Secondo Famiglia Cristiana, la masturbazione è lecita solo se prescritta da un prete



La sessualità vissuta come un'ossessione peccaminosa è ciò che spesso porta l'integralismo cattolico a ragionamenti al limite del tragicomico. Dinnanzi alla lettera in cui un uomo chiedeva se poteva masturbarsi dopo la morte della moglie, il teologo di Famiglia Cristiana afferma:

Se pensiamo l’ esercizio della sessualità come fattore di unione e di creazione di vita, la masturbazione non è fonte né di unione, né di vita. Permette solo una piacevolezza solitaria e non contribuisce alla crescita della persona nella sua dimensione personale e sociale.

Un ragionamento che dovrebbe portarli a sostenere che la funzione unitiva del sesso sarebbe auspicabile per le coppie gay, ma purtroppo sappiamo come la loro omofobia prediliga condanne morali a tutto campo contro chiunque non faccia sesso secondo le indicazioni di un prete. Ed infatti il teologo si affretta a sostenere che sia necessario chiedere l'al'autorl'autorizzazione ad un prete anche per la masturbazione. Dice il sacerdote:

Però ci sono condizioni di vita che rendono meno grave quello che è oggettivamente grave. Chi per tanti anni è vissuto in coppia e si è servito del gesto dell’ intimità per crescere nella comunione e si trova ora senza partner, continua a sentire il desiderio di quel gesto così importante e il testo conciliare Gaudium et spes riconosce che, quando viene a mancare, crea non piccoli problemi. Questo elemento, con altri che si creano nello stato vedovile, va preso in considerazione nella valutazione del gesto. Non si può dare un giudizio generale, perché le circostanze variano da caso a caso, ma la prudenza consiglia di esaminare la situazione in un colloquio personale con il proprio confessore abituale.

Insomma, ci si può masturbare solo se un prete decide che tale atto sia legittimo. Il tutto promuovendo regole e dogmi che mirano essenzialmente a sostenere che a decidere della propria vita debba essere la curia.
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