Provita reinterpreta una sentenza per sostenere che i giudici approvino la discriminazione basata su fantomatiche convinzioni religiose



Se alla biglietteria della stazione un impiegato rifiutasse di vendere un documento di viaggio a Toni Brandi perché lo reputa un integralista violento che danneggia la collettività, siamo certi che non protesterebbe? Potremmo mettere la mano sul fuoco sul fatto che accetterebbe quella presa di posizione come una lecita libertà di pensiero? Probabilmente no, eppure non pare esitare un solo minuto nel sostenere che sia «una buona notizia» il fatto che ai gay vengono inflitte simili discriminazioni. Il tutto in un quadro che ricorda troppo da vicino il fascismo e il nazismo, quando c'era chi tollerava e promuoveva l'idea che chi si riteneva "ariano" dovesse poter vietare l'ingresso nei negozi agli ebrei.
Con la solita ferocia e il solito uso di un linguaggio diffamatorio, l'organizzazione politica di estrema destra ha pubblicato un articolo dal titolo "La Buona Notizia. La Gaystapo sconfitta nel Kentucky". Scrivono:

Quando un Tribunale dà ragione a un libero cittadino che esercita la sua libertà di coscienza, e dà torto alla Gaystapo, è davvero una Buona Notizia. Blaine Adamson era stato citato in giudizio per aver rifiutato di stampare le magliette che gli erano state commissionate in occasione di un gaypride negli Stati Uniti.
Venerdì scorso, una corte d’appello nel Kentucky ha deciso: non c’entra l’omofobia o la discriminazione degli orientamenti sessuali, è un caso di libertà di coscienza e di religione.
Gli avvocati di Alliance Defending Freedom hanno fatto un ottimo lavoro: si è creato un precedente importante per tutti i professionisti che possono e devono lavorare per tutte le persone, ma non possono e non devono promuovere tutti i messaggi.

Pare inutile ricordare che la Alliance Defending Freedom è l'organizzazione statunitense di estrema destra a cui appartiene anche Gianfranco Amato, in quel clima in cui è sempre lo stesso manipolo di integralisti ad adoperarsi per cercare di danneggiare la vita id milioni di persone sulla base della loro convenienza politica.
Ma ben più grave è come l'organizzazione auspichi che i gay possano essere universalmente ritenuti inferiori alla supremazia ariana che Brandi sostiene sia identificabile nei suoi pruriti sessuali (da lui elevati ad un qualcosa che dovrebbe determinare maggiori diritti civili) sino a spingersi nell'asserire:

In Irlanda del Nord, i proprietari cristiani della Ashers Baking Company sono stati citati in giudizio per aver rifiutato un ordine per una torta con un messaggio pro matrimonio gay. La Corte Suprema del Regno Unito si pronuncerà nel prossimo ottobre 2017. Viste le condanne che finora sono fioccate su pasticceri, fiorai ed altri artigiani a causa della pressione della Gaystapo, speriamo anche in questo caso di dare una Buona Notizia.

Insomma, lui vuoi che ai gay possano essere negati beni e servizi anche se pare poco plausibile che sarebbe disposto ad accettare le medesime limitazioni. Ma si sa, discriminare il prossimo è facile, soprattutto se si hanno proseliti che paiono più interessati a veder legittimati i propri pregiudizi piuttosto che a cercare una coerenza nei proclami di chi sta sfruttando le loro paure per ottenere potere politico.
In fondo ogni singolo giorno Brandi si sveglia e passa la sua giornata a cercare di diffondere paura contro un preciso gruppo sociale, spesso senza curarsi delle più basilari regole di etica e di morale. E quando le sue vittime vengono costantemente bombardate da una propaganda d'odio, non c'è da stupirsi se sarebbero pronti a votare quel Trumpo che Provita santifica o quel Putin a cui Brandi vorrebbe fosse svenduta l'Italia.

Interessante è anche notare come la notizia riferita da Brandi non sia del tutto veritiera, dato che basta leggere la sentenza per osservare che i giudici hanno semplicemente rilevato che non ci sia alcuna prova sul fatto che il tipografo "abbia rifiutato il pieno e uguale accesso a beni, servizi, impianti, privilegi, vantaggi e alloggi offerti a tutti gli altri in virtù di un orientamento sessuale specifico o identità di genere". Sostenere che i giudici abbiano approvato la discriminazione è dunque un assunto dell'organizzazione politica, ma di fatto il giudice ha semplicemente basato la sua assoluzione sull'assenza di prove dirette.
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