Diffamata da una bufala su Facebook, preannuncia una denuncia all'autore



L'integralismo cattolico pare non conosce etica o coscienza nella sua propensione a confezione notizie false da immettere sui social network per creare odio contro un'intera categoria di persone. Tra queste anche una notizia intitolata: "Coppia lesbica picchia a morte un bambino di 4 anni: non diceva «papà»".
Francesca Brancati dev'essersi sentita raggelare il sangue nel vedere che c'era lei nell'immagine che accompagnava la notizia. Attivista lgbt, fa parte del coordinamento nazionale di Equality Italia e si batte quotidianamente contro il pregiudizio promosso dall'integralismo.
Dalle pagine de La Stampa, la donna racconta: «La prima segnalazione mi è arrivata lunedì mattina da una mia amica, che mi ha riconosciuto in una vecchia foto con la mia ex-compagna. L’immagine era collegata all'articolo condiviso contemporaneamente da varie pagine Facebook. Una cosa così non mi era mai capitata. Un fatto del genere, la morte di un bambino… Ho avuto il voltastomaco. Vedere il mio volto collegato a quel titolo è stato terribile».

La pagina che per prima ha condiviso la falsa notizia è parte del gruppo "Catena Umana", un network di siti che promuovono bufale omofobe, razziste e xenofobe collegate a Vincenzo Todaro, un ex-imprenditore edile di Parma. Per generare click, l'uomo pubblica notizie false che sono state appositamente concepite per fomentare odio e pregiudizi, tutte rigorosamente incaricate di suscitare facile condivisioni che possano portare gli utenti su pagine zeppe di pubblicità. L'obiettivo ultimo è quello di fare soldi facili attraverso la promozione dell'odio e l'abuso dell'ignoranza.

La Brancati osserva anche che «faccio attività politica e mi batto per i diritti civili da molto tempo. Negli anni me ne hanno dette di tutti i colori, ma una cosa del genere non mi era mai capitata. E’ davvero grave, e cerco di non pensare a cosa sarebbe potuto succedere. E se qualcuno mi avesse riconosciuto per strada dopo aver visto la mia foto collegata a quel titolo?».
Poi annuncia l'intenzione di sporgere denuncia. «Ho messo tutto in mano al mio avvocato di di fiducia, Roberta Porro. Vedrà lei adesso quali saranno le azioni più consone da intraprendere per difendere la mia immagine. Io di certo non mi arrendo. Come ho scritto anche su Facebook, dove in tanti mi hanno dato supporto e affetto, voglio andare fino in fondo. Hanno avuto la sfortuna di scegliere la foto della persona sbagliata».
1 commento