La giornalista Rai: «Non esiste la discriminazione dei gay, solo insindacabili realtà sul loro disordine»



Costanza Miriano è forse l'emblema del degrado ideologico di certi movimenti. Ha nascosto il suo matrimonio per ottenere un lavoro pubblico che non le sarebbe spettato, ha intascato assegni che sarebbero dovuti essere destinati a mamme single (e non certo a donne sposate in chiesa che per anni si sono "dimenticate" di registrare l'unione anche in Comune) eppure pare collocarsi su un piedistallo nel suo elargire giudizi e condanne contro tutto e tutti, quasi come se nella sua edizione del Vangelo ci fossero brani in Gesù la invitava ad occuparsi della pagliuzza nell'occhio del fratello nella più totale noncuranza della grossa trave che è nel suo.
Dal suo profilo Facebook, la giornalista Rai (dunque pagata con soldi pubblici) pare non conoscere neppure le basi della deontologia della sua professione nell'elargire sentenze di condanna senza manco ritenere doveroso fornire prove: a lei l'Unar non piace e dunque deve poter spergiurare che finanziasse circoli ricreativi e non quei progetti illustrati nei documenti ufficiali. Prove della sua teoria? Nessuna, eppure scrive:

Discriminare è: tra un ingegnere omosessuale e uno eterosessuale non scelgo il più bravo ma quello etero perché mi fido di più. Questo è discriminare.
Invece avere una opinione personale su quale sia il modo ordinato e buono di vivere la sessualità, non è discriminare, ma giudicare la realtà, insindacabile diritto individuale e dovere massimo dell'uomo.
L'Unar non ha nessuna ragione di esistere, non solo perché finanzia orge con la scusa di essere "contro le discriminazioni da orientamento sessuale", ma perché il tipo di discriminazioni da loro favoleggiato non esiste: in tv e nel mondo dello spettacolo l'omosessualità è un titolo di merito. A scuola viene promossa. Nel mondo del lavoro mi dicono che aiuta, e molte multinazionali con sede in Italia sono obbligate per legge ad assumere esponenti di "minoranze", come in America, dove un rettore mesi fa cercava disperatamente una prof lesbica di colore, in modo da coprire tre caselle di "svantaggiati" (donna, nera, omosessuale) per poi poterne assumere almeno due bravi.

Va premesso che non ci si possa aspettare molto da una donna talmente ossessionata dal suo odio verso i gay da pensare a Vendola persino quando le parlano di vegani, ma ciò non toglie la gravità di come una donna pagata con i soli degli italiani possa cercare di invitare i suoi seguaci a reputare "giusta" ogni discriminazione batata sull'orientamento sessuale, sull'etnia o sul colore della pelle. Il tutto, peraltro, dopo un ipocrita discorso sulla meritocrazia che pare scontrarsi con la realtà di una donna che ha ottenuto un impiego pubblico dopo aver chiesto al vescovo di nascondere il suo matrimonio per non far decadere la possibilità di poter essere assunta da suo marito.
Preoccupante è anche la ferocia con cui la signora Costanza Miriano tenta di far passare il messaggio che i gay sino persone cattive che rubano il lavoro ad eterosessuali più meritevoli di loro, spingendosi sino a descriverli come una sorta di categoria protetta. E se fa veramente tristezza osservare con quanta superficialità la signora ricorra ai più biechi stereotipi sul mondo dello spettacolo (avrebbe potuto far peggio solo dicendo che i gay sono bravi parrucchieri, ndr), doveroso è il farle notare che non tutti i gay lavorano in televisione: ci sono meccanici, operai, dentisti, infermieri... insomma, miriadi di categorie dove si può subire una discriminazione più o meno forte. Ma forse basterebbe osservare come il suo amichetto Adinolfi abbia manifestato contro la possibilità che dei cantanti come Tiziano Ferro e Ricky Martin potessero cantare al festival della canzone per capire che la discriminazione c'è in tutti glia ambienti, soprattutto quando persone come lei dedicano la propria vita ad incoraggiarla.
Non essendoci mai fine al peggio, la Miriano non ci risparmia manco una sterile polemica sul fatto che nel mondo dello spettacolo l'essere gay sarebbe visto come un "merito" a danno degli eterosessuali. Ma anche qui basterebbe una semplice riflessione per sbugiardare il suo pregiudizio: se essere gay è un vantaggio, perché mai tantissime persone hanno paura a fare coming out? Perché solo chi è già affermato e famoso può permettere di dichiararsi pubblicamente mentre gli altri devono nascondersi?
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