Famiglia Cristiana chiede che le istituzioni non offrano supporto ai gay "per rispetto" agli intolleranti



Tu non devi poter essere fiero di te stesso perché io ti disprezzo. È più o meno questo il senso dell'intollerabile articolo con cui Famiglia Cristiana pare schierarsi dalla parte del gruppo di integralisti "cattolici" che ha organizzato una veglia di preghiera contro i gay. Ovviamente il settimanale tenta anche di nascondersi dietro un dito con un giro di parole che possa promuovere la discriminazione solo dopo averne negato l'essenza, arrivando a parlare del violento proclamo di sedicente gruppo cattolico con frasi che ne condannano i toni ma non i contenuti.
Il vergognoso articolo è firmato da tale Simonetta Pagnotti, la quale parla dell'evento spiegando come gli integralisti (che lei ha il coraggio di definire «cattolici») avrebbero «chiamato a raccolta il popolo delle parrocchie» contro quei gay cattivi che «invaderanno» la città di Reggio Emilia. Non pare un caso che la terminologia scelta per gli intolleranti sia sempre positiva mentre per i gay si preferisca ricorrere a termini di guerra e di parlare di «invasioni» esattamente come fa anche Salvini per suscitare odio contro gli immigrati. Qualcuno potrà anche osservare che si tratta di un modo di dire, ma assai più arduo è trovare giustificazioni al sostenere che quell'iniziativa di preghiera contro i gay non sarebbe altro che una iniziativa «per bilanciare il grande raduno arcobaleno». Sarebbe come sostenere che «per bilanciare» una messa sia doveroso che qualcuno entri in chiesa bestemmiando o che si organizzi una messa nera.

Riguardo al proclamo con cui il gruppo di sedicenti "cattolici" attaccava il pride parlando di «un evento grave, provocatorio e sconcio» o sostenendo che «è evidente la gravità e il carattere provocatorio e sconcio di una simile iniziativa, l'ennesimo empio spettacolo di normalizzazione del vizio cui siamo costretti ad assistere», la donna scrive:

Usando questi toni si fa solo confusione. L’omofobia, evidentemente, va condannata con fermezza, soprattutto dai cattolici, senza per questo essere costretti a fare buon viso a manifestazioni di “orgoglio gay” come quella che si sta preparando a Reggio Emilia. Bene ha fatto la Curia reggiana a smarcarsi da questi toni barricadieri e a non concedere per l’evento riparatore il sagrato del Duomo.

Insomma, i toni sarebbero sbagliati ma non i contenuti. E la donna sostiene pure che da "cattolici" si abbia il dovere di non accettare che qualcuno possa manifestare per il proprio orgoglio. Un'affermazione che deve essere letta in tutta la sua gravità.
Basterebbe anche solo consultare Wikipedia per sapere che il termine "pride" non va intesa nel senso italiano di "arroganza" ma in quello di "opposto della vergogna". ne consegue che la rivendicazione della signora Pagnotti sia il sostenere che Dio possa essere strumentalizzato come giustificazione al sostenere che i gay debbano vergognarsi di di ciò che sono sono.

Ma la condanna ai gay della signora non pare conoscere limiti quando si lancia persino nel sostenere che il suo disprezzo verso il prossimo dovrebbe portare le istituzioni a discriminare interi gruppi sociali con modalità non dissimili da quelli dei nazisti. Scrive:

Premesso questo, va anche detto che l’amministrazione comunale di Reggio Emilia non si è limitata a concedere lo spazio cittadino -e che spazio, visto che il corteo firmato LGBT partirà dalla stazione e sfilerà per tutto il centro- ma ne ha abbracciato pienamente ed entusiasticamente le rivendicazioni. Ossia la parificazione delle unioni civili al matrimonio e il diritto incondizionato alle adozioni da parte delle coppie omosessuali.

Sostenuto che l'eterosessualità debba essere vista come una nuova razza ariana, si arriva pure a sostenere che la vita e gli affetti di un gay valgano meno di quelle di un eterosessuale. Insomma, la pari dignità prevista dalla nostra Costituzione sarebbe, a suo dire, una "ideologia" inaccettabile dinnanzi a chi si dichiara superiore agli altri. Scrive:

Si tratta quindi di una battaglia politica, oltre che ideologica, su temi sensibili sui quali ognuno deve conservare il diritto di dire la sua e anche di opporsi. Non coi toni usati dal Comitato di facebook, beninteso, che sono solo controproducenti. Ma anche le amministrazioni comunali dovrebbero rinunciare alla propaganda e dimostrarsi rispettosi della sensibilità dei cittadini. Di tutti i cittadini. Anche di coloro che combattono l’omofobia ma prendono le distanze dall’orgoglio gay.

Il voler sostenere che l'omofobia possa essere combattuta senza accettare l'omosessualità sarebbe come sostenere che il razzismo di possa essere combattuto da chi ritiene che le persone bianche siano superiori a quelle di colore.
E se la signora Pagnotti davvero credesse in ciò che scrive, allora dovrebbe essere la prima a chiedere che lo stato rifiuti si sostenere qualunque iniziativa confessionale per non offendere gli altri. Le chiese occupano il suolo pubblico con le loro processioni, chiedono patrocini per le loro iniziative e spesso vanno ben oltre nel pretendere che i loro simboli siano a chi ha altre credenze religione all'interno di locali statali. Eppure pare che lei gradisca tutto ciò, semplicemente esige che lei abbia appoggi da parte dello stato e che le vittime del suo pregiudizio siano abbandonate per compiacere la sua sete d'odio. E il bello è che lo fa tirando in ballo Dio, forse dimenticandosi come la parabola del fariseo e del pubblicano paia condannare esplicitamente il suo atteggiamento.

Nei Vangeli si legge: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato» (Luca 18,10-14). Peccato che Famiglia Cristiana paia invitare i suoi lettori a fare come il fariseo, esaltandosi nel nome dei loro pruriti sessuali a danno degli altri.
Perché ciò che la donna omette di dire è anche come dovrebbe esserci differenza fra chi manifesta per chiedere diritti o chi manifesta per sostenere che gli altri non meritino pari dignità in virtù di come loro si considerino superiori agli altri.
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