Gianfranco Amato in difesa della De Mari: «Dio castigherà chi non si unirà alla mia battaglia. Prendere a schiaffi l'avversario è un dovere morale»



Il Corriere della Sera mente e non c'è alcuna indagine a carico di Silvana De Mari. È quanto sostiene l'integralista Gianfranco Amato dalle pagine del sito dell'imputata. Com'è noto, pare che Silvana De Mari sia stata rinviata a giudizio per istigazione all'odio in seguito a mesi trascorsi a diffamare e insultare quei gay che lei definisce «anormali», «pericolosi», «biologicamente inferiori», «mangiatori di escrementi», «deficienti» e via discorrendo.
Eppure Amato, in qualità di cavaliere dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che ha diritto al saluto d'onore della guardia svizzera vaticana, il leader integralista nega tutto e dice:

Peccato che si tratti di una non-notizia, perché non c’è nessuna indagine in corso. E’ stato semplicemente presentato un esposto e assegnato ad un magistrato il quale dovrà valutare se vi siano estremi per disporre le indagini o per archiviare tutto. Circostanza, peraltro, altamente probabile, anzi quasi certa, giacché in nessuna delle affermazioni rese dalla dottoressa Silvana De Mari può ravvisarsi la benché minima ipotesi di reato.
Neppure una larva di reato. La questione, quindi, si potrebbe chiudere qui. Punto.

La teoria di Gianfranco Amato è che se l'avvocato difensore sostiene che l'imputato sia innocente, allora è inutile fare un processo perché sicuramente ha ragione lui.

Dato che si è dinnanzi ad un personaggio legato a potenti lobby di estrema destra, non c'è da stupirsi nell'osservare come Amato non perda l'occasione per alimentare la propaganda d'odio della sua assistita:

Il fatto è che Silvana De Mari ha avuto il coraggio, anche attraverso valutazioni di carattere scientifico, di contrastare il Pensiero Unico, di andare contro corrente rispetto al Verbo del politically correct, di sfidare la dittatura dominante, di opporsi alla tracotanza delle lobby gay, di combattere la propaganda del Potere, di avversare il delirio ideologico della pseudo-scienza, di rivendicare l’oggettiva evidenza di ciò che è naturale. Ecco, perché, quindi deve essere intimidita.

Ovviamente una denuncia a danno di un'alleata del suo partito viene immediatamente indicata come una "intimidazione" anche se tale definizione appare a dir poco ridicola se a pronunciarla è quello stesso uomo che per anni ha denunciato chiunque osasse opporsi al suo pensiero. L'unica differenza è che nessun magistrato ha mai mandato avanti le denunce, ma evidentemente nella bolla di menzogne in cui vive l'integralismo si può dire che la donna abbia il diritto si spacciare il suo pregiudizio per scienza ma che gli insegnanti del Giului Cersare di Roma non potevano suggerire la lettura di un libro a lui gradito.

In una pagina piena di immagini di naziste, svastiche arcobaleno e donne imbavagliate (peraltro le stesse donne che Silvana De Mari mandò a quel paese nella sua promozione del maschilismo in cordata con Costanza Miriano), Amato aggiunge:

Per rendere l’intimidazione contro la dottoressa De Mari ancora più efficace, “Il Corriere della Sera” precisa che «si tratta di un’inchiesta destinata ad ingrandirsi, dopo l’annuncio, arrivato nel pomeriggio di lunedì 13 marzo, che la Città di Torino avvierà analoga iniziativa legale servendosi della sua avvocatura, e che anche la Regione farà la stessa cosa, dopo che il Comitato per i diritti umani ha coinvolto i legali dell’ente. Dunque, tre cause legali contro la gastroenterologa». La dottoressa è avvisata. Si penta immediatamente e chieda scusa. Sarebbe sufficiente un semplice autodafé, una pubblica ammissione di colpa, un plateale pentimento per evitare grane legali. In fondo la tranquillità può ben valere l’umiliazione di un pubblico “mea culpa”, quello che nei campi di rieducazione della Cina maoista si chiama jiǎntǎo (检 讨).
Che “il Corriere della Sera” si presti a questo gioco non stupisce, visto che quel quotidiano rappresenta ormai uno dei principali organi di stampa dell’attuale regime.

Dopo la solita litania su quei poveri integralisti che non possono discriminare chi vogliono senza che qualcuno ricordi loro che esiste una legge, il co-fondatore del partito omofobo di Adinolfi passa alle minacce:

Questa volta, però, il Potere ha individuato il bersaglio sbagliato. Sì, perché la dottoressa De Mari non è certo una persona disposta a farsi intimidire. E se anche qualche Procuratore della Repubblica intendesse procedere contro di lei – vedremo sulla base di quali imputazioni – la dottoressa sa di poter contare sulla difesa dei Giuristi per la Vita, gli ultimi pretoriani del sacrosanto diritto alla libertà di parola e di opinione nel nostro sciagurato Paese. Silvana De Mari sarà difesa – qualora dovesse rivelarsi necessario – in ogni stato e grado di giudizio, fino alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ed ancora, si cerca di cavalcare la notizia per vomitare fango contro l'estensione di quella legge Reale-Mancino  che oggi lo tutela in quanto sedicente cristiano anche ad altre minoranze. Con toni da propaganda nazista, afferma:

C’è, in realtà, un sospetto inquietante dietro a questa strana vicenda. Nulla mi leva dalla testa che ci sia in atto un’operazione premeditata a tavolino per far riesumare il famigerato disegno di legge “Scalfarotto” in tema di omofobia – un’autentica bestialità giuridica – oggi fortunatamente arenatosi in Commissione Giustizia del Senato perché oggettivamente indifendibile e palesemente incostituzionale.
La vicenda De Mari, all’uopo strumentalizzata, rischia di diventare l’occasione per introdurre definitivamente nel nostro ordinamento giuridico, attraverso il citato ddl, un reato d’opinione. Così si chiuderebbe il cerchio e la dittatura del Pensiero Unico, da semplice dittatura “culturale”, potrà finalmente assurgere alla dignità di dittatura reale. Con i suoi reati di opinione, i suoi tribunali speciali, le sue condanne penali esemplari, il braccio omofobi nei penitenziari di Stato. Lager e Gulag per gli “omofobi” arriverebbero dopo, nell’ultima fase avanzata del regime, prima del crollo finale. E’ accaduto così per tutte le dittature.
Quello che oggi non possiamo permetterci è di avere paura, di farci intimidire, di essere intimoriti. Di fronte alla dittatura reagire è sempre un dovere morale.

Gianfranco Amato passa così a raccontare che Gesù era un deficiente ad invitare i cristiani a porgere l'altra guancia: «Io concordo pienamente con Silvana De Mari -dice- se il Potere ti da uno schiaffo devi rispondere con tre schiaffi, perché due non bastano». Ed è per negare quella contraddizione che Amato sfodera la solita storiella sui gay-nazisti che minaccerebbero i suoi sogni totalitaristici e quei distinguo che lui vorrebbe fossero imposti agli altri:

Qualcuno ci contesta che questo atteggiamento non sarebbe cristiano, perché contraddirebbe l’esortazione evangelica a «porgere l’altra guancia». Qui però dobbiamo capirci, perché se l’espressione viene interpretata come rassegnazione difronte al male o inerte pacifismo, beh allora oggi ci troveremmo al potere ancora il successore di Hitler con il Terzo Reich. Una prospettiva non proprio allettante. O, se vogliamo andare più indietro nella Storia, un’errata interpretazione dell’invito a porgere l’altra guancia avrebbe impedito a San Pio V di convocare la Lega Santa per resistere all’assalto dell’Europa da parte dell’Impero Ottomano nella battaglia di Lepanto. Oggi vivremmo in un’ Europa musulmana (secondo qualcuno sarebbe stato meglio che vivere nell’attuale Europa, ma questo è un altro discorso).

Ed è sempre sostenendo che i cristiani debbano essere violenti che aggiunge:

A proposito di cristiani arrendevoli, vorrei ricordare un episodio del Nuovo Testamento che mi ha sempre colpito. Quando il Sommo Sacerdote Anania ordina di dare uno schiaffo nella bocca di San Paolo, quest’ultimo non resta in silenzio ma reagisce inveendo contro di lui con queste parole: «Dio percuoterà te, muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi secondo la Legge e contro la Legge comandi di percuotermi?» (Att. 23,3). No, non possiamo restare silenti di fronte all’ingiustizia.

Ovviamente vien da sé che a decidere la verità dei fatti sia sempre lui, dato che il sostenere che si debba poter diffamare impunemente qualcuno non è certo un qualcosa di cristiano né di difendibile. È solo il preludio ai sogni di un nuovo nazismo che vengono introdotti sostenendo che la vera minaccia sia la giustizia sociale.

Ed è sempre violentato le Scritture che Amato invita "alla battaglia" per garantire che la signora de Mari possa andare in giro con le sue immaginette pornografiche e con i suoi insulti violenti a creare odio contro un intero gruppo sociale:

Visto il particolare tempo liturgico che stiamo vivendo, suggerisco di riflettere anche su queste utili considerazioni di Padre Robert: «La Quaresima è un tempo per scoprire se qualcosa, che non è Dio, ha potere su di noi. È un tempo per vedere con chiarezza chi siede sul trono del nostro cuore. È un tempo per verificare se abbiamo l’umiltà, la docilità e la voglia necessaria per “entrare per la porta stretta” (Matteo 7,13), che è l’unica via per il cielo. Miei cari, è ora di svegliarci e renderci conto che siamo in una guerra, e per il momento le cose non sembrano porsi per il verso giusto. Ricordiamoci che San Bernardo predicava che “Dio castiga il bene quando non si lotta contro il male”. Nella Sua misericordia, il Signore ci dà la Quaresima per addestrarci in vista della battaglia, che dobbiamo combattere fino al nostro ultimo respiro».

Al solito, dunque, Amato sostiene che si debba obbedire ai suoi ordini per non incappare i un castigo divino. Lo sosteneva anche Hitler, quando per il suo partito nazista scelse uno slogan volto a sfruttare il sentimento religioso per legittimare la costruzione dei suoi  centri di sterminio.
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