Pur di accaparrarsi una poltrona, Adinolfi pare pronto a proporsi come massima espressione dell'odio



Mario Adinolfi crede che le minoranze non abbiano diritti datoc he una legge sarebbe giusta in proporzione a quante persone ne usufruiscano. Una teoria che lo dovrebbe portare a sostenere che se la maggioranza dei lavoratori ha un contratto regolare, allora a nessuno deve importare di chi è ridotto in schiavitù. Oppure che se ci sono migliaia di malviventi, allora avrebbe senso depenalizzare i crimini commessi dato che a beneficiare sarebbero in tanti.
Ovviamente, però, il suo suo bersaglio restano quei gay che lui non vuole lasciare in pace e che risultano costantemente oggetto delle sue violente invettive. E quella stessa persona che sbraitava come un indemoniato strillando che i gay avrebbero devastato le casse dell'Imps con le loro reversibilità, ora scrive:

Non capisco lo stupore di Repubblica: è ovvio che le unioni civili siano un flop, è una legge pensata da una piccola lobby per un segmento minimo della popolazione e noi lo abbiamo sempre spiegato. Nonostante tutta la propaganda e gli attacchi continui alla famiglia naturale, l'Istat non può mentire: gli italiani eterosessuali che vivono nel matrimonio sono 29.168.000, allevano più di 15 milioni di figli ancora in famiglia e ci sono quasi 5 milioni di vedovi e vedove. Questa è l'Italia. Poi ci sono 7.513 coppie omosessuali conviventi, di cui 2.800 unite civilmente.

Insomma, l'integralista pare un disco rotto capace solo di ripetere ad oltranza le stesse teorie, peraltro basate su una sistematica rielaborazione dei dati a proprio uso e consumo. Il tutto secondo proclami violenti che non solo istigano all'odio, ma rinnegano quella Costituzione che sancisce come ogni cittadino abbia pari dignità e che il proclamarsi parte di una qualche maggioranza non conferisca alcun diritto a qualsivoglia privilegio.
Ma è sempre ricorrendo alla strumentalizzazione come mezzo di auto-proporzione ideologica a spingerlo a vomitare vomitare ulteriore odio anche contro chiunque osa mettere in dubbio la sua leadership politica all'interno del fronte omofobo. Seminando zizzania come se non ci fosse un domani, è con la sua solita violenza che l'integralista aggiunge:

La questione intollerabile qui è Enrico Costa che ha avuto la faccia di mettersi sottobraccio al mio amico Massimo Gandolfini per farsi due ore prima del Circo Massimo la foto in cui con Angelino Alfano giuravano di difendere le istanze del Family Day, salvo vendersi venti giorni dopo votando la fiducia alla legge Cirinnà e oggi addirittura difendendola su Repubblica dall'accusa di flop. Ecco, con politici "cattolici" così mai più neanche un caffè, con questi traditori che sui principi non negoziabili hanno aperto un negozio per venderli per quindici denari mai più neanche una stretta di mano.

Insomma, Adinolfi ci viene a dire che chi non la pensa come lui è contro Dio, forse perché lui si crede Dio. O forse crede che lui sarebbe migliore di Dio dato che non avremmo mai permesso l'esistenza dell'omosessualità o di qualunque differenza, ambendo ad una popolazione di piccoli balilla che marcino all'unisona sotto il suo volere. In fondo non pare un caso se la sua intera esistenza si basa sull'attribuire alla religione qualunque suo odio, che si tratti di omofobia, xenofobia, sessismo o razzismo.

Se per Adinolfi l'odio è un principio non negoziabile che deve servire a costruire muri e negare il civile dialogo, ci sarebbe da chiedersi se qualcuno non abbia manomesso la coppia della Bibbia che lui ama citate come arma di offesa, ma che poi rinnega nella sua strenua promozione di demoniaci distinguo di stampo fascista. Perché di certo l'essere "cattolico" non significa credersi parte di una nuova razza ariana incaricata di limitare la vita altrui, dato che lo stesso Gesù invitava a seguirlo senza mai essersi permesso di imporsi così come qualche arrampicatore sociale vorrebbe fare nel suo nome.
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