Gianfranco Amato parla di «lobby gay», ma sono gli amici della sua famiglia a battersi contro Silvana De Mari



Gianfranco Amato va in giro a dire che ci sarebbe una fantomatica «lobby gay» dietro le proteste per le volgarità e gli insulti di Silvana De Mari. Anzi, con i suoi toni soliti toni tragicomici, spergiura che lui sarà pronto «a morire» pur di difenderla. I suoi amici di Provita Onlus gli danno corda e sostengono che la povera integralista sia vittima di una terribile e fantomatica «gaystapo». Peccato che la realtà dei fatti appaia un po' diversa, soprattutto se si considera come siano proprio gli amici più intimi della famiglia di Gianfranco Amato a battersi contro l'odio della sua protetta.

Ma andiamo con ordine. Era il 21 maggio 2016 quando il Amato cercò di rubare la scena a sua figlia nel giorno del suo matrimonio e pubblicò su Facebook una serie di fotografie in cui posava tronfio nel mostrare come la sua primogenita fosse stata consegnata nelle mani di un maschio bianco ed eterosessuale. Un'immagine degli sposi da lui pubblicata pare non lasciar dubbi sul fatto che quest'altra fotografia mostri gli medesimi sposi in compagnia di una loro amica. Ed è proprio lei ad aver condiviso con orgoglio la firma che ha apposto ad una petizione volta a chiedere l'immediata radiazione della signora Silvana De Mari dall'ordine dei medici.

Dato che gli altri messaggi lascerebbero presumere che la ragazza sia eterosessuale, l'integralismo cattolico non potrà manco attaccarla sulla base della sua sessualità. Anzi, in altri messaggi la ragazza spiega intelligentemente che non serve essere gay per sostenere i diritti dei gay, in quell'ottica in cui è doveroso battersi per i diritti anche quando è qualcun altro a vederseli negati (checché ne dicano i vari Brandi o Cascioli). Praticamente siamo dinnanzi all'esatta antitesi di quella De Mari che nei suoi video ama ricorrere a a frasi come: «a noi normali fate schifo», «i gay non devono essere orgogliosi di ciò che sono» o «noi non amiamo i Pride e noi siamo la maggioranza. In una società civile la minoranza ha il dovere di non offendere la maggioranza».
Ma la verità è che l'amore, contrariamente all'odio, è un sentimento nobile che merita di essere vissuto in tutte le sue forme. Compreso quel bacio in cui la ragazza bacia sulla bocca un'amica... una ragazza bionda che pare assomigliare in maniera incredibile figlia del "generale", così tanto che qualcuno potrebbe persino pensare che sia proprio lei... ma intanto Amato si sta battendo con tutte le sue forze per far sì che un simile bacio possa essere condannato e punito nel nome di quella che lui sostiene sia la supremazia degli atti eterosessuali.
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