Filippo Roma come Mona Iraqi nella spettacolarizzazione del sesso gay a fini discriminatori



Filippo Roma non si è inventato nulla con i suoi servizi anti-gay. Appurato come nei suoi servizi appaia incapace di argomentare le sue illazioni riguardo al fatto che l'Unar avrebbe finanziato i circoli affiliati all'Anddos e non i suoi progetti in collaborazione con l'Università Sapienza, pare non gli sia rimasto che provare a cavalcare l'onda dell'omofobia per condannare l'esistenza stessa delle saune gay. A scanso di equivoci, va ribadito che il suo sostenere che non si debbano dare soldi ad associazioni che hanno altre attività sarebbe sostenibile solo se Roma se la prendesse anche con l'Arci e i suoi circoli o contro la Chiesa Cattolica e le sue tante attività economiche.
Detto questo, la sua spettacolarizzazione del sesso gay non pare dissimile da quello della giornalista egiziana Mona Iraqi che condusse personalmente un raid per far arrestare gli uomini che frequentavano un bagno turco per gay. Al pari di Filippo Roma anche lei tirò in ballo le malattie sessualmente trasmissibili per sostenere che quello fosse «il segreto della diffusione dell Aids in Egitto». Ed esattamente come Filippo Roma, se ne infischiò della privacy nel mostrare i volti dei ragazzi esattamente come l'inviato delle Iene ha mostrato nomi, cognomi e fotografie di chi lo ha criticato con troppa enfasi (grave è come sulla pagina ufficiale del programma c'è chi si offre già per un raid punitivo, mostrando come la ritorsione di Roma possa mettere a rischio di vita quelle persone oltre a danneggiarla in ambito lavorativo).
In Egitto tutti i ragazzi vennero prosciolti, ma alcuni di loro hanno minacciato di uccidersi dopo che la trasmissione ha reso «un inferno» la loro vita. In Italia pare presto per capire se il servizio porterà alla morte di qualcuno, anche se il blocco di rutti i finanziamenti Unar rischia di costare non poco ad alcune transessuali giordane che avrebbero dovuto trovare ospitalità in rifugi che non potranno più essere costruiti (con gran soddisfazione per quei gruppi integralisti che già inneggiano alla loro uccisione come un qualcosa da auspicare).
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