Matt Bomer: «Dopo il coming out, la mia famiglia non mi ha parlato per sei mesi»



È dalle pagine della rivista Out che l'attore Matt Bomer ha raccontato alcuni retroscena del suo coming out in famiglia. Un coming out che non è stato sicuramente facile in uno stato ultra-conservatore come il Texas.
«Uno dei modi in cui ho imparato a recitare, veramente, è avere dei segreti, e dover sopravvivere come un ragazzo in una scuola pubblica nella periferia della Bible Belt texana. Ho poi lavorato per un po’ con mio fratello in un gasdotto –insieme a degli ex truffatori. Non era un ambiente in cui era sicuro essere gay. Così ho imparato a proteggere me stesso– stavo recitando davvero e per una posta molto alta. C’era mio fratello a proteggermi, ma per quanto terribile possa apparire, ho imparato a scegliere i comportamenti più appropriati e fare delle scelte, anche se era solo uno stratagemma per sopravvivere». «Ricordo quando andai in Irlanda per lavorare all’estero, durante il periodo universitario. Ero all’aeroporto Shannon e decisi di accavallare le gambe e scrivere il mio diario. Passò un’auto piena di giovinastri –questo non riguarda tutti gli irlandesi, che sono persone meravigliose e accoglienti– che mi dissero “fottuta checca”. E pensai, “OK, non accavallerò più le gambe fin quando sarò qui”».
«Sono stato cresciuto in un ambiente cristiano e conservatore. Non ci era permesso guardare programmi TV “laici”, nulla che non fosse ritenuto adatto ai cristiani. Affrontare la propria famiglia è un qualcosa di enorme. Io realmente guardo alla mia vita come se fosse divisa tra il periodo precedente a quando l’ho detto ai miei genitori, e il periodo successivo. E le decisioni che ho adottato, la vita che ho vissuto prima e dopo, ed è tutto completamente diverso. Come la notte e il giorno. Ero allo Utah Shakespeare Festival e stavo facendo “Giulietta e Romeo” e “Joseph and The Amazing Technicolor Dreamcoat” e ricordo che c’era una truccatrice-parrucchiera transgender che trovai davvero esemplare. Ho pensato “Se questa persona può vivere la sua vera vita, cosa sto facendo io?”. In quel preciso momento mi stavo allenando, perché avevo bisogno quasi di uno sfogo fisico. In quel periodo mi vedevo con una ragazza della compagnia. Pensavo che lei fosse simpatica e talentuosa, francamente. Volevo solo uscire con lei. E poi ho pensato che fosse il momento di vivere la mia vera vita. Così scrissi una lettera ai miei genitori, perché avrei perso la mia obiettività se avessi provato a farlo di persona. Sono restati in silenzio per molto, molto tempo, almeno sei mesi. E poi andai a casa e ci fu il grande litigio che avevo sempre temuto. Ma l’abbiamo superato e abbiamo imparato a volerci bene. Direi che ci sono voluti degli anni. È stato difficile. E’ difficile per tutti prendere i propri modelli, le proprie fedi e convinzioni e sconvolgerli totalmente. Sono comprensivo con tutti. E la mia famiglia è molto affettuosa. Mia madre ha appena chiesto a me, Simon e ai ragazzi di venire giù a Houston a parlare al suo gruppo femminile, perciò, sai, posso dire alla gente che può solo andare meglio. Perché erano in tanti a dirmi “Devi abbandonare ogni aspettativa, devi tagliarli fuori dalla tua vita”. Ma io dicevo “Loro sono la mia famiglia”».

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