Noi vediamo manifestanti, Scialpi vede «culi all'aria»



Non prendetevi il disturbo di partecipare ai gay pride, statevene pure comodi nelle vostre case tanto ci penserà il grande Scialpi ad ottenere pieni diritti grazie alle sue apparizioni da Bruno Vespa o alle sue copertine su Chi.
Da bravo allievo di Mario Adinolfi, il cantante pare non farsi problemi nel ricorrere al più bieco vittimismo per lamentarsi di come quei cattivoni dei gay non si accorgano di quanto lui sia migliore di loro. Sui social network è lui stesso ad auto-definirsi un «grande attivista lgbt» che avrebbe «lottato per i diritti civili di tutti incontrando ostracismo». Sul suo sito racconta di come abbia partecipato a Porta a Porta, di come abbia preso parte al reality Pechino Express e pure di come abbia ricorso i fotografi per ottenere un trafiletto che parlasse della sua partecipazione a Svegliatitalia. I restanti 999.999.999 partecipanti non contavano nulla perché lui era il grande Scialpi, un cantante che evidentemente crede di valere più di loro solo perché 25 anni fa veniva invitato al Festivalbar.
Da qui anche le sue invettive contro quell'Eva Grimaldi che ha conquistato più copertine di lui con il suo coming out o verso chi ha sfidato i pregiudizi della gente sfilando per il proprio orgoglio sin dal 1969. Un «inutile orgoglio», afferma il cantante su Twitter prima di accusarli di aver sbagliato le modalità delle loro manifestazioni dato che lui avrebbe sicuramente saputo fare di meglio.
Peccato che a screditarlo siano i suoi stessi fan, pronti a dimostrargli pieno appoggio con frasi come: «Dispiaciuta leggo il riassunto conciso dei tuoi/vostri faticosi ultimi due anni... #iostoconvoi». Esatto, il presunto "attivismo" di Scialpi riguarderebbe solo gli ultimi due anni, evidentemente da lui ritenuti sufficienti per lanciare anatemi contro le lotte sociali condotte per oltre 48 anni dagli altri, quella gente che sulle sue pagine vengono indicate con il simbolino della merda. E questo ostentando come un merito incommensurabile un coming out avvenuto un quarto secolo dopo la fine del suo successo.

Il dato di fatto è che lui si è potuto sposare solo perché alcune persone hanno investito la propria vita in una lotta civile, ma ora quella gente viene ripagata con comunicati stampa in cui vengono accusati di essere inutili «froce» che andrebbero in giro con «il culo all'aria» danneggiando quei diritti che solo lui è in grado di ottenere in virtù del suo essere migliore degli altri. Se il suo matrimonio può avere valenza giuridica in Italia è solo grazie anche al lavoro di senatrici che lui insulta apertamente, anche se non risulta che il cantante si sia candidato in politica poter ottenere compromessi migliori dinnanzi all'omofobia delle destre. E fa riflettere anche come sul suo profilo attacchi alcuni attivisti gay attraverso la pubblicazione di immagini pornografiche non dissimili da quelle con cui l'adinolfiniana Silvana De Mari cerca di convincere le lobby omofobe che i gay sono dei malati di mente.
Lui sa come ci si comporta. Lui è il poveretto che si lamenta di essere «danneggiato» da presunti «eccessi» che spergiura avvengano durante i pride. Scene che in realtà i manifestanti a quelle parate non hanno mai visto, ma che lui sostiene di poter "documentare" attraverso immagini che arrivano da San Francisco e che spopolano nelle pagine di Forza Nuova.
E pare non ci sia rispetto neppure per quegli attivisti russi che rischiano il carcere anche solo mostrando una bandiera, da lui implacabilmente liquidati con un «l'intero pianeta a diverse leggi sull'omosessualità prova andare sulla Piazza Rossa in Russia col culo di fuori vedi come rispondono».
Insomma, ha ragione Mario Adinolfi a sostenere l'esistenza di fantomatiche «lobby gay» ed ha ragione Putin nell'approvare leggi contro «la promozione di orientamenti sessuali non tradizionali tra i minori». E chissà che non dia ragione pura alla Cecenia che giustamente ha le sue leggi volte alla depenalizzazione dell'omicidio di inutili sodomiti che i leader religiosi locali accusano di andare in giro con il culo al vento... ma tanto chi se ne frega, tanto l'importante è ottenere un'altra copertina su Chi e poco importa se alcuni ragazzi che poteranno essere picchiati nel suo nome a fronte del suo sostenere che chi non si conforma agli eterosessuali stia «ostentando» la sua sessualità «tramite la volgarità e l'eccesso». E poco importa anche del rispetto che sarebbe dovuto a chi si è battuto per i suoi stessi diritti mentre lui lui accusa di voler accettare persino le drag queen mentre lui sostiene che quei travestiti debbano accontentarsi di non essere arrestati in modo. E questo secondo la logica adinolfiniana del "prima vengo io" in una evidente speranza che l'abbandono di chi è più discriminato possa portargli maggiori vantaggi (un po' come chi dice che i gay sono più accettati dei transessuali e che quindi bisognerebbe smettere di rivendicare anche i loro diritti per ottenere maggiori vantaggi immediati).

Intanto sui social c'è chi nota che «dove ci sono i sederi al vento, ci sono i diritti. Dove non ci sono c'è violenza antigay» o chi pubblica le immagini dei pride chiedendo al cantante se può essere così gentile da indicare dove sarebbero quei «culi al vento» che non si scorgono in una folla che manifesta in modo civile e pacato. Ed ancora, c'è chi ironizza: «l'intero pianeta adotta il modello del gaypride? Sbaglia! Ve lo dice il noto studioso di movimenti per i diritti umani Scialpi».
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