Marco Guerra e il consigliere De Vincenzi all'attacco della legge contro l'omofobia



In quella circostanza che vede un esiguo manipolo di integralisti impegnati a produrre tanto odio attraverso molteplici canali, è Marco Guerra a firmare un articolo di propaganda politica pubblicato sulle pagine de La Nuova Bussola Quotidiana. L'obiettivo è sempre il medesimo: tramutare il potere politico l'isteria e l'odio che lui coltiva a danno di un'intera minoranza.
L'attacco riguarda la legge regionale contro l'omofobia approvata in Umbra, ovviamente sgradita a chi ha fatto dell'omofobia un mestiere. Difendendo dunque la sua principale fonte di reddito, l'integralista si è affrettato ad investigare quel politico che ha dato spettacolo inventando cercando di fermare la democratica discussione della legge attraverso richieste di rinvii, stilla forsennate e lanci di fogli per l'aula.
Il tutto, ovviamente, non senza aver premesso la discriminazione e l'odio sarebbero un valore da protegger quale massima espressione della sua strana concezione di cristianesimo. Nulla di strano, dato che Guerra va a braccetto con quella De Mari che invoca San Giuseppe come giustificazione all'uso di armi e all'omicidio, anche se un po' ipocrita appare il fatto che Guerra voglia discriminare senza essere discriminato, dato che si tiene ben stretta la protezione di quella legge Reale-Mancino che non vuole possa tutelare in egual misura anche gli altri. Scrive:

In Umbria passa la prima legge regionale italiana sull’omofobia. Un antipasto locale di quello che potrebbe essere la Scalfarotto, ferma in Senato per i dubbi sollevati persino dalla stessa maggioranza di governo. Il testo votato dal Consiglio regionale umbro lunedì sera prevede una serie di misure volte ad imporre il pensiero unico in ambito lavorativo, scolastico e sanitario. Dall’insegnamento della teoria gender nelle scuole alla promozione di eventi tesi a far conoscere il mondo gay; dall’istituzione di un osservatorio regionale che assurgerà a supremo tribunale dell’inquisizione ad iniziative tese all’inserimento lavorativo dei cittadini lgbt. Fuori e dentro l’Aula Consiliare uno dei più strenui oppositori di questa legge è stato il consigliere dell’opposizione Sergio De Vincenzi (Lista Ricci presidente). La Nuova Bq lo ha intervistato per capire come nasce una legge liberticida.

Detto al lettore ciò che deve pensare e usate strumentalizzazioni criminali per alterare la realtà, il fondamentalista passa a dibattere con il suo interlocutore su quanto loro debbano essere ritenuti superiori agli altri. Peccato che sembra curioso che si possa parlare di "inquisizione" o "legge liberticida" a fronte di un osservatorio che non può prevedere multe, ma ancora una volta Guerra sottolinea come il suo scopo sia quello di generare paura e isteria secondo gli insegnamenti della propaganda nazista.

E non meno gravi sono le dichiarazione del consigliere De Vincenzi, tronfio nel vantarsi di aver cercato di impedire una legge che permettesse di tutelare le minoranza. In quella ne-lingua in cui alla parola "famiglia" loro associano solo chi odia i gay, dice di provare «una grande delusione perché la ritengo una sconfitta dell’uomo, che non è l’uomo “della famiglia” o “l’omosessuale” ma l’umanità nella sua interezza. La mia non è stata una partita contro qualcuno, chi ha voluto strumentalizzare gli omossessuali e le famiglie mettendoli l’uno contro l’altro ha fatto solo un gioco al massacro. Ne usciamo tutti più deboli. Ne escono perdenti anche gli omosessuali perché questa è una legge che ne attesta una diversità a fronte di una sempre riaffermata normalità e uguaglianza di ogni essere umano che prescinde dall’orientamento sessuale. Dall’altra parte resta poi il fatto che ogni persona nasce all’interno di una famiglia, quindi le famiglie non sono in contrapposizione a questa realtà ma ne sono parte integrante, per questo non possono essere escluse o, peggio ancora, poste come soggetto passivo di un’azione legislativa tesa alla loro rieducazione. Presto o tardi pagheremo un prezzo che ancora non ci è dato conoscerlo».
Per farla breve, lui sostiene che un gay che dovesse avere la sfortuna di nascere in una famiglia omofoba merita di subire torture psicologiche e violenze in virtù di come lui reputi che i bambini non merito alcuna tutela. Praticamente, al pari di Adinolfi, anche lui pare ritenere che la prole siano oggetti di proprietà dei genitori a cui poter imporre tutto ciòc he si desidera senza alcun riguardo o rispetto per la loro natura o le loro ambizioni.

L'articolo passa così a a sostenere che la legge dovrebbe far finta di non sapere che esistano i gay o transessuali, dato che altrimenti non si potrà fare a meno di dare loro i diritti previsti per tutti gli altri: «Chi ha approvato queste legge ha avuto il coraggio di dire che in realtà non cambierà niente perché una legge regionale che non prevede le sanzioni della Scalfarotto. Ma quando viene messo nero su bianco il concetto di identità di genere, che è inconsistente e variabile nel tempo in quanto introduce una visione dell’uomo non attinente con la realtà, non è possibile prevederne gli esiti a medio e lungo termine».
Si passa così al sostenere che i diritti dei gay siano un danno alla società (mentre i suoi diritti sono un dovere, ovviamente) o che la legge sia liberticida perché limita la possibilità di far del male a chi si odia. Il tutto ricorrendo al negazionismo con il tentativo di negare persino l'esistenza stessa dell'omofobia: «in Italia i dati dicono che non esiste un’emergenza omofobia. Le segnalazioni raccolte dall’Unar ogni anno sono nell’ordine di pochissime decine di casi, la maggior parte dei quali non sono veri e propri atti di discriminazione ma di insulti che, per carità, vanno comunque stigmatizzati. Ad ogni modo la legge è stata ferma per due anni, poi c’è stata un’improvvisa accelerazione tanto che è stata portata in aula senza coperture finanziarie. Il procedimento è stato forzato contro ogni logica e contro ogni volontà di procedere ad un confronto più approfondito tra le parti».
In realtà sembra che il consigliere De Vincenzi non abbia imparato bene a memoria la lezioncina, dato che la propaganda omofoba cita i dati dell'Oscad e non dell'Unar per sostenere quella tesi, ma forse ha pensato di fare uno strappo alla regola pur di cavalcare l'odio che le Iene hanno fomentato contro l'ufficio antidiscriminazioni..

In quel clima in cui Marco Guerra difende a spada tratta le organizzazioni integraliste che si battono contro le famiglie altrui e disprezza con ogni sua singola cellula chi si batte per la propria dignità, immancabile è un attacco a quelle associazioni gay che loro sostengono non debbano avere voce dato che c'è già Gandolfini che parla contro di loro. E dicono: «La spinta delle associazioni lgbt è stata evidente. Solinas, il relatore della legge, rispondendo ad una mia richiesta di spiegazioni riguardo ad alcuni aspetti del provvedimento, si è rivolto verso alcuni esponenti del movimento gay che seguivano i lavori dell’aula ed ha ammesso che quei punti di cui discutevamo sono stati “loro” a volerli inserire. Anche in altre occasioni la maggioranza ha riconosciuto che la legge è stata fatta sotto dettatura. Ma queste associazioni sono una minoranza delle minoranza, perché molti omosessuali non si riconoscono in queste rivendicazioni».
Sarà, ma pare prassi che ad avanzare le richieste siano le persone discriminate e non chi le discrimina, così come avviene per qualunque altra legge (altrimenti i diritti degli operai dovrebbero deciderli i padroni e non i sindacati) ma nel mondo dell'integralismo cattolico pare che la logica non esista più, esista solo il sostenere che i gay siano sempre i cattivi e chi li vuole morti sia la massima espressione della cristianità (come quella lor amata Russia che ha dato vita a dei campi di concentramento per le persone omosessuali).

Immancabile è il paragrafo più politico, finalizzato a suggerire che si debbano votare Lega e Fratelli d’Italia per assicurare una certa discriminazione dei gay. Guerra domanda: «Forza Italia si è astenuta e se non fosse stato per lei forse si sarebbe sfaldato anche il resto del fronte dell’opposizione (Lega e Fratelli d’Italia) che ha votato contro». Ed è così che giunge anche la solita strumentalizzazione della Reale Mancino che va bene solo quando difende i cattolici e non quando difende le altre minoranze: «Il problema è che vogliono introdurre il reato di pensiero. Io non sono più libero di dire quello che penso fuori dall’ambito politico e religioso, ad esempio potrebbe diventare discriminatorio dire ai propri figli che la relazione eterosessuale è in grado di generare la vita mentre quella omosessuale è biologicamente sterile».
Sempre nel tentativo creare paura e isteria Guerra spiega anche come lui esiga che la sua "opinione" possa danneggiare la vita altrui, Guerra domanda: «Sembra quasi che la politica non accetti più di confrontarsi su questi argomenti e vieti per legge qualsiasi posizione non in linea con il pensiero unico».
Ma la realtà è una sola: vi è la certezza che tra qualche anno un qualche papa chiederà scusa per le persecuzioni ai gay, ma che senso ha che i gay di oggi siano costretti a vivere male solo perché Guerra li odia? Che senso ha sostenere che sia un "confronto" lecito il disquisire sull'idea che tutti gli uomini hanno pari dignità o se alcuni debbano averne meno perché altri strillano contro di loro?
Vogliamo parlare di tutto? Vogliamo che ogni odio sia preso in considerazione per danneggiare la vita altrui? Va bene, ma allora bisogna pretendere che anche la vita di Marco Guerra possa essere messa in discussione. Si deve poter chiedere che lo stato non riscontrare i suoi affetti, che cerchi di strappargli i digli o che si possano organizzare dibattiti per sostenere che la sua sessualità sia paragonabile a quella di un cane castrato (così come la sua protetta De Mari dice dei gay). Perché è facile fare il bullo e dire che si vuole dibattere diritti altrui mente si esige che nessuno possa aprire bocca sui propri!
E non serva neppure come Guerra citi ad oltranza l'articolo 21 della Costituzione, dato che l'opinione non è illimitata e se lui può denunciare chi lo minaccia, allora anche gli altri devono poter fare lo stesso con lui.
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