Costanza Miriano non vuole la parità per le donne: «Non era poi male quando ci impedivano di studiare e di scegliere»



Non pare un caso che Costanza Miriano sia una delle poche donne ai vertici dell'integralismo cattolico, soprattutto se si considera come a renderla apprezzata sia il suo sostenere che gli uomini debbano essere reputati superiori a lei. In quel clima in cui omofobia e misoginia vanno spesso a braccetto, nella stessa modalità con cui si usa Giorgio Ponte per sostenere che siano i gay a voler essere considerati inferiori agli etero, si usa la Miriano per sostenere che siano le donne a voler essere sottomesse all'uomo.
L'evidenza di quella propaganda è evidente, tant'è che basterebbe assistere ad un qualunque comizio di Amato o leggere un articolo di Casicoli per osservare come si cercherà di sostenere che il fantomatico "gender" sia la conseguenza del femminismo e che sarebbe stato meglio se la donna e ne fosse stata buona e zitta in un angolo mentre l'uomo si faceva gli affari suoi.
Ed è qui che entra in gioco la Miriano. Non paga di aver dato alla luce libri misogini come "Sposati e sii sottomessa", è dalle pagine del suo blog che la la troviamo pronta ad inveire contro chi osa parlare di sacerdozio femminile. L'affondo è contenuto in un articolo dall'eloquente titolo "E se le donne non volessero essere preti?".
Basterebbe anche solo leggere il titolo per comprendere come il suo problema non sia tanto quella fantomatica "ideologia gender" che riempie la sua bocca, quando l'idea stessa che una donna non si debba ritenere inferiore all'uomo e che possa vivere felice solo obbedendo a lui. E se ogni opinione è lecita, meno lecito è come il suo desiderio di sottomissione si trasformi in una campagna contro i diritti delle altre donne in un tentativo di imporre alla società una visione limitata e limitante dell'essere donne.

L'articolo esordisce con una tesi che viene presentata al pari di una verità rivelata (ancor più dato che a decidere quei dogmi è sato un uomo a lui lei, da donna, non deve poter obiettare). Scrive:

Secondo la Civiltà Cattolica – che confesso di non leggere, ma che è citata testualmente dal sito del Timone – il discorso dell’apertura del sacerdozio alle donne non è chiuso. A dire la verità, come ricorda Magister, Papa Francesco è stato molto chiaro in merito: “Sull’ordinazione di donne nella Chiesa cattolica l’ultima parola chiara è stata data da Giovanni Paolo II, e questa rimane”. Ma la rivista dei gesuiti riapre la questione, anche se GPII aveva affermato chiaramente che la Chiesa non ha facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, e che “questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”.

Se dovessimo prendere per buoni i dogmi creati dagli uomini, dovremmo sostenere che nel momento stesso in cui un pontefice ha sostenuto che la Terra fosse piatta, dovremmo accettare quella sua opinione come un dogma che non può essere messo in discussione neppure dinnanzi all'evidenza scientifica di una Terra sferica. E forse non dovremmo accettare che non sia il Sole a girare attorno alla Terra o che il Sistema Solare non sia al centro dell'Universo.
Quelle erano tutte teorie sottoscritte e certificate dalla Chiesa che poi si sono rivelati dei falsi, motivo per cui appare pericoloso il suo sostenere che ogni parola detta da un Papa debba essere presa come la volontà di Dio e non come l'opinione di un uomo. Però lei scrive:

La prima cosa che voglio dire è che trovo assurda la motivazione addotta dall’autore dell’articolo, il vicedirettore, gesuita, Giancarlo Pani, per dichiarare la questione ancora aperta. Il motivo sarebbe che i fedeli non danno consenso a questa posizione del Magistero, e una dottrina proposta dalla Chiesa chiede di essere compresa dall'intelligenza credente. A me pare esattamente il contrario. Se una cosa l’ha stabilita il Signore, è l’intelligenza credente che con la grazia e la fede si “adatta” alla verità proposta, cerca di capirla, comprenderla. 

In realtà sappiamo bene che Gesù valorizzò il ruolo della donna oltre le consuetudini dell'epoca, seppur si sia circondato da uomini dato che nella Palestina dell'epoca non sarebbe mai stato preso sul serio se avesse assunto decisioni diverse.  Ma il voler decontestualizzare la realtà storica per trasformarla in un dogma discriminatorio assomiglia più ad un'eresia che ad un atto di fede. In fondo, se l'uomo fosse chiamato alla cieca obbedienza, che senso avrebbe il libero arbitrio? E non pare furbo neppure il suo sostenere che «l'ordinazione sacerdotale» sia da intendersi come una «proposta infallibilmente e definitivamente dal Magistero» in un clima in cui tale asserzione ci porterebbe a dover sostenere che «l'infallibilità della Chiesa» non abbia commesso errori nell'ordinare sacerdoti quei pedofili che hanno abusato e stuprato bambini nelle proprie parrocchie. Eppure la signora Miriano pare così convinta di quella sua teoria da sostenere:

Se la Chiesa per due millenni ha affermato qualcosa con certezza, appellandosi all’infallibilità, il fatto che quella cosa venga percepita come espressione di “autoritarismo”, come dice la Civiltà Cattolica, non dovrebbe minimamente interessarci come fedeli, tanto meno dovrebbe interessare ai pastori

Immancabile è poi la negazione della verità, con una Miriano che ama sostenere che la sua personalissima opinione sia condivisa da tutti:

Quanto al merito, proviamo a vedere superficialmente qualche punto della questione femminile. Innanzitutto io non conosco manco mezza donna che viva come una deminutio il fatto di non poter fare il prete. Davvero, ci ho pensato e ripensato. Forse me ne viene in mente qualcuna, pochissime– donne avanti con gli anni e poco realizzate nella vita privata –che vorrebbero più spazio nel senso di prestigio e visibilità, ma come risarcimento per qualche frustrazione, per la mancanza, soprattutto, di un rapporto vivo col vivente. 

La falsità di simili affermazioni si commentano anche solo osservando quante donne abbiano scelto il sacerdozio nella Chiesa Anglicana, ma una comunicazione assai più subdola traspare dal suo etichettare come «poco realizzate» quelle donne che osano pensare di non valere meni degli uomini unito al suo spergiurare che le sue affermazioni si baserebbero su quello che lei sostiene sia stato il suo aver «parlato con migliaia e migliaia di donne cattoliche in tutta Italia e fuori». Per proprietà transitiva, la Miriano bolla come non cattoliche tutte le donne che dissentono.

Dopo una lode alle suore e il suo spergiuro sul fatto che sarebbero tutte «perfettamente realizzate nel posto che hanno», la donna pare voler compiacere il suo voler essere sottomessa nel sostenere che sia giusto che un prete possa agire come meglio crede e che una suora debba obbedire ad una madre superiora. Ma è in quel crescendo di misoginia che la Miriano si lancia nel sostenere che avrebbe preferito non studiare per essere lasciata a casa a badare alla prole:

Valorizzare la donna, invece, non significa affatto chiederle di fare l’uomo. Le femministe hanno fatto questo errore, rendendosi complici, lievito direi, di una trasformazione epocale che per noi donne si è rivelata complessivamente una enorme, gigantesca, beffarda fregatura. Perché, è vero, adesso ci è permesso di scegliere e studiare, che sono cose belle, ma in cambio ci è chiesto di diventare uomini, di lavorare come uomini, di avere rapporti come gli uomini, di avere sempre meno tempo per le persone a cui vogliamo bene, meno tempo per i nostri bambini, che infatti sono sempre meno numerosi, ma anche per i nostri anziani, o per accudire tutte le fragilità. 

Sarà, ma se davvero crede in ciò che dice, difficile è comprendere perché non si dimetta e non lasci che sia l'uomo a portare a casa la pagnotta (tanto un dirigente Rai non avrà certo problemi a pagare i conti a fine mese). Evidentemente è implicito che siano le altre donne a non dover avere ambizioni, mica lei.
In fondo Sant'Agostino, padre fondatore di una chiesa che lei assolve da qualunque accusa di misoginia, sosteneva che «le donne non dovrebbero essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi».

Poi, parlando senza alcun diritto a nome di tutte le donne del mondo, la signora Miriano pontifica:

A noi non interessa essere pastori, e guidare, a noi interessa mischiare la nostra vita con quella degli altri, ma nella libertà, seguendo il soffio dello Spirito, se ne abbiamo la grazia, gonfiando le vele della Chiesa, lasciando che siano gli uomini a fare quel noiosissimo ruolo di alberi maestri.

In quel piano inclinato in cui la Miriano pare provare piacere orgasmico nel ridicolizzare e sminuire il ruolo della donna, aggiunge anche:

Quanto al valorizzare le donne, non esiste un luogo in cui noi donne ci sentiamo più valorizzate che nella Chiesa. A me solo dei sacerdoti hanno parlato della mia grandezza, nobiltà, valore. Della purezza, dell’apertura alla vita, di un amore che non sia solo emozione o possesso, che è quello che ci propone il mondo con la sua retorica dell’amore romantico. Solo nella Chiesa mi hanno indicato una strada che si è rivelata benedetta per la mia storia, solo nella Chiesa ci sono uomini che perdono la vita nei confessionali ad ascoltare paturnie, a sbrogliare matasse, a guidare le nostre vite complicate. Per esempio, una donna ti si fa compagna di cammino, ti viene a stirare a casa, ti abbraccia, ti regala una borsa, della cioccolata o un profumo, ma serve un uomo, un vero uomo, per la direzione spirituale.

Un ambiente così accogliente in cui Sant'Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica, affermava che «la donna non è fatta a immagine e somiglianza di Dio. È nell'ordine della natura che le mogli servano i loro mariti ed i figli i loro genitori, e la giustizia di ciò risiede nel principio che gli inferiori servano i superiori... È la giustizia naturale che vuole che i meno capaci servano i più capaci. Questa giustizia diventa evidente nel rapporto tra gli schiavi ed i loro padroni, che eccellono in intelletto, ed eccellono in potere».
Non pare andare meglio con quel Papa Paolo VI che predicava: «Dovere principale della moglie è provvedere al governo della casa in subordinazione al marito. All’uomo spetta l’ultima parola in tutte le questioni economiche e domestiche e la donna deve essere pronta all’obbedienza in tutte le cose: il suo posto è soprattutto in casa. Son da condannare gli sforzi di quelle femministe le cui pretese mirano ad un’ampia uguaglianza fra uomo e donna». O che dire di quel San Giovanni Crisostomo che scriveva: «La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene. Le donne servono soprattutto a soddisfare la libidine degli uomini».
Forse più pragmatico fu quel Papa Benedetto XV che riconosceva la convenienza politica dell'uso delle donne: «È opportuno il voto alle donne perché sono più conservatrici e più legate agli ambienti ecclesiastici, ma ciò non toglie valore alla loro necessaria ineguaglianza e inferiorità in quanto la Sacra Scrittura sottopone soprattutto alla nostra attenzione due dei maggiori pericoli: vino e donne». E che dire del Manuale del confessore che prevedeva pene per «i peccati e colpe della donna violentata» ma non quelle per il violentatore?
Poi la Miriano potrà anche dire che non esiste maschilismo nella Chiesa e che lei è felice nello stare seduta su di un gradino più basso, ma forse bisognerebbe ricordarle come quella connivenza abbia condannato tante altre donne a subire torture, mutilazioni e uccisioni rigorosamente compiute nel nome di Dio (ovviamente maschio).
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