Il Corriere della Sera pala di «successo» e di «toni pacati» dinnanzi alla processione di preghiera contro i gay



Sostenere che i gay siano «contro natura» e pregare contro di loro sarebbe da intendersi come un qualcosa di leciti e dai «toni pacati». È quanto pare sostenere un inverosimile articolo pubblicato dal Corriere della Sera.
Il quotidiano milanese pare esaltare la manifestazione dell'ultra-destra, raccontandola con toni entusiastici come quelli fossero dei veri cristiani e lamentando come i gay siano da intendersi come i veri provocatori. Scrivono:

«La manifestazione è stata senz’altro un bel successo. Il Gay pride è una manifestazione che esalta il peccato e ad un peccato pubblico serve una riparazione pubblica: da 2000 anni è così nella Chiesa e anche noi nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare qualcosa». È il commento di don Luigi Moncalero, sacerdote trevigiano che ha promosso e condotto sabato mattina a Reggio Emilia la processione di preghiera «in riparazione» del «Remilia pride». Un evento, quello organizzato dal comitato di cattolici ortodossi intitolato alla Beata reggiana Giovanna Scopelli, a cui hanno aderito circa 350 persone e che si è svolto senza disordini.

E se pare difficile non osservare come le cifre sulla partecipazione proposte dal Corriere siano maggiori a qualunque altro organo di informazione, l'articolo si addentra in un paragrafo intitolato "Preghiere in latino, nessun incidente" in cui si afferma:

La processione di fedeli, pregando rigorosamente in latino e accompagnata da una decina di sacerdoti giunti da tutta Italia, ha percorso un breve tragitto nelle vie del centro storico senza però raggiungere piazza Prampolini, su cui affacciano il duomo e il municipio. Il luogo è stato vietato per ragioni di ordine pubblico, svolgendosi in contemporanea in Comune la celebrazione di due unioni civili.

Sostenuto che la piazza non sia stata raggiunta per colpa di gay cattivi che osavano unirsi civilmente contro il volere di chi pregava contro di loro (e non tanto perché la curia aveva negato loro l'uso del sagrato della chiesa), si passa ad lamentare che qualcuno avrebbe osato disturbare quei bravi cristiani che pregavano così pacatamente contro il loro prossimo:

Solo due i fuoriprogramma registrati: durante il tragitto è comparsa una maglietta con la scritta: «Alcune persone sono gay, fatevene una ragione». Al termine della preghiera invece un giovane è stato allontanato dagli agenti della Digos per aver gridato una bestemmia. I timori di tafferugli, innescati nei giorni scorsi dai toni accesi del dibattito sull'evento, sono di fatto stati fugati.

Poi, parlando come se le affermazioni degli organizzatori potessero essere presentate come verità rivelate, il quotidiano aggiunge:

Gli stessi organizzatori hanno del resto invitato in apertura della manifestazione i partecipanti a non rispondere ad eventuali provocazioni: «La nostra è una lotta con la preghiera - spiega Cristiano Lugli tra i portavoce «ufficiali» indicati dal comitato - ci hanno accusato di essere dei violenti, ma non vedo che violenza ci sia in una processione di gente venuta qui a pregare».

Ed ancora, nel paragrafo intitolato "Gay contro natura", il Corriere della Sera prosegue con l'asserire:

Insomma i toni sono pacati ma la condanna del gay pride è ferma: «Io sono un sacerdote e non parlo dal punto di vista psichiatrico o psicologico. Per me l'omossessualità è un disordine fortemente fustigato nelle Sacre scritture. Se uno legge l'Antico testamento -Maschio e femmina li creò- non ci sono scappatoie. Esaltare il peccato è invertire l'ordine della natura, cosa che tra l'altro porta all'estinizone», prosegue Don Moncalero. «Ciò detto noi preghiamo per tutti, anche per chi andrà al gay pride. Il primo scopo di un sacerdote è convertire i peccatori, se no cosa ci sta a fare. Ma essendo contro natura, come ho detto, non si può parlare di diritti».

Sminuita la presa di distanze della curia e dell'Ordine dei Carmelitani come una semplice «divisione delle gerarchie ecclesiastiche», l'articolo passa a proporre fantomatiche "argomentazioni" sul perché dovrebbe essere giusto ritenere i gay un gruppo sociale immeritevole di pari dignità:

A questo proposito, quando gli viene fatta notare l'apertura di Papa Francesco sui temi dell'omosessualità, Moncalero ribatte: «Distinguiamo sempre quella che è la persona da quella che è la funzione. Il Papa ha una funzione importantissima, più alto di lui non c'è nessuno. E quindi tutti i segni di rispetto vanno non alla sua persona ma alla sua funzione». Rispetto alla frase pronunciata dal pontefice, secondo cui «se una persona è gay ma cerca il Signore ed ha buona volontà chi sono io per giudicarlo», il portavoce del comitato Lugli taglia invece corto: «È una frase che ha creato molta ambiguità». Sulla stessa linea un fedele in trasferta da Napoli, Antonio I.: «Qui oggi è come se avessero fustigato Cristo una seconda volta. Papa Francesco è il mio Papa ma quella sua affermazione fa rabbrividire: l'omosessualità è uno dei quattro peccati che gridano vendetta, come insegna la storia di Sodoma e Gomorra».
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