Il Consiglio Stato boccia il ricorso di Maroni: Regione Lombardia dovrà risare Englaro con 133 mila euro



Il Consiglio di Stato ha riconosciuto la sussistenza di un danno ed ha disposto un risarcimento che Regione Lombardia dovrà versare a Beppino Englaro per non essersi fatta carico del ricovero di Eluana Englaro in una struttura sanitaria pubblica. Il Consiglio di Stato ha dunque respinto l'appello della Regione presentato dal leghista Robero Naroni ed ha confermato la sentenza impugnata dopo la pronuncia del Tar, condannando nuovamente l'ente al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.
Secondo i giudici, la Regione «avrebbe dovuto, in ossequio ai principi di legalità, buon andamento, imparzialità e correttezza, indicare la struttura sanitaria dotata dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, tali da renderla "confacente" agli interventi e alle prestazioni strumentali all’esercizio della libertà costituzionale di rifiutare le cure» senza costringere il trasferimento in una struttura privata a Udine dove Eluana è morta il 9 febbraio 2009.
Il rifiuto fu un'azione prettanente politica da parte di partiti che da anni basano la propria campagna elettorale sulla pelle della gente. Non a caso ad opporsi ad una morte dignitosa della ragazza e alla fine della sua lunga agonia furono proprio quei politici che oggi non vogliono i matrimoni gay o lo ius soli.
I giudici hanno rilevato che il diritto di rifiutare le cure, riconosciuto ad Eluana Englaro dalla Corte di Cassazione e dalla Corte di appello di Milano, non era opinabile sulla base della propria convenienza lersonake ma «un diritto di libertà assoluto, efficace erga omnes. Pertanto, si tratta di una posizione giuridica che può essere fatta valere nei confronti di chiunque intrattenga il rapporto di cura con la persona, sia nell’ambito di strutture sanitarie pubbliche che di soggetti privati».
Ne consegue che Regione Lombardia, dopo 17 anni di cure a Eluana, era tenuta «a continuare a fornirle la propria prestazione sanitaria, anche se in modo diverso rispetto al passato, dando doverosa attuazione alla volontà espressa dalla stessa persona assistita, nell’esercizio del proprio diritto fondamentale all’autodeterminazione terapeutica».
Il danno causato da Regione Lombardia alla famiglia Englaro è stato quantificato in 132.965,78 euro, oltre accessori, di cui 12.965,78 a titolo di danno patrimoniale (oltre agli interessi legali dal momento dell’esborso e fino alla data di pubblicazione della sentenza) e di 120.000 a titolo di danno non patrimoniale con l’aggiunta di interessi e rivalutazione.
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