Mario Adinolfi difende la veglia di preghiera contro i gay (e insulta i partecipanti ai pride)



L'integralista Mario Adinolfi apprezzerebbe l'organizzazione di una veglia di preghiera atta a riparare l'offesa della su esistenza? Probabilmente no. Anzi, molto probabilmente non esiterebbe un solo secondo a sporgere denuncia contro chi osa dichiarare pubblicamente che lo si ritiene un vile servitore di Satana. E pensare che tale asserzione sarebbe facilmente giustificabile, dato che non ci vorrebbe molta fantasia a sostenere che appaia un integralista inviato dal demonio allo scopo di distruggere la Chiesa cattolica attraverso il suo costante tentativo di attribuire a quella religione ogni sua più perversa e pervertita ideologia.
Eppure è dalla sua pagina Facebook che l'integralista si lancia nel difendere la veglia di preghiera organizzata contro il gay pride di Reggio Emilia. Scrive:

La sintesi di Dagospia è più esplicita di quella del Corriere della Sera: i gay hanno diritto a manifestare, i "catto-bigotti" no. Perché?

Naturalmente pare che nella sua mente catto-bogotta (così si auto-definisce) non passi neppure nella mente che pregare contro qualcuno è un atto violento e palesemente blasfemo, l'anticamera per arrivare a gettare i gay dai tetti così come l'Isis già fa nel nome di Dio. E una presa di posizione così sfacciatamente vicina alla più becera violenza sembra sottolineare ancora una volta come Adinolfi non paia conoscere l'etica né quella religione che usa continuamente come lasciapassare ai suoi distinguo. Da "cattolico" lui deve poter divorziare ma esige che agli altri sia vietato fare altrettanto. Da "cattolico" lui deve potersi sposare più volte mentre pretende che agli altri sia vietato. Da "cattolico" invita dei genitori a detestare i propri figli qualora non siano come loro li avrebbero voluti. da "Cattolico" invita preti pedofili ai suoi comizi e da "cattolico" esige che agli altri sia imposta la sofferenza nei letti di ospedale mentre lui se la gode davanti alla televisione (tanto mica è lui ad essere colpito dai suoi dogmi, dato che l'assunto è che ad essere danneggiati debbano sempre e solo essere gli altri). Insomma, Adinolfi è una di quelle persone che rende la parola "cattolico" una minaccia all'umanità, in una evidente e ossessiva negazione del messaggio di quel Gesù che lui voler voler rinnegare dall'altro della sua ipocrisia.

Ma quando di mezzo c'è Adinolfi, al peggio non c'è mai fine. Ed è così che tra i commenti che scrive: «Secondo lo spirito della legge Scalfarotto, Gay Pride a voi e sei anni di galera a noi. Davvero non capite che vergognosa attitudine alla violenza sia dietro questo vostro atteggiamento?».
Insomma, il chiedere rispetto sarebbe un incitamento alla violenza mentre il pronunciare il nome di Dio invano come giustificazione ad un odio sarebbe un atto dovuto. E tale tesi viene ripetuta anche quando l'omofobo aggiunge: «Può persino essere una stupidaggine. Io considero il gay pride una stupidaggine. Ma chi decide quale stupidaggine può trasformarsi in manifestazione e quale no?». Ed ancora: «Il diritto a manifestare lo decide la diocesi? Ma che dici? Leggi l'articolo. Il sindaco va al gay pride, parlerà dal palco e sta cercando una scusa per vietare l'altra manifestazione. Lo ripeto: perché una sì e l'altra no?» «Il portavoce del vescovo può legittimamente negare l'accesso alla cattedrale e al sagrato. Qui il tema è che le autorità civili stanno negando la possibilità stessa che la manifestazione si tenga. Sarebbe una clamorosa forma di discriminazione».
Indipendentemente dai dettagli (ossia che una è una manifestazione autorizzata e l'altra no o che la diocesi abbia pieno diritto di chieder che la cattedrale non sia tramutata in un centro politico di reclutamento di jihadisti cattolici), evidente è come ad Adinolfi paia sfuggire che c'è una certa differenza tra il manifestare per i propri diritti o lo scendere in strada contro qualcuno. Giustificare l'odio come forma di libertà significherebbe che Adinolfi non dovrebbe battere ciglio se qualcuno aprisse su Facebook un gruppo in cui fantasticare su come stuprare le sue figlie (ma stando al suo ragionamento, sarebbe accettabile perché nessuno dovrebbe poter dire quale pagine sono accettabili e quali no).

Ed ancora, in quella sua inumana ferocia, Adinolfi non manca neppure di pubblicare insulti diretti ai partecipanti del pride. Allegando una foto decontestualizzata (tipica prassi di chi vive di menzogna e di mera diffamazione) si lancia nel sostenere falsamente che i pride sarebbero manifestazioni «a culi nudi e insulti ai cattolici». Un'affermazione falsa che peraltro non pare riguardarlo dato che non pare esserci alcun dubbio sul fatto che lui non sia cattolico (ed è alla sua gente, criticata da Gesù stesso, che quelle critiche sono rivolte). Poi, è attingendo dall'archivio di insulti pubblicati da Forza Nuova che Adinolfi pubblica pure una fotografia scattata decenni fa in Cana per uscirsene con il solito «Questi so' quelli che vogliono adottare i bambini?». Premesso che sarebbe preferibile che ad adottare dei bambini siano le persone ritratte nella fotografia piuttosto che un integralista violento come quell'Adinolfi che parrebbe disposto a tutto pur di lasciare alle sue figlie un mondo peggiore basto su un nuovo neofascismo, pare altrettanto evidente che sarebbe facile abbassarsi al suo livello mostrare una qualche fotografia lesiva della dignità di un uomo e di una donna per attaccare tutti gli eterosessuali sulla base di vergognose generalizzazioni. Peccato che si debba essere un Adinolfi per non provare schifo verso sé stessi nel compiere simili gesti.
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