Riscossa Cristiana: «Il primo ministro lussemburghese finirà all'inferno insieme a papa Francesco»



È dalle pagine di Riscossa Cristiana che Paolo Deotto ha dato libero sfogo alla sua omofobia. Attaccando quella che lui definisce come «la squallida visita del primo ministro lussemburghese Xavier Bettel» in occasione delle celebrazioni per i 60 anni dei Trattati di Roma, lamenta come in vaticano «nessuno ha avuto obiezioni sulla visita della giovane felice coppia di sposini». Ed è da quelle premesse che parte il suo proclamo di puro odio. Scrive:

Perché non abbiamo pubblicato nulla su questa ennesima carnevalata di bassa lega? Per due ordini di motivi. Anzitutto, la volgarità va sempre, almeno finché ciò è possibile, ignorata, non le va dato spazio. E qui siamo ormai, da parte delle “autorità” romane, giunti a quel gusto acre e un po' stomachevole che caratterizza il comportamento di chi è arrivato alla sfrontatezza di esibire in pubblico il proprio abisso morale. Vorrei chiarire: il primo ministro lussemburghese e il suo “partner” possono ispirare anche una pena infinita, perché giorno per giorno si scavano la fossa per l’inferno con il loro comportamento contro natura. Ma la vera volgarità, in tutta questa faccenda, la vedo soprattutto nel comportamento delle “autorità” vaticane, che ormai non si preoccupano più nemmeno di salvare la faccia. La soluzione, semplicissima, sarebbe stata quella di ricevere il primo ministro del Lussemburgo e non il “partner” (per favore, almeno non chiamiamolo “marito”). Invece no. Il messaggio è chiaro: c’è posto per ogni perversione, il male ci è amico e lo accogliamo con un sorriso.

Sostenuto che Papa Francesco avrebbe dovuto dichiarare guerra al Lussemburgo pur di compiacere il disprezzo che l'integralismo cattolico prova verso chiunque non siano loro stessi, il pretesto viene prontamente cavalcato per quell'attacco a quel Vaticano che pare ormai andare stretto a chi preferirebbe ambire ad un dominio ortodosso fatto di preti che benedicono le bombe sganciate sui bambini islamici. Ed è così che Deotto aggiunge:
Spesso ci chiediamo: “Dove va la Chiesa?”. È molto probabile che la domanda corretta sia piuttosto un’altra: “Dov’è la Chiesa?”. Da quanto tempo ormai da Roma arrivano solo messaggi, azioni, comportamenti, che non hanno nulla di cristiano? E non scordiamoci che si può vivere solo in due modi: o con Cristo, o contro di Lui. Tertium non datur.
È quindi necessario spendersi in commenti su un episodio, gravissimo quanto si vuole, ma che si colloca in una tragica coerenza? Di quante prove avremo ancora bisogno per renderci conto di quanto arriva da Roma? Vogliamo fare un elenco degli attacchi quotidiani, martellanti, sistematici, alla Dottrina e alla Fede?
No, grazie. Lasciamo ad altri, più bravi di noi, l’ardua fatica di trovare, qua e là, qualche parolina semi-cattolica che provenga da Roma e dal CEO di Santa Marta. Guardiamo solo ai dati di fatto e ripetiamo la domanda: “Dov’è la Chiesa”? Non è di certo laddove si opera quotidianamente contro la parola di Dio, contro Nostro Signore Gesù Cristo, contro la Dottrina, contro la Fede.
E in un luogo così pericoloso, che c’è di strano se due pubblici peccatori, immersi quotidianamente in un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio,vengono accolti con gli onori dovuti ai capi di Stato e di Governo? Nulla di strano. E noi cosa abbiamo a che fare con loro? Nulla.

E poi ci lamentiamo dei fondamentalisti islamici quando i fondamentalisti nostrani paiono non avere nulla da invidiare loro? Davvero vogliamo credere che chi scrive simili cose non sarebbe pronto a gettare i gay dai tetti dei palazzi se solo non rischiasse di finire in carcere?
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