Facebook sospende nuovamente Adinolfi



Ancora una volta Facebook ha deciso di sospendere l'account dell'integralismo Mario Adinolfi, ancora una volta come diretta conseguenza dei violenti proclami che il fondamentalista è solito pubblicare contro chiunque osi dissentire dal suo pensiero unico. Ed è così che lo ritroviamo ancora una volta a confondere il bullismo con la libertà d'opinione, in un'ottica in cui lui sostiene che la sua convenienza politica debba legittimarlo a poter vomitare odio contro il prossimo nella più totale impunità.
Peccato che queste rivendicazioni non sono a costo zero perché, se è vero che è sempre facile cercare profitto mentre si danneggia la vita altrui, sarebbe interessante sapere se Adinolfi sarebbe altrettanto pronto a prendere le difese di un gruppo di adolescenti che dovesse bersagliare con il cyberbullismo sua figlia sino a spingerla alla morte... probabilmente in quel caso non sarebbe così propenso a sostenere che tutto è una "opinione" dato che a rimetterci non sarebbero gli altri.

Non meno grave è il messaggio con cui Adinolfi ha cercato di tramutare in profitto la giusta punizione ai suoi proclami d'odio, promettendo che lui garantirà ai suoi seguaci di poter bullizzare e perseguitare chiunque vorranno grazie alla sua opera di demolizione dei diritti costituzionali a beneficio di un integralismo dove possa bastare citare Dio invano per poter creare odio contro il prossimo. Scrive:

Rieccoci qui, di nuovo bloccati da Facebook, stavolta con un lavoro certosino fatto dai nostri avversari. Hanno puntato un post sulla giornata contro l’omofobia del 17 maggio scorso, in cui scrivevo che i veri discriminati siamo noi e che ormai la lobby lgbt è espressione di potere. Non lo hanno segnalato subito, hanno aspettato che fossimo nella volata finale della campagna elettorale. Poi hanno agito. Facebook ha rimosso il post e mi ha comminato trenta giorni di sospensione. Il precedente è gravissimo e mina qualsiasi credibilità di questa piattaforma. Non sono abituato alla lamentela, ma stavolta faremo sentire le nostre ragioni a tutti i livelli, perché sono state lese prerogative costituzionali di libertà d’espressione del presidente di un movimento politico in piena campagna elettorale, con un mezzo pretestuoso e senza che alcuna offesa gli potesse essere addebitata. Paghiamo come sempre a causa di un’opinione.

Adinolfi sostiene dunque che il suo aver fondato una setta d'odio candidata alla elezioni debba esimerlo dal rispettare le regole previste per chiunque altro. Il suo voler giocare a fare il politico varrebbe dunque come una esenzione dalle regole civili, in ambizioni che paiono assomigliare più ad un regime che ad una democrazia.
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