Amato difende i plagi di Mirko De Carli: «A fare i puri si viene epurati. Siete codardi con la Bibbia in mano che si sentono i nuovi inquisitori»



Dopo l'addio del candidato di punta della Campagna (ora felicemente ricollocatosi nell'ultra-destra), da Bologna arriva una lettera aperta di alcuni ex militanti di Adinolfi che hanno deciso di abbandonare il suo partito perché si sono sentiti ingannati e raggirati. Senza mezze parole, affermano: «Ci siamo cristianamente sentiti in dovere di rendere pubblica la nostra esperienza al fine di evitare che altre persone vivano in buona fede un’esperienza simile alla nostra, mettendo a disposizione, tempo, denaro, relazioni pubbliche ecc., in questo movimento».

Dalla sua pagina Facebook, il gruppo racconta:

Da subito siamo rimasti molto affascinati dalla figura di Mirko de Carli. Sentirlo parlare era assolutamente musica per le nostre orecchie. Finalmente qualcuno che aveva il coraggio di diffondere un messaggio così determinato e radicale in politica. Per non parlare dei numerosi suoi articoli da cui si evidenziava una conoscenza veramente profonda su tantissimi argomenti.Da qui inizia la prima delusione. Infatti, quasi per caso, scopriamo che la maggior parte degli articoli che riportavano la firma di Mirko de Carli e regolarmente pubblicati su La Croce quotidiano e sul suo blog, altro non erano che una copia di articoli di altri autori. Più volte Mirko de Carli ha ricevuto i complimenti per questi articoli così ben fatti, senza che lui accennasse ovviamente al fatto che provenissero da altri autori.Questo comportamento ci ha molto deluso in quanto proveniente da chi si diceva parte di una nuova politica, eticamente corretta, la cui ispirazione è la dottrina sociale della Chiesa, moralmente legata ai valori cristiani, anzi più che legata con la pretesa di esserne coincidente. E’ chiaro che con queste premesse tale scoperta non è stata affatto piacevole.A questo si sono uniti altri elementi. Quasi nessuno, nonostante avesse pagato al PDF bologna la quota associativa al partito, ha mai ricevuto una tessera e nonostante le numerose richieste, si è sempre ricevuto risposte evasive. A questo punto ci siamo anche chiesti dove sarebbero finite e come sarebbero state utilizzate, le numerose offerte al partito che nelle varie conferenze, Mirko de Carli o chi per lui, raccoglieva (ad oggi, nonostante le numerose richieste non abbiamo mai ricevuto una rendicontazione delle spese elettorali nei dettagli).Altro fatto che ci ha lasciati assai perplessi è stato in occasione del triste evento del terremoto: per poche ore è comparsa su facebook una richiesta, da parte di Mirko dei Carli, di donazioni alle vittime del terremoto con un link che riportava direttamente alla pagina usualmente dedicata alla racconta delle donazioni alla sua attività. Tale riferimento è stato prontamente rimosso dopo che qualcuno lo aveva scoperto e l’ha immediatamente evidenziato su Facebook.

Tutte le affermazioni che vengono documentate con screenshot (per comodità qui raccolte in un pdf) che mostrano come il plagio degli articoli (tratti dai giornali leghisti, dal Foglio o da chiunque condividesse la sua ideologia basata su disprezzo di qualunque cultura, idea od opinione che non fosse la propria) fosse stato commesso in maniera letterale, integrale e in un'aria da reato penale.
Anche riguardo alla storia del terremoto dove De Carli invitava a dare dei soldi a lui promettendo poi che lui avrebbe provveduto a darli chissà chi, c'è uno screenshot e pare doveroso osservare come a suggerire di non fidarsi del candidato fiorentino sia stata la community del giornale di Adinolfi.

Tornando al comunicato, il gruppo di delusi da Adinolfi spiega:

Alla luce di questi eventi, a nostro avviso tutti poco trasparenti, ci siamo sentiti in dovere di parlarne con i vertici del PDF e della Croce in modo che si potesse affrontare la cosa “in casa”. Gianfranco Amato, Mario Adinolfi e il caporedattore della Croce sono entrati a conoscenza di questi eventi. Amato ed il caporedattore hanno definito queste cose come molto gravi, ma a distanza di mesi nulla era cambiato, nonostante Mirko De Carli in qualche modo, fosse venuto a conoscenza che avevamo scoperto queste cose. Nonostante questo continuò a plagiare articoli, ostentando una sicurezza per noi preoccupante.Abbiamo compreso il motivo di questa sicurezza quando alcuni di noi, dopo tantissima fatica, ebbero un confronto diretto con Mario Adinolfi in occasione della festa della Croce quotidiano a Bologna. Fino ad allora Adinolfi evitò inspiegabilmente un confronto con noi, nonostante fosse venuto conoscenza delle argomentazioni.Da questo confronto Adinolfi giustificò ampiamente il comportamento di Mirko De Carli concludendo che la politica funziona così e che siamo tutti peccatori. Al contrario ne esaltò la sua bravura per aver portato quasi 300 persone alla prima festa nazionale della Croce quotidiano. Inoltre ci invitò a creare una linea del PDF Bologna parallela a quella già esistente di De Carli per portare altra gente alla causa. Tutto è utile alla causa.

Da notare è come si tratti di quello stesso Adinolfi che da mesi attacca la ministra Fedeli perché nel suo curriculum c'era un errore. Evidentemente la prassi del divorziato che vuole vietare il divorzio altrui continua a basarsi sul sostenere che lui debba poter fare qualunque cosa gli passi per la sua perversa mente mentre attacca il prossimo accusandolo di ciò che lui è il primo a fare. Ma lui evidentemente crede di poterlo fare perché ormai è da 17 anni che sta cercando di ottenere una poltrona  e dopo tutte le porcate che sta facendo in questo periodo è difficile possa tentare di riciclarsi come fece quando con il suo "The Week" si accorse che nessuno aderì alla sua crociata contro gli anziani (tempi in cui cercava voti dicendo di volere il matrimonio egualitario per i gay).
E in fondo perché mai la legge e il rispetto delle regole dovrebbero interessare a chi sogna di essere lui la legge e di essere lui a poter dispensare divieti validi solo per gli altri? Una tesi che pare uscire anche dai suoi ex-seguaci, i quali aggiungono:

Ovviamente dopo questo incontro abbiamo avuto la certezza (e l’ennesima delusione, stavolta in scala maggiore) che il problema non fosse De Carli, ma proprio come il partito PDF è stato pensato dai vertici. Il fine è la cosa fondamentale, il come arrivarci conta il giusto. Il Vangelo e la dottrina insegnano questo?Allora cosa cambia rispetto agli altri partiti? Se nel piccolo funziona così come potrà funzionare nel grande? Il fine nobile è sufficiente per condurre la buona battaglia?Che siamo tutti peccatori è un dato di fatto, ma di fronte alla correzione fraterna non siamo chiamati a modificare la nostra condotta, ad assumerci le eventuali conseguenza del nostro peccato ed a ripararne gli effetti?

Ad accusare i vertici del partito di una gestione dittatoriale basata solo sulla simpatia che si suscitava in Adinolfi o in Amato fu anche Luigi Mercogliano. E quanto tutti raccontano la stessa cosa, un fondo di verità deve pur esserci.

Tra i commenti lasciati al post, troviamo anche gli interventi di Massimiliano Amato, il fratello di Gianfranco Amato nonché legale proprietario dei suoi siti e del conto corrente in cui l'avvocato invita i suoi proseliti a versare denaro. L'uomo scrive: «Chi siamo, quanti siamo: 4, forse 5 persone massimo, codardi che si celano nell'anonimato. Perché questa pagina: pura invidia per il successo del Popolo della Famiglia. La storia: ridicole accuse ad un ragazzo che si sta impegnando per far crescere un movimento politico nuovo e atteso. Dovreste vergognarvi per quello che state facendo...».
Poi, dinnanzi a chi gli fa notare che le accuse del reato penale di plagio sono ben documentate, Amato sbotta: «Ma quali fatti? Per 4 articoli copiati su centinaia scritti ma di che parliamo. Accuse pretestuose e calunniose, parliamo dei soldi, qualche decina di euro? E dove sono le prove. Siete ridicoli! Ma per chi votate voi duri e puri? Per la Lega di Bossi e dei suoi figli? Per La Russa? Per il Berlusca? Ma per favore... A fare i puri si viene epurati perché c'è sempre uno più puro di voi!».
La conversazione diventa poi sempre più tragicomica con un Amato che replica a chi fa notare che rubare è comunque rubare, dicendo: «Se esci senza pagare dal ristorante rubi e danneggi il ristoratore e ti denunciano se scrivi per un giornale (gratuitamente) e magari al trecentesimo articolo che scrivi sei stanco e riporti l'articolo di un altro che rispecchia il tuo pensiero sicuramente sbagli può darsi che vieni ripreso dal caporedattore e tutto finisce lì perché non c'è nulla di grave altra cosa e fai bene ad evitare di parlarne, sono le denunce e i processi in corso per i capi della Lega, di La Russa, di Berlusconi e di tutti gli intrallazzatori di Forza Italia a tutti i livelli che però meritano il vostro voto perché sono il "il centrodestra"».
Insomma, se commetti reato non c'è nulla di grave e nell'omofobo mondo di Adinolfi prendere il lavoro di qualcuno, cancellare il suo nome e prendersene i meriti è una cosa da nulla.
La surreale conversazione è poi proseguita (qui la trovate riportata integralmente) e si chiude con un Amato (ossia il fratello di quello che dice di aver visto la Madonna e che parla costantemente «dell'opera del cornuto» in un chiaro riferimento a Satana) che scrive: «"Scendere a patti con l'ingannatore?" "Appartiene a Cristo?" Ma di che parli? Sei partita con la calunnia a Mirko perché avrebbe copiato qualche articolo e finisci con frasi da invasata religiosa? Riposati e prega di più».

Amato torna poi alla carica con un secondo messaggio in cui aggiunge: «Entriamo nel merito di questi fantomatici accusatori. Scrivono "la maggior parte degli articoli sono copiati" allora siccome l'italiano non è un'opinione e sappiamo che Mirko ha scritto centinaia di articoli in questi anni per La Croce (gratuitamente) 8 o 10 copiati non è la maggior parte. Il Caporedattore l'avrà scrollato e tutto è finito lì. Sui soldi la questione è chiara e semplice: se io affido dei soldi per la "causa" ad un partito che sostengo e quei soldi non arrivano a destinazione chi è il danneggiato? La persona che ha fatto una liberalità o il partito che non ha ricevuto i denari? Ma se il partito sostiene di averli ricevuti allora il problema è di infantilismo di chi li ha dati: "ti regalo la caramella" ed il giorno dopo "ridimmela perché non mi sei più simpatico". Ti rendi conto che stiamo parlando di niente? Stiamo dando fin troppo spazio a questi codardi con la Bibbia in mano che si sentono i nuovi inquisitori ma che hanno un unico scopo: danneggiare il PdF e i suoi leader per portare avanti il progetto politico e personale di qualcun altro».
Al di là che i soldi erano per i terremotati e non per il partito, evidente è che il truffato sia chi è stato raggirato e ha dato dei soldi che non sono stati investiti per ciò che era stato promesso. Non è vero che non ci sia truffa nel chiedere soldi per qualcosa per poi spenderlo in maniera diversa (e fa rabbrividire che a sostenerlo sia il cassiere dei Giuristi per la Vita, motivo per cui sarebbe interessante sapere se la sua teoria venga applicata anche ai soldi che lui gestisce). Perplessità possono essere facilmente espresse anche riguardo al fatto che 11 prove di plagi non indicano che i restanti non lo siano, ma sono una base di prova per sostenere che non si sia trattato di uno sporadico errore (la domanda vera è perché siano stati pubblicati a suo nome al posto di chiedere il permesso di riproporli citando la fonte!).
Ma la risposta del gruppo ad Amato è forse la migliore, ricordandogli che forse dovrebbe mettersi d'accordo con il fratello dato che Gianfranco Amato fa propaganda elettorale spergiurando che «lo stile di vita del politico impegnato nel Popolo della Famiglia deve essere ispirato alla sobrietà, alla temperanza, all'autodisciplina, all'onore, al decoro, alla lealtà, alla giustizia, all'imparzialità, alla correttezza, alla buonafede, alla freschezza, alla diligenza, alla serietà nell'impegno, all'onestà e all'integralità morale sul piano personale e pubblico».
Evidentemente anche queste sono solo promesse elettorale, buone ad ingannare gli elettori ma solo parole quando si passa ai fatti e c'è la possibilità di ottenere profitto senza sforzo e senza alcun rispetto delle leggi e delle regole civili.
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