A Toni Brandi piace «la fica»



Prosegue senza sosta e in tutta la sua inumana ferocia la campagna d'odio ordita dall'organizzazione politica di estrema destra "Provita onlus". Un gruppo di promozione all'odio nato sotto l'alta di Forza Nuova, coordinata dal figlio del presidente di Forza Nuova e presieduta da un imprenditore romano che passa le sue giornate a sbraitare che lui esige di essere considerato parte di una nuova razza arian ain virtù di quanto gli piace «la fica».
La citazione è testuale, dato che è proprio il sedicente gruppo cattolico tesse le lodi «alla fica» in un articolo dal titolo "La Gaystapo si arrabbia se dici W LA FICA".

Ancora una volta l'organizzazione dell'imprenditore Toni Brandi ricorre al terrorismo psicologico nell'usare il termine «gaystapo», un neologismo coniato da Forza Nuova che ricorre con criminale puntualità nella quasi totalità dei loro proclami di istigazione all'odio, magari portandoli pure a lamentarsi che dei gay abbiano osato ricorrere alla giustizia ordinaria dinnanzi alle infamanti accuse lanciate dagli aderenti alla loro lobby. Evidentemente Brandi ritiene che le denunci non debbano poter essere presentate per chiedere giustizia ma solo come mezzo a loro riservato per cercare di ridurre al silenzio ogni dissenso (si pensi anche solo alle denunce archiviata dalla procura con cui Brandi cercò di causare problemi economici a tutti quei professori che avessero osato promuovere la tolleranza). E dato che la ferocia politica di Brandi va a braccetto con un suo abuso della credenza religiosa, ecco che l'organizzazione invitava i suoi miliziani a pregare per l'autore delle gravi diffamazioni, in quel costante uso della preghiera come strumento di offesa.

Tornando all'articolo dedicato alla "cristiana" santificazione della "fica" quale oggetto che dovrebbe conferire valore sociale e giuridico all'origine delle erezioni di Brandi, la sua organizzazione politica (finanziata con soldi pubblici) scrive:

La Gaystapo ha mandato i Carabinieri a casa di un noto imprenditore di Latina. La sua colpa: ha esposto uno striscione fuori dalla finestra, in occasione del Gaypride di ieri, in cui inneggiava al noto frutto dell’albero di fichi, declinato al femminile.
L’autore dello striscione ha scritto un’espressione piuttosto volgare, è vero. La Gaystapo non gradisce la volgarità, probabilmente. Il tipo si è giustificato dicendo che lui voleva esprimere il suo orientamento sessuale in pubblico, così come fanno i partecipanti alla manifestazione colorata dell’orgoglio gay. Ma la Gaystapo, quando si tratta di pubblico decoro, non sente ragioni: solo il gaypride assicura un’espressione sobria ed educata dei gusti sessuali degli individui che vi partecipano.
Insomma, insiste l’autore dello striscione, come ha diritto di esprimersi, appunto, l’orgoglio gay, in modo non sempre del tutto scevro da volgarità, così lui ha voluto esprimere il suo orgoglio etero. Ma ovviamente la Gaystapo manca di ironia, non ama la goliardia e non ama neanche la fxxx: i carabinieri hanno bussato a casa del signore in questione e lo striscione è stato rimosso.
Su internet, le varie testate come Latina 24 Ore, che hanno riportato la vicenda hanno anche pubblicato la giustificazione dell’autore del gesto che, regnante la Gaystapo, è da considerare quanto meno insano.

Chissà se Brandi averebbe parlato di «goliardia» o di libertà di espressione se qualcuno avesse affisso uno striscione con una qualche bestemmia contro il passaggio della marcia integralista di di Roma (quella in cui rosari e crocefissi vengono branditi a sostegno dell'ultradestra) o se si sarebbe messo a sbraitare istericamente. Viste le sue isteriche reazioni dinnanzi a chiunque osi parlare della Madonna in una chiave di promozione all'odio e non come un'effige utile solo a promuovere l'odio l'intolleranza in una strenua santificazione della passione per «la fica» e un profondo odio per chi è nato nelle stesse terre di Gesù (non a caso Brandi raffigura Gesù come un europeo dato che un Dio extracomunitario non sarebbe gradito a chi lo cita come legittimazione al razzismo e alla xenofobia)-

Ed è sempre sostenendo che l'offesa e l'insulto contro una minoranza dovrebbe essere inestesa come una "libertà" per gtli inetegralisti, l'organizzazione politica di Brandi conclude:

Certo. Oggi è la Gaystapo che vigila e garantisce le libertà. E la concezione di libertà della Gaystapo è piuttosto a senso unico…

In fono che cosa vogliono i gay: Brandi è stato molto chiaro nel dire che lui esige sia vitato loro di esistere e nel dirsi cero che la sua pretesa debba avere pari dignità... un po' come se si sostenesse che un ebreo bruciato nei forni non aveva alcun diritto di lamentarsi perché avrebbe leso la "libertà" del nazista che lo voleva morto. Magari Brandi si sarebbe lamentato che le anche richieste di chi veniva sterminato fossero a senso unico contro chi li sterminava.

Ed immancabili sono anche quegli insulti gratuiti che Brandi riserva ai Pride, parte irrinunciabile della sua strenua promozione dell'intolleranza contro tutte quelle persone che lui cerca di dipingere con modalità diffamatorie non dissimili da quelle che i nazisti usarono per creare odio contro gli ebrei. Tanto poi dirà che lui si sente tanto "cristiano", che la sua menzogna sia garantita dalla "libertà religiosa" e che la sua smodata passione per «la fica» gli conferisca il diritto di insultare il prossimo nel nome di quello che lui sostiene sia un dio omofobo, xenofobo e simpatizzante di chi fa i saluti romani alla presenza di un qualche prete.
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