Nessun commissariamento per il sindaco che viola la legge. Sposi costretti ad unirsi in un altro Comune



Gran parte della stampa nazionale si è occupata della notizia con titoli come "Il loro sindaco nega unione civile, coppia gay si sposa nel paese accanto". Eppure non pare che il fulcro della questione possa essere quello, dato che la vera questione pare il fatto che un amministratore pubblico abbia deliberatamente violato la legge senza che il suo Comune sia stato commissariato, obbligando due contribuenti a dover andare altrove per veder riconosciuti i loro diritti.
La vicenda ha infatti del surreale. Una coppia aveva chiesto di potersi unire civilmente a Favria ma il sindaco, Serafino Ferrino, si era rifiutato di rispettare la legge sulle unioni civili perché i due contraenti erano gay (ottenendo pieno appoggio dal fronte neofascista) . A quel punto a Massimo e Luca non è rimasto che rivolgersi al paese accanto, Rivara, dove il primo cittadino Gianluca Quarelli non ha certo avuto problemi ad applicare la legge.
Tutto risolto, dunque? Decisamente no, perché non pare sufficiente che qualcuno rispetti la legge per accettare che altri possano delinquere impunemente. Altrimenti chiunque potrebbe decidere di non pagare le tasse dato che qualcun altro adempie agli obblighi dell'erario e il tutto dovrebbe chiudersi con titoli come "Mario Rossi non paga le tasse, ma tanto le paga il suo vicino di casa".
Poco importa se il sindaco ami nominare il nome di Dio invano come giustificazione al suo pregiudizio. Non importa se voglia rinnegare Gesù sostenendo che a lui piaccia guardare la pagliuzza nell'occhio del fratello. E non importa neppure se lui si crede parte di una nuova razza ariana. Lui è un sindaco, quindi il suo operato (pagato dalla collettiva) deve necessariamente basarsi solo sul rispetto delle leggi e delle regole della comunità e non sulle esternazioni omofobe dei vari mercenari dell'odio. Se dovesse passare l'idea che i diritti sono concessioni che gli amministratori pubblici possono decidere a loro piacimento, allora dovremmo accettare anche sindaci che negano la carta d'identità ai cittadini di colore o che pretendono di poter effettuare selezioni su chi debba poter accedere o meno all'istruzione pubblica. Insomma, le strade della discriminazione sono infinite, soprattutto per chi non si fa problemi ad appellarsi a quelle fantomatiche motivazioni "religiose" che permisero le crociate, il rogo delle streghe o la demonizzazione dei mancini.
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