Facebook sospende anche il profilo del caporedattore di Adinolfi



Dopo l'ennesima sospensione del profilo di Mario Adinolfi decisa da Facebook e dopo che la medesima sorte è toccata anche alla seconda pagina creata dall'integralista per aggirare le regole del social network, anche la pagina del suo caporedattore (nonché candidato politico del suo partito) è stata sospesa.
A darne l'annuncio è una delle sue seguaci, una di quelle personcine a modo che con i toni e la pacatezza tipica del loro partito si dice certa che Dio ucciderà i giudici di Strasburgo che hanno osato emettere una sentenza a lei sgradita. Lei non tollera si possa risparmiare un'inutile e doloroso prolungamento dell'agonia ad un neonato dato che lei lo preferirebbe condannato a restare attaccato a macchinari che non possano minimamente curarlo, ma possano solo negargli quella morte dignitosa che la natura gli avrebbe già concesso.
In quella costante abitudine che porta tutta questa gente a pontificare dal pulpito su tutto e contro tutti, la donna dice che la Cedu sarebbe «un tribunale iniquo» esattamente come lei ritiene iniqua l'inchiesta che riguarda quella Silvana De Mari o come «iniqua» sarebbe la decisione di sospendere il suo Giovanni Marcotullio.
Nella sua lettera, il caporedattore de "La Croce" sostiene infatti che il la sua sospensione non dipenda da ciò che lui ha scritto, ma sia tutta colpa di chi «mi ha segnalato a ripetizione per una sciocchezza che sta solo nella sua testa» e che «i giudici iniqui di Facebook, come per la vedova importuna, hanno creduto di levarselo dai piedi accontentandolo».

A sostenerlo è un tale che dalla sua pagina Facebook si era spinto sino a sostenere che l'omosessualità fosse più grave dell'omicidio, così come dal suo blog appare è apparso promuove l'intolleranza attraverso fantomatiche lettere di fantomatici ex-gay che, dinnanzi ad un pubblico di soli omofobi, fingono di volersi rivolgere ai gay nel rivelare loro la "verità rivelata" su come il matrimonio non potrà mai dare loro la felicità dato che quello deve necessariamente essere ritenuto un diritto riservato a quella nuova "razza ariana" che Adinolfi teorizza debba essere basata su quella che Provita onlus definisce come una profonda e cristiana passione per «la fica».
Nonostante in quel testo non si parli apertamente di quelle "terapie riparative" che Gianfranco Amato e Mario Adinolfi sono soliti promuovere nei loro convegni politici, emerge tutta l'ipocrisia di un gruppo che pretende sia imposta una dolorosa ed innaturale agonia ad un neonato (che in natura sarebbe potuto morire in dignità) mentre contemporaneamente si promuovono teorie prive di qualunque scientificità che rischiano solo di portare al suicidio degli adolescenti che avrebbero potuto avere una vita pena e felice se so.lo non si fossero dovuti scontrare con il loro odio e la loro intolleranza.
Potranno anche dire che tutti gli altri siano iniqui nel non riconoscere nel loro pensiero unico una verità assoluta che deve essere imposta agli altri, ma di fatto siamo dinnanzi ad una chiara forma di fanatismo di persone che sfruttano Dio per giocare a sostituirsi a lui nel pretendere di decidere a chi debba essere imposta la vita e a chi debba essere strappata via.
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