Gianfrano Amato e il suo esplicito invito all'illegalità: «Non è vero che bisogna rispettare le leggi»



Torniamo ad occuparci delel dichiarazioni rilasciate da Gianfranco Amato nel corso dell'intervista di Chuck Hall trasmessa dalla TBN
Scomodando Agamennone e Cicerone che l'integralista si è lanciato nell'affermare che lui sa con esattezza di essere nel giusto perché «l'uomo, per come è stato creato da Dio, ha dentro di sé, in quella che noi chiamiamo coscienza, la capacità di distinguere il bene dal male». Belle parole ma che non rispondono ad una semplice considerazione: ammesso e non concesso che la sua ferocia omofoba siano frutto della sua coscienza, perché mai si dovrebbe ritenere che le sue sensazioni debbano prevalere sulla coscienza di tutte quelle persone che reputano che siano la tolleranza e i diritti civili il vero bene?
Ma è sulla base di quella sua certezze che Gianfranco Amato parte nella tangente in un invito all'illegalità. Paragonandosi a Rosa Parks e sostenendo che la sua volontà di imporre leggi che limitino la libertà altrui sia paragonabile a quando la donna si rifiutò di accettare le leggi razziste che la costringevano a sedersi sul retro dell'autobus. Un esempio che pare dimostrare anche una certa confusione mentale, dato che solo cinque minuti prima era lui a bollare come «satanico» il politically correct e a sostenere che la coscienza del più prepotente debba poter essere imposta agli altri. Dunque perché mai un razzista dell'Alabama non doveva sentirsi nel diritto di rivendicare il "diritto" di sedere davanti perché bianco e sedicente cristiano?
Una contraddizione non pare interessargli, dato che il suo vero obiettivo era quello di sostenere che sia giusto violare le leggi che non si condividono.
Per inciso andrebbe notato che la Parks è finita in carcere mentre lui vorrebbe fantomatiche «obiezioni di coscienza» che rendano la legge facoltativa per chi si dice cristiano.
Il suo affondo inizia con il suo sostenere che «esistono leggi di Dio e leggi degli uomini. San Paolo dice che prima bisogna obbedire alle leggi di Dio e poi eventualmente a quelle degli uomini. E se quelle degli uomini contraddicono quelle di Dio, non dovete obbedire».
Ma il problema è sempre quello: chi mai dovrebbe stabilire queste fantomatiche leggi divine? Nella sua introduzione Gianfranco Amato si professava un mezzo con cui Dio parla agli uomini, dovremmo dunque desumere che voglia essere lui a poter decidere quali fantomatiche norme debbano essere ritenute divine e possano prevalere sulle leggi della Repubblica Italiana?

La rivendicazione non è di poco conto dato che esistono stati in cui viene applicata quelal teoria. La sharia né è un'emanazione e lo stesso Isis sostiene di voler semplicemente applicare delle presunte leggi divine che dovrebbero far prevalere su quelle terrene.
Ma non solo. La sua teoria pare incompatibile anche con la professione di avvocato dato che il giuramento solenne previsto dall'articolo 8 della legge 247 prevede che lui si impegni ad agire «nelle forme e secondo i princìpi del nostro ordinamento» e non secondo le legge e dei princìpi che ci si inventa dopo essersi premurati di attribuirli a Dio. Ed anche l'articolo 414 del vigente codice penale italiano non pare condividere la sua visione nel prevedere che «chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell'istigazione».
Il concetto viene più volte ribadito da Amato, ostentando tutta la sua omofobia dinnanzi al suo sostenere che non sia assolutamente vero che si debbano rispettare le leggi «anche se fosse il matrimonio omosessuale». Per la serie, se a lui non sta bene che qualcuno possa vivere una vita felice con la persona amata, lui esigo di poter danneggiare la sua esistenza attraverso atti illegali che violino i suoi diritti. Diritti si cui ovviamente Amato pienamente gode che probabilmente mai accetterebbe possano essere a lui negati.

Il discorso passa poi a rilanciare i soliti slogan dell'integralista, come il suo sostenere che quelli dei gay non siano reali diritti ma meri «desideri». Sostiene che sarebbe pericolosissimo permettere che «la pretesta che i desideri diventino diritti pubblici riconosciuti dalla società perché quel male e quel vizio lo propaghi a tutta la società». Praticamente quanto avrebbe detto un razzista dell'Alabama nel sostenere che sarebbe stato pericolosissimo riconoscere il «desiderio» di Rosa Parks di volersi sedere in luoghi che loro reputavano fossero un loro diritto. Dunque chi dovrebbe decidere che cosa è un desiderio e che cosa è un diritto? Evidentemente Amato sostiene che a deciderlo dovrebbe essere lui....
Sul finire della trasmissione si incappa in un vittimismo provocatorio che pare un insulto all'intelligenza. Paragonandosi ad Enzo Tortora, Amato spergiura che lui sia in vita solo grazie alla fede perché altrimenti sarebbe già morto di tumore a causa di ciò che dicono di lui. Sostiene che i quotidiani scrivano «cose false» sul suo conto e il che il leggere «cose che sai che sono false» logora quai poveri cristiani che indicano apertamente i gay come dei «nemici» a cui è necessario «dare fastidio». Peccato che ogni sua singola frase si adatterebbe benissimo alle vittime della sua persecuzione.
Chiunque ha la sfortuna di imbattersi nei suoi articoli, nei suoi comizi o a in quelle serate in cui si presenta insieme ai suoi amichetti per sostenere che i gay siano dei "malati" che possono essere "curati" o che si tratta di persone "omoerotiche" che non hanno alcuna sessualità, è evidente si sia dinnanzi ad affermazioni false che si sa siano false e che vengono buttate lì solo per alimentare l'odio nell'estrema destra neonazista. Lui crea slogan da dare in pasto ad integralisti famelici, certi che loro ne faranno uso per amplificare il suo costante tentativo di denigrare le vite, le famiglie e gli affetti di un intero gruppo sociale.

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