ricopre. Anche questo particolare, spiega Cinalli, ha trovato il consenso del vescovo perché – avrebbe detto - «Gesù è una persona, un umano», e quindi si «vede attraverso il tessuto che era un uomo reale». Un vero genio questo Paglia: chissà perché per duemila anni la Chiesa non ha mai dubitato della natura umana di Gesù senza dover ricorrere a certe visioni. O forse monsignor Paglia pensa che stia lì l’essenza dell’umanità.

Se la descrizione appare sufficientemente pruriginosa da portare il lettore a pensare che Gesù sia stato raffigurato come in un film di Rocco Siffredi, basta osservare l'immagine per notare come quella trasparenza così demonizzata da Cascioli non sembri sembri inferiore a quelle presenti in Vaticano. Chissà se anche dinnanzi alle opere di Michelangelo l'attenzione di Cascioli si concentra si concentra solo pene di Gesù...

L'articolo prosegue con il lamentare che il dipinto ci sarebbero anche gay e trans, ossia persone che lui sostiene finiranno all'Infermo (peraltro in buona compagnia, dato che le condanne morali elargite da Cascioli sono tali da permetterci di presumere che forse lui non salverebbe manco Gesù):

Ma per quanto la polemica di questi giorni si concentri sulla esaltazione della presenza di gay e trans nel piano di salvezza di Dio, la gravità del dipinto va ben oltre questo aspetto. Si tratta infatti di una visione della Resurrezione che si fonde con il Giudizio Universale, ma che non ha niente a che vedere con ciò che i vangeli e la tradizione della Chiesa ci tramandano. In un’opera sacra la libertà creativa dell’artista deve coniugarsi con la correttezza teologica, cosa che qui è lontanissima dalla realtà.

E qui ci sarebbe da ridere. Casioli afferma che gli artisti non debbano avere alcuna libertà, ma poi non critica quelle icone in cui Gesù viene raffigurato con pelle bianca e lineamenti europei. Inutile a dirsi, un uomo nato a Nazareth avrà sicuramente avuto un colorito olivastro e lineamenti molto simili a quegli Islamici che Casciolii vorrebbe bombardare senza alcuna pietà. Ma evidentemente il direttore de La Nuova Bussola Quotidiana è uno di quelli che ama negare la verità pur di spergiurare che sia Dio ad essere fatto a sua immagine e somiglianza, non il contrario

Sostenuto che un Gesù che trascina due reti piene di esseri umani «per certi versi ricorda l’Uomo Ragno», l'integralista arriva ad attaccare chi dice che «Dio ama e salva tutti». Una realtà evidente a chiunque abbia letto i vangeli, ma lui preferisce promuovere la figura di una divinità autoritaria e iraconda che dispensa morte e condanne a destra e manca. D'altra parte l'intero potere temporale della Chiesa si è sempre basato sullo sfruttamento della paura e probabilmente Cascioli non vuole farsi sfuggire la possibilità di poter manovrare le persone come burattini attraverso la paura inflitta da chi dice loro che ogni dissenso verrà punito per l'eternità:

Che ami e voglia la salvezza di tutti è un discorso, ma che tutti siano salvati è un altro. E infatti nel dipinto viene fatta fuori la libertà dell’uomo, il Signore ti salva anche se tu non vuoi. Non c’è inferno: tutti gli uomini, di tutti i colori e di tutte le religioni (ci sono anche musulmani, buddhisti, ecc.) sono destinati a salire verso la Gerusalemme celeste dove Cinalli (con Paglia) vede peraltro più minareti che chiese.

Ed è proprio inneggiando al Vecchio Testamento che Cascioli conclude:

È anche sorprendente notare come l’opera voluta da monsignor Paglia anticipi di alcuni anni ciò che oggi è diventato il pensiero dominante nella Chiesa, come allora aveva perfettamente sintetizzato il critico d’arte inglese John Russell Taylor: «Se questo è un Giudizio Universale, deve essere un giudizio senza condanna! Indipendentemente da come è stato inteso da Cinalli, è chiaro che la rappresentazione è al passo con la teologia corrente: una teologia che guarda con poco favore al Dio vendicativo del Vecchio Testamento, e preferisce qualcosa o qualcuno molto meno giudicante». Ma non era Gesù che spiegava la divisione tra eletti e dannati che ci sarà nel giorno del Giudizio?

Peccato che Gesù sia anche quello che diceva di non giudicare se non si voleva essere giudicati, che invitava ad amare il prossimo come sé stessi, che suggeriva di non occuparsi della pagliuzza nell'occhio del fratello o che spiegava come l'amore di Dio sia maggiore a quello che prova un padre per il figlio. Ammesso e non concesso che Cascioli non si dica disposto a gettare negli Inferi i figli, tanto dovrebbe bastargli a comprendere che Gesù è stato chiaro sul fatto che il giudizio umano non ha nulla che vedere con quello divino. Eppure, al solito, Cascioli appare pronto a decontestualizzare un qualche versetto per attribuire connotazioni religiosa a rivendicazioni che in realtà non sono altro che giochi politici e di potere.
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