Coppia aperta e Poliamore: cose da gay?



L'altra sera, in compagnia del mio ragazzo, mi è capitato di soffermarmi sul seguente quesito: le relazioni aperte e le storie poliamorose sono "cose da gay"? Demenziale, ne sono consapevole. Ma credo valga la pena coglierlo come spunto di riflessione.
La coppia "aperta" si definisce tale in quanto non considera la dimensione sessuale come esclusiva all'interno della relazione. In parole povere il mio partner può tranquillamente avere rapporti sessuali con altri ragazzi o altre ragazze. Ciò non genera in me gelosia di natura fisica. Il sesso viene dunque concepito come un'esperienza profonda, intima, ma non essenziale. Un'esperienza emotivamente e sensorialmente forte, ma pur sempre un'esperienza. Uno dei pezzi che compongono il puzzle della relazione sentimentale. Nulla a che vedere con la componente affettiva che, ovviamente, non viene mai posta in discussione. Non è assolutamente vero che la coppia aperta si ama "di meno" della coppia cosiddetta "chiusa". Quest'ultima semplicemente vive il sesso come una dimensione esclusiva, non condivisibile con altre persone e, per questo, fonte di gelosia. Allo stesso tempo però non possiamo certo affermare che le coppie aperte non siano soggette ad alcuna forma di gelosia. Essa infatti può manifestarsi anche in relazione a presunte mancanze di attenzioni o di premure nel campo affettivo. È sempre opportuno analizzare ogni aspetto a 360 gradi.
Il Poliamore invece estende il proprio concetto fondante di apertura alla componente emotiva, spingendo anch'essa verso la condivisione con altre persone. Ecco che quindi possiamo amarci in tre, in quattro o in chissà quanti altri e quante altre. Nessuno infatti ha mai scientificamente dimostrato che l'amore possa nascere e rafforzarsi solo ed esclusivamente all'interno del sistema di riferimento "coppia". Ha senso dunque parlare di gelosia all'interno di una relazione poliamorosa? Assolutamente sì. Il concetto (che vale ovviamente anche per le coppie aperte) è il seguente: il "condividere" presuppone il "dividere". Una divisione può apparire iniqua ai miei occhi ed equa agli occhi di chi mi sta accanto. Tutto sta nel trovare un equilibrio, come in tutti i frangenti che caratterizzano la nostra quotidianità.

Cosa odio di più? Il moralismo, il giudizio, il "partito preso". L'asserire che questi argomenti siano "da gay" è una condotta riconducibile a tutti e tre gli atteggiamenti elencati. Ne stiamo parlando su un blog LGBTI poiché il moralismo, soprattutto di stampo maschilista (ebbene sì, c'entra il maschilismo anche in questo caso), ha pervaso qualsiasi altro canale comunicativo. Addirittura i principali social network, i quali non censurano gli insulti sessisti ma oscurano un fotogramma di "Tenebre" per la presenza di due seni femminili. Come si può parlare di tutto ciò senza generare "scandalo"? Ne dobbiamo parlare qui. Necessariamente.
Davvero ritenete che nelle relazioni eterosessuali non abbia senso ipotizzare o delineare esperienze di questo tipo? Il fatto che se ne parli meno non implica la loro inesistenza o inconsistenza. Semmai ci suggerisce la seguente constatazione: se la donna, nel momento in cui prova umanamente ad allargare i propri orizzonti, non fosse etichettata come “zoccola”, “pervertita” o “scostumata”, probabilmente si farebbe meno fatica a parlare di questi temi anche nell’universo eterosessuale. Lo stesso discorso vale per la possessività maschilista e per il machismo imperante che considera “meno uomo” colui il quale non “ottiene” la piena fedeltà dalla “propria donna”, con le buone o con le cattive.

Alessandro Pinarello
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