Adinolfi rompe il suo fioretto pasquale pur di lanciarsi nello sciacallaggio della morte di Boncompagni



In quella imbarazzante e continua strumentalizzazione della religione come oggetto di auto-promozione politica, l'ultra-integralista Mario Adinolfi aveva spacciato le sue ferie pasquali come un momento di «preghiera e astensione dai social network» in attesa di tornare a far soldi con il commercio dell'odio a partire da martedì. Ma ovviamente la promessa è stata disattesa, dato che Adinolfi non ha saputo astenersi dal tentare di sfruttare la morte di Boncompagni per ottenere visibilità mediatica attraverso il suo consueto sciacallaggio basato sull'elargire condanne morali contro chiunque osi opporsi al suo pensiero unico.
Ed è così che nel giorno di Pasqua si è attaccato ai social per affermare: «Mi dispiace molto per la morte di Boncompagni, persona sagace, ma Non è la Rai resta un programma tv vergognoso».
Una frase imbarazzante se si considera come a pronunciarla sia stato quello stesso tizio che umilia la moglie fotografandola ai propri piedi o che non  pareva aver problemi con le ragazze del programma quando si parlò di farsi affiancare da loro come concorre della Talpa. E di certo non pare che a poter elargire condanne morali possa essere un uomo che in quegli anni venne candidato come peggior opinionista televisivo ai Teleratti in virtù del suo sciacallaggio del delitto di Avetrana o per il suo sostenere che fosse in atto una "dittatura dei magri".

Ed ancora, in un una seconda infrazione del suo fioretto, l'ultra-integralista dichiara anche di aver approfittato della settimana santa per comprendere che Facebook può essere un ottimo strumento di propaganda e che lui intende sfruttarlo «come mezzo utile al raggiungimento di milioni di persone» in virtù di come «per molti milioni di italiani la formazione della propria opinione passa prevalentemente dall'interazione in questi luoghi». Ciò spiegherebbe anche perché si opponga così strenuamente alle proposte di legge contro le bufale sul web, presumibilmente nell'intenzione di poter abusare liberamente di quei canali come strumento di disinformazione e colonizzazione ideologica della società. Forse immaginando che la situazione non potrà durare a lungo, è attraverso un auto-martirio che aggiunge: «Quando si chiuderà la dimensione pubblica del mio impegno, spero tra non molto, non ci sarà più alcun bisogno di frequentare questi luoghi».
In realtà tutto ciò non pare altro che un ennesimo tentativo di auto-incensamento da parte un personaggio che non ha mai saputo che cosa fosse l'umiltà, tant'è che già nel 2013 nei suoi curriculum vitae si spacciava come «uno tra i maggiori esperti italiani di web e social network» a fronte di un blog che in dieci anni di vita aveva registrato un numero di visite pari a quelle che altri siti raggiungono in un solo giorno. Nell'occasione sostenne pure che le donne fossero il suo hobby di gioventù, così come non si trattenne dall'insultare chi commentava il suo curriculum dicendo loro che «non avete combinato una mazza nella vita, in confronto a me».

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