Roma, un’altra stepchild adoption diventa definitiva



Mentre la politica continua a chiudere gli occhi dinnanzi alle famiglie omogenitoriali pur di non offendere i pregiudizi della curia, sono i tribunali a dover sopperire ai vuoti legislativi in materia di adozioni. E cresce il numero di sentenze che vanno nella direzione di un riconoscimento di pari dignità anche alle famiglie meno gradite al vaticano.
Il mancato ricorso alla Cassazione da parte della Procura ha reso definitiva la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Roma che riconosce la stepchild adoption alla madre intenzionale di una bimba nata grazie alla fecondazione eterologa. Lo stato aveva riconosciuto solo il legame con la madre biologica, rendendola di fatto orfana dinnanzi alla legge di uno dei suoi due genitori.
«Vivevo nel terrore, senza esagerazioni, che mi potesse accadere qualcosa o che potesse accadere qualcosa a nostra figlia –racconta la madre- Vivevo nel terrore di non essere in grado di fare nulla: adesso con questa sentenza per quanto non si tratti di un’adozione piena, per quanto si sia dovuto ricorrere ad avvocati e tribunali per veder riconosciuto un diritto fondamentale, adesso, dopo quasi quattro anni, posso finalmente respirare».
La verità oggettiva che non va mai dimenticata, infatti, è che i proclami dei vari Adinolfi e Brandi mirano a togliere tutele ai minori come ritorsione verso i loro genitori. Basta anche solo un po' di buonsenso per capire che è il minore a guadagnare da una tutela giuridica da parte di due genitori, non certo quegli adulti che si assumono responsabilità quando avrebbero potuto figurare liberi di ogni obbligo.
Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, parla di «un nuovo passo in avanti, ma non dimentichiamo che la mancanza di una legge chiara che disciplini la genitorialità omosessuale nel nostro Paese impedisce a molti bambini nella stessa situazione di avere riconosciuti i loro diritti [...] Si sta creando nel Paese una situazione a “macchia di leopardo” che non è degna di un Paese civile. Segnaliamo in particolare che in alcuni Tribunali la situazione è bloccata da lunghissimi mesi e nessuna sentenza è mai stata emessa».
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