La Rai invita Povia per parlare di gay che "guariscono" e di bambini "distrutti" dall'educazione al rispetto



Giuseppe Povia venne scaricato dalle case discografiche ed allontanato dalla televisione italiana dopo lo scandalo che lo vide intascarsi fondi che erano stati raccolti a favore dei bambini del Darfur. Eppure pare che il suo essersi messo al servizio di Gianfranco Amato abbia cambiato le cose: non solo i sedicenti cattolici lo hanno assolto da quelle colpe in virtù del suo essersi schierato contro i diritti di interi gruppi sociali, ma si è arrivato al punto da trovarlo inviato su Rai 1 con tanto di applausi sulle note di quella canzone con cui tentò di promuovere quelle fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità che hanno portato al suicidio numerosi adolescenti.
Fa pensare anche come il cantante si sia potuto auto-proclamare uno strenuo difensore dei bambini anche quando pare lecito domandarsi se i bambini del Darfur lo ritengano tale, così come fastidioso è che lo si sia messo nelle condizioni di fare propaganda integralista dall'emittente ammiraglia della tv di stato.
Povia non si è astenuto dal parlare di «quella teoria del gender della quale il papa ha parlato per più di quaranta volte ma poi tutti dicono che non esiste anche se distrugge l'identità ai bambini» o di sostenere che «i dati parlano» nel dire che «era meglio Berlusconi». Il tutto sottolineato da una conduttrice che si è permessa di sostenere che «il messaggio di un artista può piacere o non piacere», «non serve un contraltare» e «a me quel messaggio piace».
A chiudere il cerchio la stupida ironia di una padrona id casa che si è emessa a fare ironia sulla vita delle persone con il suo domandargli: «Ma giusto per capire, ma poi luca è tornato gay?». E tutto questo come introduzione alla canzone in cui Povia sostiene che i trattati internazionali annullino il diritto dell'italica patria di poter fare tutto ciò che vuole, spergiura che se tutti gli stati europei abbandonassero la moneta unica si annullerebbe e sentenzia che «è meglio una moneta sovrana che una moneta puttana».

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