Il Corriere della Sera torna a dipingere la vita dei gay come un girone dantesco



C'è da chiedersi a che schifo di gioco stia giocando il Corriere della Sera. A pochi giorni dal primo articolo di demonizzazione dei gay, il quotidiano recentemente acquistato da Cairo Editore (ossia quella stessa società che dipinge le persone sieropositive come appestati di cui bisogna aver paura) è tornato a puntare il dito contro una comunità ben precisa, quasi come se gli eterosessuali non facessero sesso o se non utilizzassero droghe.
Pare che l'effetto Iene non voglia saperne di fermarsi, con i cattotalebani che ormai vanno in giro armati di torce e forconi nel chiedere che i gay siano provati di qualunque diritto e di qualunque tutela perché da loro ritenuto dei luridi pervertiti che pensano solo al sesso e alla droga.

Questa volta la presunta fonte della loro "inchiesta" sarebbe un architetto di Bologna, pronto a raccontare quanto facciano schifo i gay e quanto li si debba ritenere dei luridi porci ossessionati dal sesso. A lui si attribuiscono frasi come:

“Smetto quando voglio” è lo slogan che accompagna chi è nel giro, ma anche “non riesco più a stare senza”. Le feste durano 24 ore, si svolgono soprattutto in casa. Ma abbiamo frequentato anche saune in cui ci offrivano gli stupefacenti e locali di “cruising”, circoli privati con darkroom. Ricordo che in un locale nel Padovano un ragazzo usò il “G” (GHB, Gamma-idrossibutirrato) ed ebbe una reazione avversa, i buttafuori lo accompagnarono in macchina abbandonandolo al suo destino». «Ho visto gente collassare, lasciata a dormire in una stanza senza sapere se è viva o morta». «In questi festini invitano gente abbiente che paga la droga. Metanfetamine, ketamina, GHB, Popper, Viagra, ghiaccio spray. Ogni tanto cocaina. Chi la porta la infila nei pacchetti di sigarette, nelle mutande, nelle caramelle. Si hanno rapporti sessuali non protetti e quando la serata incomincia a scemare, si chiama altra gente via social per ravvivare l’atmosfera. A fine serata si è stanchi, si diventa irritabili ed è facile che scattino battibecchi. Una volta uno degli invitati mi ha preso a pugni». «Nei social abbiamo dei codici per riconoscerci: nomignoli come “KMS”, chems; “Fun”; maialini o scritte “Bareback”, che significa senza preservativo». «Tutti professionisti rispettabili: insegnanti, medici, politici, direttori di locali in voga, giovani di buona famiglia. Il 98% ha rapporti sessuali non protetti e molti dei partecipanti sono sieropositivi. Quindi quando entri in un gruppo “bareback” metti in conto il rischio di contrarre l’Hiv.

Uno spaccato forse reale, ma che andrebbe contestualizzato come un fenomeno minoritario preseente nella comunità gay esattamente come in quella eterosessuale. Eppure pare che sotto la lente di ingrandimento del Corriere siano finiti solo i gay, con tanto di frasi volte a sostenere che «nelle comunità gay milanesi, bolognesi e romane si stima che l’8% pratichi il chem sex, con percentuale in aumento». Il dato riguardante la situazione fra gli etero non viene pubblicata, tanto mica è loro che si sta cercando di demonizzare.
E poco pare importare se una simile aggressione sia un inaccettabile tentativo di generalizare un tema per cercare di demonizzare un'intera comunità, senza alcun riguardo per quelle tante persone che non usano droghe, non partecipa ad orgie dantesche ma che rischiano di essere guardati con sopsetto a causa di queste brutte pagine di pessimo giornalismo.
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